
Eh, sì. Sembrano lontani i tempi di NYPD Blue, di Homicide, delle prime stagioni di Law & Order.
Eppure il crime sui grossi network statunitensi non è mai passato di moda, ma al contrario di quanto avvenuto sul via cavo (dove hanno prosperato opere come The Shield, The Wire, The Closer) il genere ha perso la sua spinta character driven acquistando invece interessi più “verticali” (CSI, Criminal Minds, Numbers), se non in rare e sfortunate eccezioni (Life, The Unusuals).
Che il 2010 sia il momento della rivincita, come lo scorso anno lo è stato per i legal drama (grazia ancora, The Good Wife)? Potrebbe non essere un caso che nell’offerta dei pilot di questa stagione televisiva i bei vecchi procedurali di una volta si presentano numerosi. Ma oltre alla quantità, c’è qualcosa che colpisce davvero in questa new wave del poliziesco in tv?
Chase – 1×01 – Pilot [Desmondo]
Innanzitutto una premessa. Per onestà intellettuale devo avvisarvi che non sono un gran fan del genere procedurale. Si, ci sono delle eccezioni, delle serie che hanno catturato la mia attenzione e che ora seguo appassionatamente (Fringe e Justified per dirne due). Ma sono serie che compensano mostrando fin da subito “carattere”, uno stile peculiare, accidenti qualcosa di vagamente interessante.
Questo non è il caso di Chase.
Lo spunto di Chase è talmente banale che avrebbe potuto pensarlo chiunque. Seriamente, un telefilm che narra delle “appassionanti vicende di un team di U.S. Marshals sulle tracce dei criminali più pericolosi del West degli Stati Uniti” è un’idea talmente banale da gelare il sangue (la prossima cosa sarà, un telefilm su un gruppo di poliziotti della Louisiana in mutande?).
Certo, è sempre più originale di prendere un plot di un telefilm e spostarlo paro paro in un’altra città (sì, sto parlando di C.S.I), ma insomma, le premesse non sono incoraggianti.
Ma almeno questo team è fatto bene? Beh, ditemelo voi.
Annie Frost: la “protagonista”, il capo del team, bella e tenace, con passato doloroso alle spalle (ma va?) che comprende una madre morta quando aveva otto anni e un padre scomparso. Nelle intenzioni dovrebbe forse essere rude come un cowboy, ma sinceramente non mi ha dato quest’impressione manco per un secondo.
Jimmy Godfrey: Dal pilot viene tratteggiato come un personaggio buono e relativamente sveglio. E’ in confidenza con Annie, non si capisce quanto, ma c’è un certo affiatamento.
Marco Martinez: Personaggio spudoratamente di contorno, interpretato da Amaury Nolasco (Il Sucre di Prison Break, che con quel pizzetto non inganna nessuno). Al momento sembra una presenza poco significativa, forse dovrebbe essere un personaggio divertente che fa battute dalle retrovie, ma al momento è privo di personalità e NON fa ridere.
Luke Watson: si unisce al team direttamente dai “piani alti”. Ha studiato, ma ha poca esperienza. Si dimostra particolarmente ingenuo in più occasioni. Il suo ruolo è quello di “personaggio di contrasto”, che a poco a poco imparerà come si vive in Texas. Mi sa che me lo perderò.
Ci sarebbe anche un personaggio femminile in coppia con Martinez (anche loro affiatati), ma si è vista per un milionesimo di secondo e non ci ha provato nemmeno a lasciare il segno.
Tutto qui? Sì, tutto qui. Probabilmente ci vorranno molte puntate per capire esattamente ogni personaggio, ma l’interesse al momento è pari a zero.
Il caso del giorno è poco interessante, anche se da l’idea di certe potenzialità del prodotto (non dovendo utilizzare 4/5 di puntata per scoprire chi è l’assassino, ci si può concentrare nel delinearne meglio la personalità o nell’imbastire fughe rocambolesche, questo pilot prova un po’ a fare entrambe le cose, ma con scarsi risultati).
Cose minimamente interessanti.
- L’utilizzo della musica, con citazioni di brani country usate per avvicinarsi alla personalità dei criminali. Perché la musica è il modo più rapido per capire una persona.
- Il rapporto tra Annie e i bambini. Visto che lei ha subito traumi infantili li capisce meglio di chiunque.
Chase è un prodotto che semplicemente non suscita interesse. I fan del genere possono aggiungere al voto una mezza stellina, se proprio ci tengono. Nonostante tutto, non è proprio il caso di dire “non lasciatevelo scappare”.
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Detroit 1-8-7 – 1×01 – Pilot [close to me]
Homicide che incontra Nypd che insieme incontrano Michael Imperioli. Se avete sentito la mancanza di uno dei due serial, o anche solo di Michael Imperioli, Detroit 1-8-7 colmerà in modo soddisfacente il vostro vuoto. Concepito come mockumentary, la produzione ha dovuto fare i conti con la revoca del permesso di seguire i poliziotti di Detroit con le proprie telecamere. L’inconveniente ha comportato il girare nuovamente diverse parti del pilot originario ridisegnando lo stile della serie. Sarà per questo cambio non preventivato di impostazione che ci troviamo di fronte a un prodotto solido e ben interpretato privo, però, di qualsiasi elemento di originalità nonostante l’impronta da camera a mano e il voice over iniziale di Imperioli diano l’idea di una narrazione in presa diretta: l’effetto dove l’ho già visto è sempre in agguato, fino al punto da presentarci alcuni elementi così fedelmente ricalcati - per esempio – su Homicide che voglio credere siano volute e consapevoli citazioni.
Originalità a parte, trovo che il pilot di Detroit 1-8-7 faccia il suo onesto lavoro nel risultare convincente in termini di realismo, e nel farsi seguire nonostante i casi di per sé non abbiano nulla di particolarmente affascinante, ma questo suppongo sia il punto del voler mostrare qualcosa di più vicino alla realtà che non alla fiction. Seguiamo una unità investigativa in cui Fitch (Imperioli) è il detective con la più alta percentuale di crimini risolti. Poco incline alla conversazione vis-à- vis, preferisce parlare chiaro ma al telefono anche se il destinatario della chiamata è a una scrivania di distanza. L’introversione e la solitudine che sembrano caratterizzarlo e proteggerlo dal resto del mondo vengono messi in discussione quando è a contatto con il detective Arianna Sanchez per la quale, è evidente, prova dei sentimenti. Decisamente è molto più a suo agio nel trattare i criminali individuando sempre la giusta stategia psicologica da mettere in atto per ottenere risultati: sia che si tratti di una confessione ottenuta grazie alla terapia del silenzio, sia che si tratti di parlare delle proprie esperienze familiari sintonizzandosi sulla frequenza emotiva del criminale di turno.
Completano il cast la recluta entusiasta assegnata a un tutt’altro che entusiasta Fitch, il tenente con figlio scapestrato, la già citata Sanchez che farà coppia con il detective Stone, neo promosso alla omicidi (triangolo amoroso in agguato), il detective di colore che parla in italiano (sì, di nuovo Homicide). L’esordio è stato buono (ha battuto la premiere di Parenthood) ma solo se gli autori daranno un’impronta di originalità alle vicende private\investigative Detroit 1-8-7 meriterà di essere seguito continuativamente, anche perché di fuori classe abbiamo solo Imperioli, il resto del cast per quanto sia in parte, non mostra acuti tali da far affezionare ai personaggi. Ecco, un’idea per incentivare il proseguio della visione potrebbe essere quella di spiegare come mai una serie ambientata a Detroit e improntata al realismo porti nel titolo il numero di sezione del codice penale dedicato all’omicidio… ma nel codice penale californiano! Nel Michigan l’equivalente è la sezione 750. Mistero. Anche qui.
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Blue Bloods – 1×01 – Pilot [Rei]
I Reagan sono una tipica famiglia newyorkese: padre vedovo, nonno in pensione, figli fidanzati, sposati e divorziati, nipoti di varie età. Ma ciò che lega la dinastia Reagan oltre allo stesso sangue è anche lo stesso mestiere: Frank (un sempre notevole Tom Selleck) è l’ufficiale a capo del dipartimento di polizia di New York, Danny è un detective, Erin è un procuratore distrettuale, Jamie un agente fresco di accademia. E quando il lavoro si mischia con gli affetti, i confini tra pubblico e privato si perdono completamente: Frank frequenta di nascosto una reporter più giovane, Danny ha un problema di controllo della rabbia e la sua esperienza nella guerra in Iraq sembra esserne la causa, Erin non sa giustificare l’abitudine a infrangere le regole dei suoi familiari nello svolgimento del loro lavoro, Jamie intraprende la carriera nella polizia lasciando quella di avvocato in seguito alla morte del quarto fratello, anch’egli poliziotto. “To protect and serve”, recita il motto delle forze di polizia. Saranno in grado di proteggere e servire anche la loro stessa famiglia?
Blue Bloods è servo di due padroni. Uno è il classico genere detection a sviluppo verticale: rapimento della bambina-indagini-interrogatorio violento-rischio scagionamento del colpevole-indagini parte 2-risoluzione. Il problema è che tutta questa parte è davvero poco convincente: non c’è un attimo di tensione, la trama è prevedibile e si risolve con troppa semplicità, sia nel ritrovamento della bambina che nell’arresto del rapitore. Anche la porzione in salsa legal, per quanto esigua, è mediocre.
L’altro padrone di Blue Bloods è la storia della famiglia Reagan. Qui la serie sembra avere delle carte da giocare. Il ritratto della tipica famiglia patriarcale americana risulta abbastanza riuscito, sopratutto nel delinearne i conflitti interni, le prime crepe (il conflitto tra Danny e Erin, la questione del fratello e della madre defunti, la relazione segreta tra Frank e la reporter). Ed è per questo che la seconda parte della puntata, a partire dal disastroso pranzo domenicale, convince di più della noiosa prima metà, tanto da farmi credere che i creatori della serie, Robin Green e Mitchell Burgess, produttori esecutivi dei Sopranos lo siano stati davvero.
Se Blue Bloods dovesse riuscire ad amalgamare meglio il caso della settimana (anche se basterebbe realizzarne di decenti) e puntare i riflettori sulla linea orizzontale (come pare essere nelle intenzioni degli autori considerando uno dei plot point di cui vi parlerò tra poco) potrebbe riservare delle sorprese e seguire la scia felice di The Good Wife.
Per quanto riguarda la scrittura, devo purtroppo segnalare dei dialoghi spesso mal costruiti, con una serie di spiegoni innaturali (in cui si descrivono i personaggi o eventi passati senza alcuna ragione se non quella di imboccare di informazioni lo spettatore), quasi fossimo in una soap. Anche quella che appare la storyline portante della stagione o della serie (i Blue Templar, la società segreta di poliziotti colpevole della morte del quarto fratello Reagan in cui ora Jamie intende infiltrarsi) sembra buttata lì dal nulla, appiccicata in un momento successivo tanto è lo stacco rispetto allo stile della narrazione e della storia raccontata fino a quel momento. Ha comunque del potenziale, più che altro in quanto pretesto per conflitti futuri tra i personaggi (l’attività segreta di Jamie, il coinvolgimento di Danny). Staremo a vedere.
Invece dal punto di vista della regia, firmata da Michael Cuesta, nulla da eccepire. New York è fantastica, imponente, grandiosa, e ci sono varie sequenze e inquadrature che mozzano il fiato, così come l’utilizzo delle due versioni di “My Way” a separare il modernismo finale dal classicismo iniziale.
Per quanto riguarda gli interpreti oltre a Tom Selleck, con ruolo cucito addosso, spicca anche Donnie Wahlberg, fratello di Mark che ricordiamo per il suo lavoro in Boomtown e Band of Brothers.
Blue Bloods è una serie che dimostra di avere del potenziale, ma anche molti difetti.
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(5 voti, media: 3,60 su 5)










Lol, il Martinez di Chase è identico al Carver delle prime stagioni di The Wire. Che robetta, comunque, non m’ispira assolutamente niente. E Michael Imperioli in quella locandina è ridicolo oltre ogni limite.
L’unico che mi incuriosisce (ho il pilot, ma devo ancora vederlo) è Blue Bloods.
HomeBoy ha scritto:
Detroit 1-8-7 mi è sembrato invece abbastanza interessante da dargli una chance. c’è la giusta alchimia tra i protagonisti.
chase è il peggior pilot dell’anno. insensato. inutile. un tormento arrivare alla fine.
detroit 1-8-7 potrebbe funzionare giusto perché c’è Michael Imperioli e se la città diventasse uno dei protagonisti della serie (comunque si parla sempre di roba già vista con stile trito e ritrito).
blue blood ha zero appeal ed è poco meno noioso di chase.
comunque se uno dovesse spararsi una serata con questi tre sarebbe a un passo dal suicidio.
A me Detroit 187 non è sembrato tanto male. Io ho iniziato a recuperare Homicide proprio in questi mesi, e potendo fare il paragone è palese che cerchi disperatamente di essere il nuovo Homicide, copiando spudoratamente in alcuni casi (vedere gli elementi già citati da Close nella sua recensione). Ma se proprio si deve copiare da qualcuno, tanto vale farlo dal migliore. Almeno non è una copia carbone di CSI, e Imperioli nel ruolo mi è piaciuto nonostante mi aspettassi che qualcuno lo chiamasse Christupha da un momento all’altro.
Chase non ho intenzione di toccarlo neanche da lontano con un bastone (e anzi, tanto di cappello a Desmondo che si è sottoposto a questa tortura per noi), mentre con Blue Bloods ci ho provato, giuro. Mi sono addormentato, tipo, al quindicesimo minuto.
premettendo che non sono riuscito a finire le tre premiere, anche se ci ho provato, in una scala del genere:
|caxxata madornale 0| – 1 – 2 – 3 – 4 – |5| – 6 – 7 – 8 – 9 – |10 capolavoro|
chase: 1
detroit 1-8-7 (sip in italia): 1-
blue bloods: 1.
la 1×02 di tutte e tre non sarebbe recensibile.
@ gothic:
Lo so, gothic, la prima metà di Blue Bloods è mortale, la seconda invece evidenzia alcune potenzialità. Certo, non è abbastanza per dirti “corri a finire di vedere la puntata!”. Per quello bisogna aspettare le prossime settimane e capire se imbocca la strada giusta. Pare ci siano stati anche dei “conflitti” creativi, che hanno portato lo showrunner ingaggiato come supporto ai creatori per il periodo iniziale della produzione (come avvenuto per The Good Wife nella prima stagione) nonché ex-showrunner di Numbers ad abbandonare la serie. Chissà.
Il difetto di Detroit 1-8-7 è che, abbandonata la forma mockumentary, non se ne staccato del tutto e ne è uscita una via di mezzo che a tratti è ridicola, come quando parlano a una telecamera che non esiste (e bastava solo copiare una cosa in più da Homicide, cioè Brodie il cameraman che segue i detective). Ma le riprese degli esterni, traballanti e con gli angoli sbagliati, le terrei. Invece toglierei la musica del tutto, non c’è nulla di peggio della musica invadente.
Il caso della settimana non era un granché, oltre che un po’ sensazionalista, spero che fosse solo funzionale a presentare il personaggio di Imperioli.
Una cosa che mi è piaciuta è l’ironia di alcune scene, intelligente e ben dosata, è di sicuro un aspetto molto positivo.
Ah, l’ultima volta che ho visto un pilot in cui alla fine muore un personaggio che si credeva regular>/i> è stato in Oz, magari è un buon segno…
Una nota finale per chi non ha visto Homicide: vedetelo.
http://www.youtube.com/watch?v=GlC9ongtH-4
http://www.youtube.com/watch?v=5sqH-rYPaWE