
Alla mezzanotte del 16 gennaio 1920 si celebra un funerale: entra in vigore il Volsted Act, testo legislativo varato nell’ottobre del 1919 che “stabiliva il divieto di fabbricazione, vendita ed importazione dei prodotti alcolici”.
Muore l’alcool, quindi, e inizia l’era del proibizionismo.
Boardwalk Empire, che potrebbe essere eufemisticamente definita “una serie molto attesa”, inizia qui.
Scrive Terence Winter, il secondo figlio della prole dei Soprano di David Chase. (Il primo nel frattempo ha creato una delle serie più belle degli ultimi anni).
Dirige nientepocodimenoche Martin Scorsese. Sì, esatto, quel tizio coi capelli bianchi e le sopracciglia folte che compariva in un episodio di Entourage. Ma mi dicono che ha fatto anche altro.
La prima sensazione che si prova guardando questo primo episodio di Boardwalk Empire è quella di entrare in un lussuosissimo salotto e sentirsi dire “ecco, è tutto tuo, prova quei divani, cammina a piedi scalzi su quei tappeti, spacca pure qualche oggetto di valore, divertiti”.
Lungo poco più di un’ora, Boardwalk Empire è un film a tutti gli effetti, che introduce in maniera elegante e preparata la storia che si dipanerà nel corso dei prossimi episodi.
All’alba del proibizionismo, Nucky Thompson è la figura politica di spicco di Atlantic City, in un’epoca in cui chi può permetterselo vive seguendo il motto sesso, alcool e jazz. Attorno a Nucky ruota l’intera città: dai funzionari corrotti, alla madre di famiglia che cerca di trovare al marito un lavoro, passando per ex-soldati che si improvvisano gangster. Quando i gangster stavano giusto muovendo i primi passi.
Terence Winter introduce senza difficoltà molti personaggi, già organizzati in una gerarchia ben delineata (fazione contro fazione) e lasciando i giusti punti oscuri che suscitano indubiamente curiosità (la storia completa e precisa del rapporto tra Nucky e Jimmy). Ma la compattezza non è data solo dall’ottima gestione dei protagonisti: contribuisce il tono vario e azzeccato. Ci sono svariati momenti divertenti (oltre all’ovvia scena di nudo femminile, ché siamo sulla HBO e, insomma, una tetta ogni tanto ci vuole) e una certa consapevolezza nella scrittura dei dialoghi.
Una trama principale si apre e si chiude nell’arco dell’episodio, ma è solo l’inizio della storia.
E il proibizionismo è ovviamente il punto di partenza di questa storia e la colonna portante delle vicende, considerando che è il Volsted Act stesso e “l’ignoranza dei politici” (dice Nucky) a dar via alla compra-vendita illegale di alcool e all’espansione del fenomeno del gangsterismo.
Il vero tema della serie sembra essere in realtà la decadenza, che questo proibizionismo mascherato da progresso deve nascondere, e il tipo di società che modella.
Esemplificativi due scambi di battute in particolare:
- How about the Law?
- The law? I am the Law, Georgie boy.
Ma soprattutto:
- Yeah, he bought a judge.
- Oh, right.
In questa scena (fantastica introduzione per un personaggio a rischio come Al Capone, che inizia subito a far carriera), Jimmy (Michael Pitt) sembra quasi un idiota per non aver pensato subito al modo più ovvio che un uomo ha a disposizione per vedersi ridurre una pena. Comprare un giudice: ah, cazzo, certo! e te l’ho anche chiesto come ha fatto? sono un idiota!
Nel campo giochi più bello del mondo, d’altronde, le cose funzionano in un unico modo: con i soldi, una lingua internazionalmente riconosciuta.
Nucky pensa di risolvere i propri problemi pagando la gente, ma per ben due volte i soldi che offre gli vengono inizialmente rifiutati, perché vederseli regalare non va bene (chi vuole la carità?), ma rubarli è meglio. (Penso ai benestanti e ben pensanti giocatori che si fiondano, come altri si accalcano intorno al pesce, su qualche banconota caduta a terra nella sala da gioco di Nucky).
E’ ingordo e anche geloso. La gente è tutta così.
E poi, questi sono i genitori dei Mad Men, cos’altro potevamo aspettarci?
In definitiva, l’unica critica che si potrebbe muovere a questo primo episodio è la prevedibile qualità. Ovvero: qualcuno si aspettava che facesse schifo o che quello che abbiamo visto potesse essere sviluppato diversamente?
E sebbene svariati momenti richiamino alla mente scene, episodi o atmosfere dei Soprano (l’omicidio in barca su tutti), i gangaster di Boardwalk Empire non sono i nuovi Soprano.
No, Boardwalk Empire per ora non sembra un prodotto rivoluzionario, lo sarebbe stato se fosse andato in onda 10 anni fa.
E’ soltanto fottutamente eccellente. Ma tanto basta.
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Note:
- L’episodio è costato… parecchio. Nei primi mesi della produzione si sparavano cifre intorno ai 50 milioni di dollari (!). Ulltimamente si parla di una cifra tra i 18 e i 30 milioni di dollari a cui andrebbero aggiunte le spese di marketing. Insomma, 18, 20, 30 o 50 che siano: parecchio. E non basta, perché sembra che anche gli altri episodi non siano molto economici: 5 milioni di dollari a puntata. Cifre che mettono un bel po’ di pressione sulla serie. Ma, diamine, se sono riusciti a ottenere un buon risultato.
- La sigla della serie, molto bella (come sempre quando c’è di mezzo il marchio HBO), pur sembrando a tratti lo spot di un liquore (ah, ma dai!), ricorda le atmosfere dei quadri di René Magritte. (Ma purtroppo non sono riuscito a capire da chi sia stata realizzata).
- Non sono sicuro di aver apprezzato l’effetto finale prima dei titoli di coda: potrebbe essere una strizzatina d’occhio vintage, ok, ma personalmente mi ha ricordato i cartoni animati e un’atmosfera da ridente lieto fine che stride con il resto della puntata. Non credo fosse questo l’obiettivo.
- Atlantic City, in New Jersey, dista da New York circa 126 miglia (ovvero 202 chilometri). Effettivamente un viaggio non corto.
- Molti dei personaggi sono deliberatamente ispirati a figure storiche realmente esistite, ma è già stato anticipato che gli autori procederanno prendendosi alcune libertà creative.
- Margaret, in attesa di parlare con Nucky, sfoglia un numero di Vogue, rivista fondata nel 1892. Il numero in questione, però, ha una copertina che online risulta introvabile. A chi fosse curioso di vedere altre immagini, consiglio un archivio di vecchie copertine della rivista e un set di foto molto interessanti su flickr.
- Compare, tra le mani di Nucky, The International Jew, un libro di Henry Ford, pubblicato all’inizio degli anni ’20, che, diviso in 4 volumi, affronta il simpatico argomento “gli ebrei: un problema per il mondo e per gli Stati Uniti?”. Come si scopre durante l’episodio, il vero nome di Nucky è Enoch, un nome ebreo, per l’appunto.
- Michael Kenneth Williams in questo primo episodio fa soltanto una comparsata, ma è ovvio che avrà un ruolo più prominente nel corso della stagione. (Omar, Omar comin’, yo).
- Tutti vanno a trovare Nucky per parlargli. Una dinamica che ricorda Deadwood e il personaggio di Al Swearengen.
- Eddie, che interrompe l’ovvia scena di nudo perché crede che Nucky e Lucy stiano urlando, diventa subito il mio personaggio preferito.
Letture consigliate:
- Jace Lacob – intervista a Martin Scorsese.
- Alan Sepinwall – intervista a Terence Winter.
- Maureen Ryan – intervista a Terence Winter.
- Vulture – intervista a Michael Kenneth Williams.
- Vulture – divertente articolo (da non prendere troppo sul serio) che confronta Boardwalk Empire e Mad Men.
La conta dei morti:
- Hans
- Colosimo
- I quattro uomini di Doyle
Ho dimenticato qualcuno? Probabile. Ma tanto è solo l’inizio.

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@ Rampion questi sono pareri personali dettati da gisti e sensibilità soggettive. Per me i film di Scorsese sono proprio belli, poi sai i film memorabili nella storia del cinema, e intendo dall’alba ad oggi, a mio personale parere sono davvero pochissimi e non ce ne sta neppure uno di Scorsese, ma lui rimane comunque un maestro che mi regala grandi emozioni. Io ho Adorato The Departed e pure Shutter Island, ma come ho detto a te prima, questi sono gusti personali, si può parlare fino a domani e ognuno resta con i suoi. L’unica cosa universalmente riconoscibile e indiscutibile è che Mister Scorsese sa fare molto bene il suo lavoro e anche questo pilot a mio avviso ne è l’ennesima prova.
rampion ha scritto:
1) Lo so perfettamente il significato del termine estetizzante, grazie comunque. Ciò non toglie che Boardwalk Empire non sia estetizzante.
2) Per quale assurdo motivo una regia cinematografica non si può adattare alla televisione? Qual è il problema? Non scervellarti, perché non esiste alcun problema.
3) Dici che sei d’accordo con Pogo, e poi esprimi un parere non diverso, bensì antitetico rispetto ciò che ha detto. Pogo dice che la puntata sarebbe stata migliora se di quaranta minuti in meno, che fondamentalmente quindi si sia annoiato nel vederla. E fin qua è abbastanza soggettivo, può anche non piacergli. Tu dici che invece avrebbe fatto meglio se fosse stata più lunga di mezz’ora. Va be’, sbagliate entrambi comunque.
4) Non sapevo che Scorsese fosse così criticato, i suoi ultimi film sono registicamente divini. Che poi la trama (soprattutto di Shutter Island per quanto mi riguarda) non sia esattamente brillante, è tutta un’altra storia. Ma se dite che non ne azzecca uno dal 1990 semplicemente sbagliate, basta un The Departed a caso per smontare questa frase. Poi oh, a me Lynch fa schifo ma certo non vado a dire che i suoi film sono brutti. Riesco a scindere i miei gusti personali dai dati oggettivi, abilità che molti qui ancora non hanno appreso, bisogna dirlo.
@Homeboy
Sono d’accordo con Pogo su molte cose. Soprattutto sul fatto che la debolezza del pilot potrebbe dipendere dal tempo. Poi non è sempre necessario guardare un solo lato delle cose, invece di restringerlo si può pensare anche ad espanderlo, il tempo. (La parola implicito indicava proprio che, implicitamente, se puoi restringere una cosa generalmente puoi anche allungarla).
Scusa ma The Departed è proprio uno dei film più inutili di Scorsese. Sul fatto che sia un bravo regista siamo d’accordo ma quanto è bravo un regista che sceglie sceneggiature deboli (o magari le indebolisce)? Quanto è bravo un regista che non riesce più a raccontare storie interessanti? Perdonami Homeboy, ma divino a me sembra altro. Anche perché se The Departed e Toro scatenato hanno tutt’e due una regia divina allora io non ho capito niente (cosa possibilissima) e sono pronto a sentire le tue spiegazioni e ad aprire la mia mente alla grandezza dell’ultimo Scorsese.
Concordo pienamente con Homeboy,anche se dissento su Lynch che io adoro e stimo come genio creativo, a parte qualche scivolone tipo Fuoco cammina con me. E comunque mi complimento con lui per la sua intelligenza nello saper scindere i gusti personali dal valore oggettivo di un artista cosa assai rara.
The departed per me è un gran film e con una bella e solida trama, ma come detto de gustibus etc…. etc… e qui la chiudo sennò non la finiamo più
The Departed potrà essere pure un bel film o una cagata (sono per la prima opzione), ma di sicuro non è “estetizzante”. Questo pilot un pochino lo è, ma quasi mai a “vanvera” (tipo il mascherino, che a me personalmente non ha dato fastidio), anzi, gli espedienti estetici arrivano ad esaltare la trama (la scena coi palloncini neri, ad esempio, oltre ad essere stupenda, è anche simbolica)
Sono d’accordo con Homeboy nel ritenere il problema della regia “cinematografica” un problema “inesistente”, come in questo caso.
@Dextha
The Departed è sicuramente il migliore dell’ultima generazione e DiCaprio è indubbiamente molto bravo ma se lo compari, che so, a Donnie Brasco diventa soltanto un film ben fatto e niente più. Quanto all’estetizzante, personalmente non ho detto che quel film in particolare lo fosse ma che Scorsese ha questa tendenza negli ultimi anni (e anche in The Departed ce ne sono tracce). Scorsese non arriva mai agli estremi di certi film di De Palma per fortuna ma si può perdere nella tecnica dimenticando talvolta la storia.
“Problema inesistente” sono parole grosse. Sono due medium molto diversi che si esprimono con misure differenti. Magari l’inarrestabile crescita degli schermi televisivi li avvicinerà, ma resta il fatto che un film dura due ore, uno show televisivo 10, 20, 30 o molto di più. Tant’è che i registi televisivi sono spesso più bravi a fare televisione dei registi cinematografici.
HomeBoy ha scritto:
Perché hanno tempi completamente diversi. Nel cinema si fa molto più uso di luoghi comuni, per motivi di tempo principalmente, ma anche perché in momenti in cui lo svolgimento della trama è in primissimo piano, si notano di meno. Prendi l’omicidio nel bosco, roba stravista e prevedibile con un minuto in anticipo, però se messa in un momento di svolta del film chissenefrega se è stravista, in quel momento conta la trama, in questo episodio invece, causa trama quasi assente, si nota di più.
Al contrario, un primo piano prolungato sul protagonista, in una serie tv ha molta più efficacia che al cinema, perché probabilmente sai a cosa sta pensando, in un film è più difficile.
HomeBoy ha scritto:
ahahah pensavo che l’era di internet avesse demolito queste cose preistoriche e deleterie come “l’Oggettività”
@Rampion
Quoto ogni tua parola. Non ho altro da aggiungere.
La regia cinematografica non si adatta pienamente alla televisione, c’è poco da fare. Ciò non vuol dire che i due linguaggi non possano incontrarsi mai o non essere sapientemente miscelati… anzi, basti pensare solo a quanto le serie tv siano cambiate nel tempo (non c’è paragone guardando una serie pre-NYPD). E, risvolto della medaglia, basti pensare a quanto i videoclip abbiano danneggiato il cinema.
Scorsese è, però, uno degli ultimi Tycoon hollywoodiani e non ha – giustamente – uno stile che sia una via di mezzo.
Ti ringrazio per il complimento sulla mia definizione di questo pilot. E concordo anche sugli ormai evidenti problemi di senilità per Scorsese.
@Homeboy
Non ho mai capito l’approdo del tipo è “Scorsese perciò non si può criticare…” ; insomma, discutiamo sull’esistenza di Dio e non si può criticare Scorsese?
E comunque non era proprio una puttanata, scusami.
Definire divini registicamente gli ultimi film di Scorsese è, a dir poco, un’esagerazione da fan.
Andiamo con ordine.
“Boardwalk Empire” è estetizzante eccome: poco prima dell’uccisione di Colosimo vediamo una serie di inquadrature estetiche (la sala ristorante vuota, l’ingresso vuoto) con l’unico supporto sonoro dei brani di Caruso. Infine un colpo in testa a Colosimo (in pratica una telefonata al pubblico) che non è proprio a sorpresa, visto che è una preparazione di questo tipo è ormai consolidata. Ecco l’elemento estetizzante di Scorsese. Un’inquadratura non neutra (ma dall’angolo basso) della sala vuota, che non serve alla narrazione. E così di esempi ve ne sono un bel po’. Tra l’altro fastidioso il montaggio alternato con i federali che sembrano diretti verso il luogo del delitto…
Su Scorsese e gli ultimi film: se è divino “The Departed” (pessimo adattamento da un film già non proprio esemplare, tale “Infernal Affairs”, da Honk Kong) allora non so cosa sia “Toro Scatenato”, portandoti proprio come esempio un film dello stesso regista.
“The Departed” è un film inutile, esattamente come ha detto Rampion. In più, rispetto alla già scarsa vena di Scorsese, ha dei tempi errati. In sala molte persone hanno riso quando c’è stato l’omicidio di DiCaprio nell’ascensore! Sembrava una comica, una slapstick. Dove ci si aspettava poi che il protagonista si rialzasse e ripartisse… In più, con quel finale elegiaco del ratto e della cupola Scorsese ha dimostrato che non ha più il polso. Ha vinto l’Oscar solo perché ormai l’Accademy non poteva rimandare (dopo che ebbe il coraggio di rifiutargli il premio per quel grande “Toro Scatenato”).
E i film (film?!?!) di Lynch sono brutti… altroché. Forse si salva solo “Cuore Selvaggio”.
@Monik
Concordo perfettamente sul fatto che Scorsese non sia a) uno sprovveduto e b) un’incapace. Trovo, tuttavia, che non ne azzecchi una dal 1990 (al max, concordando con Rampion, “Casinò”). Prendi ad esempio “Gangs of New York”. Che cosa vuole essere quel film io non l’ho mai capito. Se non fosse per Daniel Day Lewis nemmeno varrebbe la pena guardarlo. Lungo oltre ogni necessità, inconcludente nella tematica di fondo (insomma, cosa ci resta del film?) non può nemmeno assurgere ad omaggio alla sua città, con quel pacchiano finale dove lo sviluppo dello skyline di New York è velocizzato. Nello stesso anno, usciva un certo film intitolato “La 25a Ora”. Un omaggio di tutt’altra caratura e stile.
Il problema di Scorsese, pur rientrando nel novero dei giganti dell’era moderna del cinema, è che i suoi film tendono a sopportare male il passare del tempo. Perfino quelli straordinari dei tempi d’oro. Escludendo “Toro Scatenato” (a proposito, questo sì che è memorabile) – che è però una biografia – e il manieristico “Quei Bravi Ragazzi”.
Prendi ad esempio “Taxi Driver”. Riguardarlo oggi non fa più gridare al capolavoro. In più, se confrontato con l’altro film incentrato sugli effetti negativi del Vietnam, “Il Cacciatore”, di due anni più giovane, il confronto è impietoso. Non c’è paragone.
Il tempo è galantuomo, si dice. Io un po’ ci credo. Un giorno mi darà ragione anche su Departed e compagnia bella.
P. S. scusate la lungaggine.
Alla fine l’ho visto anch’io questo pilot, più perchè incuriosita dall’ottima recensione che per reale interesse, e poi diciamo la verità Martino è sempre garanzia di un ottimo prodotto, che poi questo piaccia o no è un’altro discorso.
Devo dire che come molti di voi mi ha lasciato piuttosto perplessa, devo ancora capire se mi sia piaciuto o meno…nel senso che l’ho trovato realizzato magistralmente dal punto di vista della regia, dei dialoghi, con protagonisti azzeccati, però non mi ha preso particolarmente a livello di trama, soprattutto nella parte iniziale mi è sembrato piuttosto lento ed ho faticato un po’ a trovare interesse nei personaggi.
La cosa che invece ho apprezzato di più è che è riuscito magnificamente a dipingere l’atmosfera dell’epoca, con un livello di approfondimento quasi documentaristico ma nello stesso tempo si percepiva bene l’impronta caratteristica del cinema di Scorsese.
Insomma mi ha lasciato con un vago interesse per il prosieguo della storia…ma non sono ancora sicura che continuerò a vederlo, magari aspetto che si entri nella serie vera e propria che questo pilot mi sembra un po’ qualcosa di a sè stante!
Questo pilot cammina su un tappeto rosso cosparso di fiori ma, come tutti i red carpet che per quanto belli e glamour risultano prevedibili nella liturgia, Boardwalk Empire ha rischiato di essere solo bello. Per fortuna il ribaltamento di ruoli “non puoi essere solo un mezzo gangster” ha dato quel qualcosa in più in termini di sorpresa a una regia comunque di gran classe.
finalmente sono riuscito a vederlo… semplicemente enorme
le varie critiche che leggo qui (più che altro ho dato un’occhiata veloce, scusate) onestamente mi sembrano ridicole, non so cosa si possa chiedere di più da un pilot, veramente… come se quello di mad men, giusto per dirne uno, fosse stato migliore. dategli tempo, poffarbacco!
Ho appena visto il pilot. Non ho niente da dire. E’ un capolavoro. Intricato, difficile, bellissimo.