
Attesa. Questa è stata la parola d’ordine di The Walking Dead sin dall’ormai lontano Gennaio 2010, quando la AMC ha annunciato di avere in cantiere la trasposizione televisiva dell’omonima graphic novel di Robert Kirkman. Attesa perché la qualità del fumetto in questione, uno dei migliori che abbia mai letto (e va bene, ne ho letti pochi in vita mia, ma l’ho adorato lo stesso. Sue me), è di quelle che ti fanno venir voglia di abbandonare qualunque cosa tu stia facendo nell’istante in cui metti le mani su un nuovo numero. Attesa perché i nomi coinvolti nel progetto sono di tutto rispetto, a partire dalla rete (AMC, forse quella che al momento ha il miglior rapporto qualità/quantità in materia di serie televisive, poche ma eccellenti), passando per lo showrunner (Frank Darabont,uno con una scheda su IMDB che parla per lui) e finendo con le musiche (composte per l’occasione da Bear McCreary, uno che ha contribuito alla riuscita di Battlestar Galactica tanto quanto Giacchino ha contribuito a quella di Lost) e gli effetti speciali (firmati Greg Nicotero, giusto una leggenda nel campo del cinema horror). Attesa perché si tratta un tema, quello degli zombie, mai veramente affrontato in televisione, se si esclude l’ottimo Dead Set un paio di anni fa e un pilot, Babylon Fields, scartato e mai trasmesso dalla CBS qualche anno prima. Attesa per una serie che ha fatto alzare il culo anche alle reti italiane, che si sono organizzate per mandarlo in onda praticamente in contemporanea con gli Stati Uniti. Attesa che poteva rivelarsi controproducente e creare aspettative eccessivamente elevate, paura che si è rivelata infondata, perché The Walking Dead è la serie horror che avete sempre sognato.
Innanzitutto, se non conoscete il fumetto, c’è una cosa che dovete sapere: The Walking Dead non è un fumetto sugli zombie. Intendiamoci, ci sono. Sono un pericolo costante. Ogni tanto saltano fuori all’improvviso e si mangiano qualcuno a caso, ma non sono loro i veri mostri della serie – o meglio, non lo sono tanto quanto le persone che sono sopravvissute. Come nella migliore tradizione Romeriana, gli zombie di Kirkman (e, si spera, anche quelli di Darabont) sono soltanto un pretesto per prendere un gruppo di personaggi e metterli in condizione di tirar fuori il peggio da sé stessi (e lo tirano fuori, oh se lo tirano fuori). The Walking Dead è la storia di un gruppo di persone che cerca di sopravvivere in un mondo dove le convenzioni sociali sono andate a farsi fottere, e dove ci sono anche gli zombie. La grandezza di quest’opera sta tutta lì, non nella quantità di sangue e viscere spiattellate sullo schermo, ma nell’uso della situazione paradossale in cui si trovano i protagonisti per dimostrare l’insita crudeltà ed egocentricità dell’essere umano, dimostrare che tutte le convenzioni sociali vengono abbandonate nell’istante in cui la società come noi la intendiamo cessa di esistere. Dimostrare che, in fondo, non siamo poi così diversi da quegli stessi zombie che ci minacciano. E’ quel tipo di analisi sociale che ha reso grandi i film di George Romero, e che è presente a pacchi anche nel fumetto di The Walking Dead.
La storia è di quelle semplici: Rick Grimes è lo sceriffo di un piccolo paese che finisce per qualche tempo in coma dopo uno scontro a fuoco con un delinquente, e che si risveglia in un ospedale abbandonato e devastato da non si sa cosa. Attingendo a piene mani da 28 giorni dopo (che a sua volta prendeva lo spunto del risveglio in ospedale da Il Giorno dei Trifidi di John Wyndham), Darabont usa il risveglio di Rick per introdurci nel mondo post-apocalittico e amplificarne l’impatto mostrandocelo attraverso i suoi occhi, facendolo attraversare con crescente orrore e confusione la città in cerca di moglie e figlio, incappando in morti che non sono davvero morti e segnali di distruzione e degrado ovunque. Durante le sue ricerche Rick incontra un uomo (Morgan, interpretato dal sempre ottimo Lennie James) che è riuscito a sopravvivere insieme a suo figlio e che gli racconta a grandi linee quello che è successo, illustrandogli le regole basilari della sopravvivenza in un mondo infestato dagli zombie: colpire alla testa, evitare di richiamare l’attenzione con rumori molesti, stare attenti a non farsi mordere (o anche soltanto graffiare) da uno di loro, e conservare sempre un ultimo proiettile in canna quando si è sotto assedio, per ogni evenienza. Morgan accenna alle voci di una safe zone governativa istituita nella vicina Atlanta, e quindi Rick decide di raggruppare gli oggetti necessari al viaggio e dirigersi lì, sperando di trovarci sua moglie Lori e suo figlio Carl, possibilmente vivi.
L’episodio funziona da lunghissima introduzione, riuscendo a rendere alla perfezione l’idea di un mondo che non esiste più, sommerso sotto mille strati di devastazione e impregnato del tanfo indelebile della putrefazione, un mondo in cui intere città sono state letteralmente divorate dagli zombie e in cui i sopravvissuti non hanno ancora avuto il tempo di razionalizzare le proprie perdite personali, figurarsi quello di scendere a patti col collasso definitivo della civiltà. Un mondo in cui soltanto due cose contano: la tenacia implacabile dei non morti, e la voglia di sopravvivere dei vivi.
Gli elementi chiave del genere sono presenti in abbondanza. Gli zombie di Kirkman e Darabont sono lenti (ma non troppo), barcollanti, grotteschi, concentrati esclusivamente su una cosa: la figa la carne umana. Non sono capaci di produrre pensieri coerenti, anche se in alcuni casi sembrano aver conservato un accenno di ricordi (vedere la ragazzina che si china a raccogliere il peluche, o la moglie di Morgan che cerca di aprire la porta di casa) che con tutta probabilità sono semplici impulsi meccanici, piuttosto che gesti ragionati e volontari. Percepiscono però i suoni, e anzi, ne sono attratti al punto di accorrere in massa se per caso parte l’antifurto di una macchina o qualcuno spara un colpo. Perché i morti siano ritornati in vita in questo stato non ci è dato saperlo, e forse è meglio così. Non è necessario conoscere per forza la causa scatenante dell’epidemia. Sappiamo che è successo, e tanto basta.
E c’è poco da star qui ad analizzare ogni aspetto, perché questo Days gone bye è eccellente su ogni fronte. Frank Darabont (che ha dichiarato di non voler seguire il fumetto pagina per pagina, scelta che si vede già in questo primo episodio che non si discosta poi molto dal racconto originale, ma che aggiunge piccoli dettagli funzionali alla storia e alla caratterizzazione dei personaggi), ha scritto e diretto personalmente questo primo episodio, che ha potuto soltanto beneficiare dal suo stile e dal senso di epicness che è riuscito ad infondere ad alcune scene in particolare, che non sfigurerebbero affatto neanche sul grande schermo. Grandissimo anche Andrew Lincoln, attore semisconosciuto oltreoceano finora ma capacissimo di reggere l’intero episodio sulle sue gracili spalle, e applausi anche ad uno straordinario Lennie James, capace di tratteggiare con sapienza il dilemma dilaniante di una persona che si ritrova nel mirino la compagna di una vita. A fare da contorno al tutto ci hanno pensato le ottime musiche del solito Bear McCreary, anche se soprattutto nei primi venti minuti a colpire maggiormente sono i momenti muti, prolungati e inquietanti. Il silenzio che accompagna la fine del mondo è davvero assordante.
Ma The Walking Dead diventa davvero devastante quando, tra una grande scena d’azione e l’altra, arrivano quei piccoli momenti in cui emerge tutto il dolore e la sofferenza di chi, sopravvissuto ad una vera e propria apocalisse, si trova davanti a certe immagini. Viene ad esempio in mente Morgan che, con la moglie morta nel mirino, non riesce a trovare la forza di premere il grilletto e ha una crisi emotiva, anche se la mia scena “preferita” è quella del primo incontro di Rick con uno zombie. In questo caso, lo zombie in questione è il cadavere di una ragazza talmente malridotta (bruciata interamente, priva di arti inferiori, cassa toracica esposta alle intemperie) che è davvero impossibile non provare pietà e dispiacere vedendola trascinarsi stancamente sui gomiti, pur sapendo che sta cercando di raggiungerlo per morderlo. E’ un’immagine talmente devastante che persino lo stesso Rick, una volta attrezzatosi a dovere per il viaggio, prima di partire va a cercarla apposta per piazzarle una pallottola in fronte e porre fine alle sue sofferenze.
Insomma, da queste parti lo si promuove a pieni voti. E la cosa che più di tutte mi esalta è che, alla luce un pilot così convincente, e conoscendo il materiale che Darabont e la AMC hanno a disposizione, The Walking Dead è uno show dal potenziale enorme. Se tutto va per il verso giusto, potrebbe persino riuscire a rivitalizzare il genere dell’horror televisivo allo stesso modo in cui Battlestar Galactica ha rivitalizzato la science fiction sul piccolo schermo, e se i prossimi episodi si manterranno su questi livelli (protip: saranno ancora migliori, ed è il motivo per cui questo episodio si prende “solamente” quattro stelline e mezza), ci si può addirittura sbilanciare. Qua, signori, rischia di scapparci la serie dell’anno.


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“dovresti ridere meno degli zombie, attento!”
secondo me la fai troppo morbida anctartica, io la metterei in termini di
“quando quel giorno arriverà dall’alto del mio bastione fortificato riderò vedendoti là sotto finire sbranato da tua madre!”
pogo tiri in ballo olocausto ed inquizione, guardacaso sono periodi di ottundimento di massa della ragione che si prestano perfettamente alla metafora zombesca.
la germania non era all’inizio del secolo scorso un ruanda qualsiasi ma la nazione più civile, istruita e per molti versi modernamente “razionale” (la scienza lì fioriva come in pochi altri posti) del pianeta in cui gli ebrei non erano un corpo estraneo rintanati in propri microuniversi (come invece accadeva nell’est europeo) ma cittadini a pieno titolo che vivevano negli stessi quartieri degli altri, vestivano nello stesso mondo, mangiavano lo stesso cibo (non risparmiandosi neppure i “proibitissimi” salumi bavaresi passione nazionale), con stessi diritti e doveri (prestarono servizio nella prima guerra mondiale al pari di tutti gli altri maschi adulti, lo stesso ufficiale comandante di hitler era ebreo).
poi pian piano (dici pogo che gli “zombie” sono lenti e apparentemente non pericolosi: infatti la loro letalità consiste nel fatto che vengono sottovalutati, non scattano gli anticorpi sociali necessari a fermarli e… là sotto nel sottobosco delle “fogne” si moltiplicano) cominciò a diffondersi una strana epidemia, all’inizio sottovalutata e volutamente ignorata e nel giro di un lasso di tempo brevissimo si ritrovarono minoranza indifesa in una nazione violentemente ostile e assetata del loro sangue, si ritrovarono assediati dall’orda di coloro che fino a poco tempo prima erano stati i loro amabili vicini e finirono da loro “divorati”.
a titolo di curiosità (aneddoto personale): la metafora zombie è “apprezzatissima” (se così si può dire) dagli ebrei israeliani, lì romero è un autore apprezzatissimo.
notare che max brooks è discendente di ebrei immigrati negli Anni 20 dalla germania, in un’intervista una volta ha dichiarato che l’intera sua famiglia rimasta lì è stata interamente sterminata.
su bombe e lanciafiamme (no, NON SONO decisamente una buona idea) ti dirò poi… per oggi ho già “dato” abbastanza mi pare
@Pogo
Scusa pag se ti rubo la risposta, usando un lanciafiamme non lo fermi uno zombie solo invece di avere un mostro mangia carne che cerca di banchettare con le tue interiora hai un mostro mangia carne in fiamme che cerca di banchettare con le tue interiora, certo il fuoco lo consumerà ma lo farà prima che arrivi ad afferrarti? Per le bombe sicuramente ne distruggerai una certa percentuale ma non potrai contare sulle ferite mortali: uno zombie con una scheggia grossa come una mano piantata nello stomaco non ha diminuito la sua pericolosità. In caso di bomba poi dovresti passare a finire il lavoro manualmente con il rischio di trovarsi qualche mezzo tronco con un braccio solo che ti si attacca ad una gamba e non la molla più.
Consiglio a tutti gli appassionati di leggere Max Brooks sia il Manuale per sopravvivere agli Zombi che l’ancora più bello World war Z. La guerra mondiale degli zombi avrete così una spiegazione più dettagliata di quanto vi ho detto sopra e saprete perché il nostro eroe ha sbagliato ad: usare una macchina, usare un cavallo, infilarsi in una grossa città. Mentre ha fatto una gran mossa prendendo la bicicletta all’inizio.
@Pag vista la tua passione posso consigliati di passare qui http://www.zombiekb.com o in particolare qui http://www.zombiekb.com/2010/06/campagna-di-reclutamento-zombie.html
visto la deriva “accademica” della discussione volevo chiarirmi un dubbio… vero che, come si è già fatto notare, gli zombie non dovrebbero “nutrirsi” di carne umana, ma agire soltanto in preda a una sorta di istinto predatorio fine a sé stesso…
Però ricordo un’altra delle classiche scene da zombie movie: il protagonista di turno entra in una casa/edificio desolato e trova lo zombie di turno chino a banchettare, in tutta tranquillità, sulla vittima di turno. Come se, esaurita la frenesia dell’attacco, comunque subentrasse la fame (e la necessità di nutrirsi).
Troviamo una giustificazione anche a questo per passare il tempo nell’attesa del secondo episodio di TWD (
) o ci accontentiamo di sapere che lo zombie outbreak è sempre e cmq un’ambientazione fantastica anche se in certi casi con qualche -inevitabile- incongruenza?
scusa di cosa? quei siti non li conoscevo grazie!
il giorno in cui gli zombie arriveranno leggetelo!
), dettagli da lui non considerati (gli faccio e pulci
):
) della scelta del campo ovvero potendo scegliere (io farei così) dovendo combattere in quel modo sarebbe meglio disporsi su un’altura da cui si accede tramite un terreno mediamente ripido
: le mitraciatrici moderne dato il loro volume di fuoco hanno quello stesso identico problema e per ovviare si risolve la cosa sostiruendo la canna dopo un tot numero di nastri sparati, ora siccome sarebbe antieconomico proporre la stessa cosa per dei fucili l’idea sarebbe quella di tornare al vecchio metodo con cui si evitava alle mitragliatrici maxim il surriscaldamento all’inizio del 900 ovvero il raffreddamento ad acqua, esse avevano una stagnetta direttamente collegata ad un tubicino ad un suebatoio circolare che avvolgeva la canna, nel nostro caso basterebbe allineare davanti ai soldati dei secchielli d’acqua in cui inzuppare ogni tot minuti le canne per raffreddarle.
da liberal pacifista a cui (casi della vita) gli è toccato però in un certo lasso della sua vita fare il guerrafondaio (ho un background militare pro) aggiungo al “sapere” di brooks alcuni dettagli forse “macabri” ma… siamo in ambito horror no?
il lanciafiamme in combattimento serve praticamente ad una cosa, a espugnare in battaglie in campo aperto posizioni ben protette (bunker e cunicoli sotterranei), ho specificato “campo aperto” perché non è una “grande idea” usarlo in contesti urbani o foreste a meno di non ambire a finire noi stessi arrosto dato che i tizi irrorati non è che lasciano quasto mondo crudele all’istante ma se ne corrono in fiamme in tutte le direzioni (credo, teoria, mai sperimentato) e qui va detta una cosa: non si muore per ustioni (siamo praticamente fatti d’acqua, ce ne vuole prima che il calore raggiunga gli organi interni) ma per soffocamento (esattamente come nei roghi, l’ossigeno intorno a te se lo sta “mangiando” la combustione), visto che gli zombie non respirano e non sentono dolore quindi continuerebbero a camminare un bel po’ dando fuoco a tutto quello che incontrano.
esplosioni (bombe, proiettili di grosso calibro etc): maciullano eccome, se sei nel punto di caduta di un 120 di te non ritrovano nemmeno il mignolo, ma contrariamente a quanto si crede (cinema e vecchi telefilm) non uccidono tanto per frammentazione (le schegge che volano ovunque e certamente fanno un bel po’ di danni ma non sono loro a renderle così tanto efficaci) quanto dalla pressione barica, in pratica chi è nel raggio dell’esplosione è come se fosse investito da un camion, la forza d’urto dello spostamento d’aria gli dà una tale mazzata nella cassa toracica da spappolargli gli organi e farlo morire per emorragia interna.
s’è già detto che gli zombie tutto quello che hanno in corpo non lo usano, quindi molti degli investiti dal colpo finirebbero magari molto danneggiati ma continuerebbero a “funzionare”.
qualcuno dirà: ma basta cannoneggiare fino a quando non li hai polverizzati tutti.
brooks intelligentemente (ho già detto no che i militari di carriera amano molto le sue opere perché le trovano estremamente accurate) pone il problema benefici contro costi ovvero la guerra è anche economia sia in un senso (le armi costano) che SOPRATTUTTO nell’altro: hai perso metà del Paese, non esistono più commerci internazionali con cui approvvigionarti, devi provare a vincere al risparmio puntando su cosa davvero funziona e togliendo dal servizio gli orpelli di contorno (in una campagna militare contro gli zombie a che cacchio ti serve portarti dietro la contraerea?), esempio che lui fa, i carri armati: in teoria è la stupenda sega mentale di ogni odia-zombie poter usare uno di quelli per ridurre in poltiglia centinaia di mostri passandoci sopra coi cingoli ma… ed è un MA grosso come una casa.
un M1 (il carro standard dell’US Army) beve come un aviogetto (e in un’economia di penuria in cui non ti arriva più petrolio dal golfo persico non è una bella cosa) quindi per andare avanti ha bisogno che a seguirlo ci siano tutta una fila di autocisterne (che, aggiungo io, necessiteranno di scorta armata per proteggerle non tanto dagli zombie quanto da eventuali predoni: la benzina in quel mondo varrà oro), poi non è che “viaggia” autonomamente (troppo lento) ma su speciali rimorchi da cui viene fatto scendere in prossimità del campo di battaglia e su cui risalirà a fine party per essere portato altrove (quindi tutta una serie di soldati invece che al combattimento dovranno essere adibiti al ruolo di camionisti), a differenza dei carri russi (molto più primitivi e spartani) quelli americani sono macchine estremamente complesse e per questo intrinsecamente delicate per cui dopo ogni impiego richiedono un’accurata manutenzione (meccanici specializzati e continua disponibilità di pezzi di ricambio che in quel mondo sarà estremamente difficile riuscire a continuare a fabbricare).
brooks suggerisce perciò di non sprecare risorse mantenendo viva la vecchia e TROPPO COMPLESSA macchina da guerra statunitense pensata per combattere una guerra contro un nemico tecnologico ma mettere in naftalina tutto quel popò di roba (con la gioia prevedibile di qualche vecchio generale a cui si dovrà dire che il suo amato stormo di caccia intercettori non esiste più) e riorganizzare l’esercito (servirebbe almeno un anno) in un qualcosa di molto più leggero (fucilieri e camion adibiti a trasportare loro e ciò che serve), parco di bisogni (del resto poco si può produrre) e quindi anche più facile da rifornire (se non hai cannoni con te non dovranno stare a portarti tonnellate di loro proiettili).
si dovrà oltre ai mezzi anche mettere in naftalina il vecchio modi di combattere della fanteria: nella guerra moderna (dal blitzkrierg nazista in poi) il grosso del lavoro di sfondamento e decimazione del nemico lo fanno corazzati ed aviazione, la fanteria segue disposta a ventaglio (piccoli gruppi sparpagliati per non offrire rimanendo compatti un facile bersaglio) con compiti di rastrellamento e per annientare i residui di resistenza.
si tornerà (questa è la soluzione proposta da brooks) al vecchio schieramento a falange in uso fino all’800 (poi le armi da fuoco sono diventate troppo precise e… tenersi allineati in piedi su due file sulla linea del fuoco sarebbe stato suicidio), in pratica dei giganteschi plotoni d’esecuzione addestrati a sparare alla “vecchia maniera” (ovvero non raffiche corte a casaccio ad altezza torso, ma fuoco singolo con ogni colpo mirato) con alle loro spalle un nutrito numero di inservienti addetti a passare loro le munizioni in modo da rendere possibile un muro ininterrotto di fuoco per ore ed ore finché la fiumana di zombie (attirati ad accorrere dalle città in campo aperto con altoparlanti ed altri stratagemmi) non si riduce ad un lunghissimo ed alto muro di cadaveri.
teoricamente funzionerebbe, 20.000 uomini ben addestrati e coi nervi saldi potrebbero in un giorno “lavorativo” cucinarsi anche oltre un milione di zombie.
brooks è stato dettagliatissimo (s’è fatto aiutare nelle ricerche da un paio di strudiosi di storia e strategia militare quindi scivoloni se ne concede molto pochi) nel valutare tutti gli aspetti di questa guerra e di come vincerla (se volete “essere pronti”
A) in quello schema molto accurato non ha minimamente accennato alla questione FONDAMENTALE (napoleone starà scalciando nella sua tomba
1) vantaggio materiale: il nemico per raggiungerti ed ingaggiare il corpo a corpo dovrà farsi tutta la salita, in caso di umani ti arrivavano a tiro di schioppo spompati (più lenti e quindi più facili da colpire) in caso di zombie vista la loro scarsa coordinazione motoria il doversi tenere in equilibrio ed avanzare su un terreno di quel tipo renderà la loro andatura ancora più lenta ed incerta regalandoti bersagli quasi immobili
2) vantaggio psicologico: vedersi arrivare l’orda frontalmente come un’onda che sta per travolgerti è credo per un soldato lì in fila immobile un’esperienza discretamente discretamente “stringiculo” (ci vuole un bel po’ di fede per pensare che rimarranno tutti lì al loro posto e nessuno proverà a squagliarsela), mentre l’impressione di “dominarli” dall’alto vedendoli avanzare là sotto garantirebbe un minimo di coperta di linus psicologica
3) non complichiamoci la vita: brooks dice chiaramente che in quel lavoro di macelleria le orde si infrangerebbero su una linea di tiro prestabilita (diciamo a 150 metri dai fanti) formando lì un muro di carne sempre più alto che PERO’ trovandosi vivi e zombie alla stessa altezza non capisco come non potrebbe ad un certo punto non interferire con la linea di tiro, nel senso che dopo qualche migliaio di zombie ammucchiatisi lì quelli dietro (centinaia di migliaia magari) sarebbero protetti (a meno che tu tiratore non sia in una posizione rialzata rispetto ad essi) da un muro di carne.
B) questa è GRAVE (i suoi suggeritori pro meriterebbero una bacchettata sulle mani), il successo di quella tecnica si basa sulla continuità di fuoco (un fante che preme il grilletto ininterrottamente per ore ed ore come fosse alla catena di montaggio con alle spalle un tizio che via via gli passa i caricatori) unita alla precisione dello stesso (colpire una testa dopo l’altra in rapida sequenza ad una distanza di sicurezza richiede non solo un tiratore ben addestrato ma anche un’arma all’altezza dello scopo) ebbene la pecca in tutto questo è che nessuna arma presente o del passato (i fucili bolt action avrebbero lo stesso inconveniente) può reggere quel ritmo dal momento che anche nelle battaglie più cruente s’è sempre combattuto in base al “sparo qualche colpo, lui spara a me, mi butto a terra e sparo un paio di colpi di sbarramento poi striscio via in cerca di un’altra posizione di tiro”, un fuoco ininterrotto arroventerebbe la canna al punto inizialmente di storcerla rendendola meno precisa (a che ti serve un fucile di precisione se… non è preciso?) finendo probabilmente (no idea, mai sparato ininterrottamente per 12 ore di seguito) alla fine per deformarla al punto da fartela esplodere in mano.
soluzione di ungle pag
detto, PROLISSAMENTE, tutto, ciao ciao, curiosissimo di vedere la 02
@ terry:
) è previsto che alla fine dell’orgia cannibalesca gli zombie siano meno aggressivi e -quasi- (non ti buttano bacini ma non ti si fiondano contro con la solita determinazione) indifferenti al vivo di passaggio, la cosa viene “spiegata” nel terzo film dal mad doctor che sta provando appunto a nutrire (con carne umana!
) uno zombie per “addomesticarlo” (e… funziona) non in questioni di necessità biologiche (quella carne non viene digerita ed assimilata) ma di “voglia”, lo zombie vuole mangiare perché è ciò che gli dice il suo istinto gli urga per continuare a funzionare (falso, ma lui non lo può sapere), nel momento in cui appaga il bisogno almeno finché “si ricorda” che il “rifornimento di carburante” ha avuto luogo il bisogno della “pera proteica” gli s’attuena per un po’ (e pazienza se tutta quella carne lo appesantisce e impudridendoglisi nello stomaco glielò farà probabilmente nel giro di pochi giorni scoppiare).
infatti anche nel “canone romeriano” (ormai lo chiamo così
tanto per dire che non occorre essere cadaveri ambulanti per rispondere a bisogni stupidi: noi vivi di fronte al freddo polare sentiamo un’attrazione irresistibile per la bottiglia ad alta gradazione, stronzata clamorosa dato che l’alcol non solo non ci protegge dal freddo (si limita ad anestetizzare la percezione dello stesso) ma accellera il processo di ipotermia
comunque stiamo solo giocando (o… qualcuno crede davvero agli zombie?
), cercare le incongrenze e provare a spiegarle (quando non sono pure coglionate) è parte del divertimento, no?
), credo d’aver davvero detto tutto, fatemi sapere quando questa pagina batte il record di lost, ciao ciao
anche per oggi ho già “dato” (prolisso ma ci metto un’inezia a vergare a spron battuto tuute ‘ste righe, deformazione professionale
Non ho letto Max Brooks e né, francamente, ho tempo e voglia.
Non metto becco sulla questione intrinseca, però vorrei sottolineare, come l’accezione originale di “Zombie” è di origine haitiana e si riferiva a persone drogate a tal punto da essere così privi di volontà da poter essere usati come schiavi. In realtà, quindi, è l’esatto opposto degli zombi cine-televisivi. È proprio il cervello che perde di utilità mentre tutto il resto funziona alla grande.
Siccome nel cervello vi è anche il recettore del dolore, ecco che se non colpiti in organi vitali questi zombi continuano a muoversi. Perciò una raffica ad altezza busto e tutti a casa, oppure, semplicemente, bombe a grappoli a non finire…
Le convenzioni narrative ne hanno sfruttato l’esatto contrario. Però lo sappiamo tutti che non possono esistere esseri non-viventi, per il solo semplice motivo che apparterrebbero al mondo dei minerali.
@Rouges
Ma io non passerei più a finire il lavoro… un mezzo busto resta lì…
Giustamente il lanciafiamme andrebbe bene solo in una stanza come quella dell’ospedale all’inizio…
@Pag
Nel finale di questo pilota un paio di bombe avrebbero fatto un bel po’ di danni in una folla affollata. Oltretutto gli zombi immaginati in questa serie tendono ad avere una stupidità elevata, permettendo così un rastrellamento ancora più facile da parte di chi vorrebbe combatterli. Se ne hai 1000 dovresti usare almeno 100 tiratori scelti che, mettiamo usando Barrett M82 (anche se con il calibro .50 non è propriamente indicato per una testa, ma gli zombie sono lenti) con un solo caricatore ne facciano fuori 10 a testa.
Inutile star qui a fare un calcolo matematico, è evidente che tale proporzione non possa reggere superate certe cifre di zombi, che, a quanto pare, sarebbero molti per evidenti ragioni.
Ora, se butto una ventina di granate – prima ho usato il termine bombe, ma intendevo l’uso di mortai, non di aerei – magari usando una griglia ben precisa di attacco (cioè ogni mortaio deve colpire in un preciso punto della folla, inutile aggiungere che basteranno meno cecchini.
Il tutto fatto da distanza considerevolmente sicura vista la lentezza degli zombi. Quindi la cosa più difficile sarebbe attirarli nel luogo desiderato.
Questo sempre e solo per rispettare le convenzioni narrative e trovare modi alternativi.
Perché l’eventualità che qualche morbo ci riduca a non-morti è pari a 0, mentre la probabilità che forme virali o droghe ci riducano a esseri privi di volontà e dolore (e anche di elementi razionali minimi) è non quantificabile ma possibile.
Non credi agli zombi Pag?
E tu come definisci quei tizi che si ostinano a difendere un certo tizio da ben 16 anni?
@ Pogo:

“Non ho letto Max Brooks e né, francamente, ho tempo e voglia.” e come t’ho già detto riderò di gusto il giorno in cui l’epidemia scoppierà e tu sarai là fuori completamente impreparato ed alla mercé delle loro zanne!
seriamente: per me non è una “religione” (i libri di brooks confesso oscenamente d’essermeli leggiucchiati durante un lunghissimo e… interminabile viaggio aereo) e non ho una laurea in zombologia quindi butto qua dentro cazzatine a scopo cazzeggio, no idea se quello che mi sto divertendo a scrivere abbia vagamente senso e di certo non mi offendo (anzi!) se mi si contraddice, contesta, manda aff etc
haiti: “quello” erano gli zombie (dei lobotomizzati asserviti ad un malvagio padrone umano) nel cinema horror prima della comparsa in scena di romero (per questo insisto a riferirmi sempre quando parlo di loro a “canone R”) ma anche questo ad esser pignoli è vero fino ad un certo punto dato che lui ha preso spunto (come molto di quello che è stato girato dopo: vedere Occhi bianchi sul pianeta terra o il recente Io sono leggenda) da un romanzetto degli Anni 50 da cui già nel 1964 era stato tratto in italia un grazioso filmetto (argento lo vide, si innamorò della tematica, scoprì romero e gli finanziò il secondo E FONDAMENTALE film: piccolo il mondo eh?) http://www.youtube.com/watch?v=XuroLvLBBaQ che variation vampirica a parte contiene già praticamente tutti gli elementi dello zombismo “moderno”.
bombe: ed infatti non t’ho detto che non funzionano ma solo che in quel contesto (industria e rifornimenti quasi al collasso) costerebbero troppo come approccio standard al problema, ovvero di tanto in tanto in condizioni particolari (campo aperto, troppi in avvicinamento e troppo poca fanteria a contrastarli) sarebbero una buona idea ma visto che non garantisco l’uccisione automatica dell’aggressore (a molti dei colpiti ti toccherebbe comunque poi piazzargli un colpo in testa: sarebbe un “antieconomico” dover fare il lavoro due volte) poi ricordati che non è il vietnam (quale americano piangeva la sera al pensiero che i b52 stavano spianando hanoi?) ma giochi in casa tua, là fuori ci sono città ponti e strade che domani quando tutto sarà finito vorrai poter tornare ad usare, meno danni fai e meno difficile per i superstiti sarà rimettere più o meno in moto la nazione.
il barrett è fighissimo immagino in un videogioco ma nella realtà (te lo dice uno che l’ha usato, la mia spalla ancora ulula di dolore al ricordo del suo rinculo, credimi ogni soldato sognerebbe di darti in pasto agli zombie se tu generale li obbligassi a combattere con quello) a parte che è un’arma complessa e costosa quindi col cavolo che potrebbe essere prodotta e distribuita a milioni di uomini pesa un casino (è pensata per postazioni fisse non per fanteria in movimento) con proiettili sovradimensionati (hai idea di quanto sia grosso e pesante un 50? già SOLO dieci di quelli nello zaino ti fanno diventare gobbo: figuriamoci doversene portare quanti ne servono per ripulire una città) per il mero scopo di dover sfondare una testa (è sì un fucile da cecchino ma per sparare da notevoli distanze a veicoli con blindatura leggera), in campo sniper esistono fucili prodotti in massa (non tengo conto apposta di costosissime chicche deluxe da elite belghe o austriache) molto più atti allo scopo, in ambito americano il banalissimo m40 non è esente da difetti (molto meglio il russo dragunov) ma farebbe il suo lavoro mentre ci si mette a progettare o produrre un semiautomatico (anche togliere dalla naftalina il vecchio e glorioso garand non sarebbe un’idea per me malvagia) atto allo scopo.
visto che la raffica rappresenta solo uno spreco di proiettili devi dire addio al classico fucile d’assalto, ovvio che non scomparirebbero dal momento che in ogni linea ci sarebbe ogni tot fuciliere un mitragliere incaricato di mettere in atto un fuoco di sbarramento per rallentare gli zombie nel caso comincino ad avvicinarsi troppo (un po’ come del resto nella seconda guerra mondiale i soldati avevano in dotazione i bolt ma in ogni reparto si mettevano pure uomini col mitra)
Pogo ha scritto:
mettiamola così: non credo che al momento (per questo li definisco “fanta+scienza”) “certi zombie” siano là fuori, su quelli di altro tipo (sulla valenza metaforoica dell’essere zombie mi sono già “masturbato” a sufficiebza in un post precedente) preferisco tacere se no ghedini (un po’ il colorito bluastro ce l’ha, siamo sicuri che quell’essere respiri?) mi querela ed io voglia di dare altri soldi a Papy per i suoi sfizi serali non ce n’ho, “no-no-no!” come canticchierebbe il vecchio, cinico e caro Zanardi
Ah, ma io immaginavo il Barret come in postazione fissa, appoggiato su sostegni a 1500m. dal campo di battaglia, dove dovresti attirare gli zombi, colpirli a ripetizione con mortai sfruttando una griglia ben precisa e poi finirli con 5 o 6 soldati con la propria postazione.
Per questo parlavo di un solo caricatore… so benissimo il rinculo di quel fucile, pur non avendolo mai provato…
Certo, in un regime di totale necessità di velocità e leggerezza si riprende il vecchio GarandM1 e via…
P. S. di solito nella seconda guerra mondiale si affidava per ogni plotone un B.A.R. se non sbaglio.
Pogo ha scritto:
ma perché ti complichi la vita, se t’ho detto che il barrett è fondamentalmente una costosa e scomoda arma controcarro (saranno anche mutanti ma moca son diventati di ferro
) perché ti ostini a volerlo imporre a quei poveracci di fantaccini.
“ovvio” che sul campo di battaglia ci sarà ma non servirà tanto contro i ciondolanti ma contro gli “snappati”, gente rimasta barricata per anni (se trovi un deposito della FEMA ci sopravvivi là dentro per un bel po’) da qualche parte ed adesso completamente fuori di testa che si mette a sparare su tutto ciò che si muove senza possibilità di farli ragionare (per ripulire le città da questi brooks prevede squadre apposite equipaggiate ed addestrate alla vecchia maniera).
l’m1 è nel suo genere la perfezione, uscito di scena (ma solo in parte, perfino nell’Us army resta in servizio in qualche reparto di tiratori addestrati IN TEORIA per fungere da plotoni di esecuzione, in israele viene ancora usato come arma d’ordinanza dai riservisti in servizio di guardia nelle caserme) solo perché superato in volume di fuoco dalle moderne armi automatiche (l’AK viene progettato nel 1947), in un contesto in cui il nemico non ti spara raffiche (anzi non ti spara affatto) vista la sua precisione, robustezza e facilità di manutenzione credo sarebbe l’arma adatta visto che molti di quelli ritirati dal servizio erano già stati ricalibrati au tempi della guerra di corea per il moderno calibro nato.
nella seconda guerra mondiale si usava un po’ di tutto, io come esempio universale ho usato quello dell’esercito tedesco (che poi fu copiato da tutti gli altri: inglesi ed americani all’inizio diffidavano dei mitra) in cui al soldato medio veniva dato il fucilone bolt mentre il famosissimo mitra mp38\40 era in realtà (differentemente da quanto si vede nei film) dato solo ai sottufficiali
Vi informo che la versione originale del pilot sarà trasmessa domenica 7 novembre alle 23,35 su FOX.
Realizzazione tecnica (regia, scenografia, fotografia, ritmo) davvero oscenamente ottima. Sceneggiatura che ha fatto vedere e fece intravedere futuri (noiosi & ubervisti) cliché.
Aspetto la due per capire se andrà a parare da qualche parte diversa dal solito.
Una cosa sì, la è già: il protagonista mi sembra più scemo e meno curioso sugli avvenimenti correnti della media di protagonisti di cose sugli zombie.
prima che mi dimentichi: ma possibile dico POSSIBILE che nella maggior parte delle storie a tema zombie non si sia mai sentito parlare degli zombie come se si vivesse in un universo parallelo in cui a nessuno è mai venuto in mente di girare un horror coi morti che escono dalle tombe?
nel senso:
Rick
“ho dormito un mese e mi son svegliato in questo casino, che è successo, cosa sono quei mostri?” (ovvero: incontra un mezzo busto mangiucchiato e semiputrefatto che ancora si muove e non pare in grado nemmeno tanto così per dire e per far passare il concetto di usare quella parola come se sul suo pianeta non esistesse)
Morgan
“presente quelle stronzate cinematografiche da ragazzini in cui i morti alzano incazzati e feroci e si mettono a mangiare i vivi? beh, è successo, là fuori ultimamente è stato tutto un magna-magna, welcome to zombieland!”
@pag
Complimenti per la competenza!
Come arma bianca (in mancanza di meglio) cosa consiglieresti?
@gothic
Recensione stupenda
Milla ha scritto:
difficile essere “competenti” in una cosa che fino a prova contraria non esiste, diciamo che ho molta fantasia e in questi giorni pure un po’ di tempo da perdere per farla galloppare
) perché il revisore ha disintegrato un paio di post (una domanda che un utente aveva fatto seguita da mia “pseudo-risposta”)
potendo scegliere lascerei decisamente perdere asce e katane (un must degli zombie movie ma… na’ strunzattt se davvero vuoi andare a sfasciare crani in serie) e opterei decisamente per la roncola
http://it.wikipedia.org/wiki/Roncola_%28attrezzo%29
attrezzo facilmente reperibile, robusto e leggero, ben bilanciato (ci si sferrano senza fatica colpi potenti e molto precisi usando una mano sola… a differenza delle asce), la lama a falce permette una penetrazione profonda (vogliamo maciullargli il cervello, no?) al tempo stesso limitando ai minimi termini il punto d’impatto e questo non è un dettaglio da poco dato che non è un’idea molto saggia sfondargli a distanza ravvicinata la testa dato che ci si smerderebbe di liquami altamente infetti (basta che ti finisca una goccia di quella roba in bocca, in un occhio o in un minuscolo tagliettino e sei morto)
attendo impaziente la seconda puntata e mi domando pure un po’ (no problem ovvio, la mia è solo una curiosità
Mi rendo conto che molta gente davvero non dovrebbe scrivere commenti sui blog, ma è la rete baby. Dopo un decennio buono (a dir poco) di spazzatura cinematografica in campo horror, spazzatura non in senso buono capiamoci, vedo una marea di spettatori totalmente diseducata e che purtroppo sconosce i rudimenti di base dello splatter della golden age (compreso il filone zombie). Si potrebbe chiudere con un bel “de gustibus”, cosa sbrigativa, riduzionista e fondamentalmente falsa. Il problema è piuttosto che, senza voler offendere nessuno, quando si guarda e poi giudica un opera visiva oltre al gusto rientra anche la capacità di percepire i riferimenti in modo corretto, il che avviene quando si è anche culturalmente preparati a coglierli. Bisognerebbe ricordarsi che quella degli zombie è una convenzione letteraria per poter parlare d’ altro, se contestualizzo e colgo il livello metaforico sono in grado di giudicare, se no scusate il paragone esagerato, e come far recensire kubrik a uno che ha visto solo vanzina tutta la vita, non lo capisce, punto. Tutto lo splatter dei bei tempi andati era ferocemente antisistema. Attraverso le storie più o meno truculente veniva in realtà raccontata la mostruosità della società reale nella quali viviamo, come gothic ha splendidamente spiegato con riferimento a Romero. Ciò nononstante, mi è capitato di vedere Society di Yuzna con amici sghignazzanti che stavano fondamentalmente vedendo un film con dei ricconi cannibali che all’ acme della storia performano ben più che dei semplici fistfucking. Allo stesso modo, mi rendo conto che in quest’ ottica per molti (purtroppo) i film sugli zombie sono film con gente defunta che cammina piano e male e se ti mozzica diventi uno di loro. in quest’ ottica un affermazione come “i film di zombie sono tutti uguali” è un ammissione di incapacità. Molti ancora decidono della bontà della pellicola misurando gli ettolitri di sangue e che grado viene raggiunto nella scala del sadismo, mi dispiaccio sinceramente per voi. Non è colpa vostra, sono 10 anni di hostel e merda varia, di una gloriosa controcultura indie, fagocitata dall’ industria cinematografica e risputata al pubblico come un innocuo e sopratutto lobotomizzante usa e getta ad alto tasso ematico. Nel mondo delle via cavo americane sopravvive ancora la possibilità di sfornare qualche prodotto come questo, ottimo, the walking dead sul quale, per non essere ridondante, sottoscrivo tutta la recensione dalla prima all’ ultima pagina.
Premetto che sono una fan dell’horror, gli zombie però mi fanno molto senso…..ma nonostante ciò mi sono costretta a vedere TWD perchè pensavo, e penso ancora, che fosse un ottimo prodotto!
Devo dire che il lavoro è impeccabile, sia nella regia, che nella musica, che nella scenografia e sceneggiatura. i ritmi lenti aggiungono suspance alle scene. una solo cosa non riesco a capire (chissà forse già l’avrete spiegato durante i post) ma come può essere che tutto il mondo va a farsi fottere, e un tizio in coma, quindi inpossibilitato a difendersi, non venga sfiorato da nessuno di questi orripilanti mostri? una cosa poco credibile anche in una storia di zombie! ( già non mi convinceva in 28 giorni dopo).
Ma al di là di tutto, sono soddisfatta, il mio unico problema e che dovrò convicere ancora una volta mia sorella a vedere il prossimo episodio insieme a me, ho troppa paura di questi mostri lenti e cannibali!!!
P.S. per chi si è azzardato di dire che TRUE BLOOD è spazzatura, dico solo…..Non c’hai capito prooooooprio niente!!!!! (te lo dice una che ha sempre detestato i vampiri)
Vichinga, io son d’accordo con Kurt Sutter su True Blood:
“pure campy delight” e aggiunge (paragonandolo al modo in cui lo spettatore si predispone a guardare altre serie come Mad Men) “I never leave that show with residual interrogatories. ”
Si guardano serie diverse per diversi motivi, è chiaro che in True Blood sono assenti, pur essendo chiaramente horror, molti dei temi da cui deriva l’angoscia dell’horror, ma questa è chiara intenzione del creatore e degli sceneggiatori.
Insomma, c’è intrattenimento e intrattenimento e questo lato “leggero” di TB non esclude che sia un prodotto meritevole, ma le atmosfere rispetto a The Walking dead sono diverse e non solo perché cambiano i mostri.
Definirlo spazzatura no, non lo farei proprio, ma ancora, de gustibus e c’è anche da dire che se si è smesso di vederlo dopo qualche puntata un po’ ridicola/noiosa magari l’impressione è rimasta quella e non si è sentito il bisogno di continuare a seguire la serie.
Su una cosa concordo, alcuni attori potevano essere migliori.
Sul tizio in coma: ah, boh! Fattore culo. Ma a quanto ho capito il posto era stato messo in una qualche specie di quarantena da qualcuno (non aprire, zombie all’interno, i morti ammucchiati ma coperti all’esterno), può essere che non essendoci più suoni né odore di vita i zombie si siano disinteressati dell’edificio. Oppure, sospensione dell’incredulità e via (per quanto riguarda 28 giorni dopo il solo motivo era mostrarci Cillian Murphy e le sue grazie, Danny Boyle sia lodato).
Ho iniziato a vedere questa serie l’altro giorno: sono arrivata al 5° episodio da vedere. Bellissima. Sicuramente una delle migliori serie che ho scoperto ultimamente, sia a livello di qualità che come storia, che tiene sempre viva la mia attenzione. Nulla di così nuovo sul fronte zombie, ma sto davvero apprezzando il phatos di questa serie.
Non vedo l’ora che esca la 2° stagione sperando che anche per la 2° verrà trasmessa in concomitanza con gli USA.
Non ho letto tutti i commenti, sono arrivata più o meno ai primi dieci. Seguo “Serialmente” da tanto, nella maggior parte dei casi mi trovo daccordo con le recensioni, questo caso fa eccezione. Ho trovato il pilot..scialbo. Qualcuno qui ha mai visto Resident Evil? E’ identico. Si, commovente la scena in cui spara alla ragazza zombie con metà corpo, commovente il nero che non riesce a uccidere la moglie e commovente lui che cerca moglie e figlio, ma…nessuna suspance, scene già viste e apprezzate altrove. L’ho trovato banale. Non mi ha mozzato il fiato. E’ lento. Molto lento. Troppo lento. L’unico sprazzo di vita lo si è potuto notare solo a fine episodio, gli ultimi 5 secondi in cui parte la ricetrasmittente dentro al carro armato. Per il resto noia noia noia. Mi sono sorbita mesi di pubblicità che decantavano questa serie come brillante, e di cosa brilla? Di riflessi di cose già viste a mio avviso. MA per essere sicura di quel che dico mi guarderò un altro episodio. Anche se ripeto, non trovo nessun motivo per osannarlo.
Ok ritratto, ho visto la 1×03…awesome! Come non detto. Un pilot mediocre, ma la storia prosegue intensamente.
Aida ha scritto:
Vediamo cosa ne penserai del finale!
@ Aida:
Aida per quanto riguarda il primo episodio hai visto la versione integrale (60 min.) oppure quella da 45 min. trasmessa inizialmente in Italia?
A me non sembra comunque così lento, anche se oggettivamente il 1° episodio lo è, rispetto ai successivi. Mi sembra che in questa series non si brilli molto di originalità, ma per quanto riguarda i personaggi, il modo il cui sono dipinti (specie per alcuni) è eccezionale.