parenthood - 1x01 - pilot

Parenthood – 1×01 – Pilot

Posso immaginare che faccia farete. Appena nominerò le parole fratelli, sorelle, cene in famiglia, pettegolezzi, telefonate. E anche quella che farete quando vi parlerò di genitori in crisi, figli adolescenti ribelli, madri single, coppie instabili, unità familiare, problemi scolastici, etc. Penserete: un altro Brothers & Sisters, oppure, un altro drammone familiare. E non avreste poi tutti i torti. Finalmente esordisce sui nostri schermi – sì, bè, su quelli statunitensi – uno degli show più travagliati di quest’annata. Avrebbe dovuto partire a settembre, poi è stato spostato a metà stagione; la protagonista avrebbe dovuto essere Maura Tierney, a cui però è stato diagnosticato un cancro al seno, ed è stata sostituita in corsa da Lauren Lorelai Gilmore Graham. Ma adesso, finalmente, ci siamo: sto parlando di Parenthood, il nuovo family drama della NBC.

La serie, prodotta, tra gli altri, da Ron Howard, è, in realtà, una sorta di remake (o, come si dice oggi, rebooth o reimagination) di un film omonimo del 1989, diretto dallo stesso Howard, distribuito in italiano con l’orrido titolo  Parenti, amici e tanti guai (cosa che ci ricorda come la piaga degli orridi adattamenti italiani affligga questo mondo da molto, troppo tempo). La storia segue le vicende di quattro famiglie che, poi, fanno parte di un’unica grande famiglia, i Braverman: quattro fratelli – due maschi e due femmine – con rispettivi figli, consorti, ex consorti, fidanzati, amanti occasionali, figli illegittimi, e, naturalmente, un patriarca e una matriarca su tutti. Quasi tutti interpretati da facce più o meno note, una vera manna per gli amanti  del gioco who’s who. Facciamo ordine:

  • Per cominciare, c’è Adam (Peter Krause): è il fratello maggiore, il punto di riferimento per tutti, non solo per gli altri fratelli, ma anche per i suoi genitori, per i suoi figli, per i ragazzini della squadra di baseball di cui è il Coach. Adam è sposato con Kristina (Monica Potter) ed è padre di due figli: l’adolescente forse brava ragazza forse no Haddie (Sarah Ramos) e il piccolo problematico Max (Max Burkholder), che potrebbe avere la sindrome di Asperger.
  • Poi c’è la seconda sorella, Sarah (Lauren Graham). E’ una madre single di due degenerate kids, come li definisce lei stessa: una sedicenne, Amber (Mae Whitman), molto ribelle e molto bad ass, ma, ne sono certa, con un cuore d’oro grande così; e Drew (Miles Heizer), di qualche anno più piccolo, timido, introverso, videogiocatore folle, in realtà estremamente confuso e addolorato per la separazione dei genitori. L’ex marito di Sarah è un musicista tormentato con problemi di tossicodipendenza, lei è provvisoriamente senza un lavoro e, per questi motivi, decide di ritrasferirsi a casa dei propri genitori, a Berkeley. Nè Amber nè Drew sembrano troppo entusiasti all’idea.
  • La terza sorella è Julia (Erika Christensen), è un bravissimo avvocato, una donna in carriera superimpegnata, sposata con Joel (Sam Jaeger), che invece è un papà “casalingo” a tempo pieno per la piccola (e a mio avviso adorabile), Sidney. La bambina preferisce platealmente Joel a Julia, nonostante quest’ultima cerchi in ogni modo di conciliare lavoro e famiglia.
  • E concludiamo con l’ultimo fratello, Crosby (Dax Shepard): tipico trentenne allergico all’impegno, ha una relazione altalenante con Katie, sua collega di lavoro. Lei vorrebbe un figlio, lui vorrebbe risentire Jasmine, quella ballerina incredibilmente flessibile e snodata con cui aveva avuto un’avventura cinque anni fa. Jasmine (Joy Bryant) alla fine ricompare, con perfetto tempismo, subito dopo che Katie è riuscita a strappare a Crosby la promessa di avere un figlio insieme entro i prossimi tre anni. Porta con sè una bella sorpresa: Crosby è padre del piccolo Jabbar.
  • A fare da cappello a questa variegata e numerosa ciurma, i genitori/nonni: Zeek e Camille Braverman (Craig T. Nelson e Bonnie Bedelia) sono i capifamiglia. Il primo appare come un patriarca vecchio stampo, convinto che la vita sia una guerra costante e impegnato, continuamente, a spronare tutti quanti, soprattutto i maschi della famiglia. La seconda, per ora, resta nell’ombra, ancora difficile da caratterizzare. A chi dei due appartiene la scatola di preservativi trovata da Sarah nel cassetto dello scrittoio?

Non ci avete capito nulla? Eccovi l’albero genealogico dei Braverman, così che possiate orientarvi un po’.

Quante cose succedono, in questo pilot! Due partite di basball, una cena in famiglia, un pranzo in famiglia, uno spettacolo scolastico, una diagnosi medica, una rivelazione su un figlio, un trasloco, ben due fughe da casa, un arresto, un appuntamento, sesso post appuntamento, due o tre dialoghi a cuore aperto genitore/figlio… Insomma, sembra proprio che, per iniziare col botto, si sia giocato sull’accumulo. E, sapete che vi dico? Secondo me, in questo, Parenthood funziona molto bene. Se si pensa alla mole di personaggi introdotti e alle vicissitudini – alcune delle quali neanche troppo lineari – di cui sono stati protagonisti, la leggerezza e l’equilibrio con cui scivola via quest’episodio pilota è davvero ammirevole.

Certo, il rischio di risultare un clone di altri show simili c’è. In particolar modo la già citata Brothers & Sisters viene subito alla mente, e in più di un’occasione: nella famiglia riunita attorno al tavolo, con il vino che scorre a fiumi, e i brindisi e i discorsi solenni; nell‘incontro tra i quattro fratelli, che nel giro di due minuti si lasciano sfuggire ogni segreto, problema, pettegolezzo, preoccupazione; e, forse, ancora di più, nel lungo montaggio d’apertura, durante il quale tutti i personaggi sono presentati al telefono, mentre si chiamano tra loro. Se alcune dinamiche possono apparire simili, però, è il contesto ad essere abbastanza diverso: la famiglia Braverman sembra più sgangherata, più disordinata (anche nell’arredamento della casa, per esempio) rispetto alla patinatissima dinastia Walker. Inoltre, la terza generazione, quella dei figli piccoli o teen assume un ruolo importante, non è relegata sullo sfondo: c’è da augurarsi che le interazioni tra questa grande quantità di personaggi dalle età così lontane possa portare del discreto movimento.

A questo proprosito, mi è piaciuto davvero molto il modo in cui si è arrivati alla diagnosi di Max: all’inizio noi spettatori, esattamente come Adam e Katrine, crediamo di trovarci davanti al solito bambino timido e introverso, spinto dagli adulti – in questo caso dal nonno – a fare qualcosa che non vuole fare. La scoperta che Max ha effettivamente una forma di autismo, può sembrare, in primo luogo, inaspettata, ma, a un secondo sguardo, del tutto coerente. E sono molto curiosa di vedere come verrà affrontato questo tema, non così frequente nelle serie tv americane. Anche il rapporto, appena accennato, tra le due cugine coetanee Haddie e Amber promette scintille, grazie all’ambiguità che si respira nella sequenza dell’arresto.

Un grazie, infine, a Lauren Graham, per la lievità che sa portare ad ogni suo personaggio e all’interno di situazioni come queste che, aldilà di alcuni divertenti momenti comedy, leggere non sono. Anche se la sua storyline con il vecchio amore del liceo è tra le più comiche dell’episodio, riesce a cambiare con naturalezza tono e spessore quando si trova a confrontarsi con Drew e Amber, senza risultare forzata e fuoriluogo. Non che gli altri attori siano da meno: in particolare, molto bravi Peter Krause e Erika Christensen, quest’ultima capace di tratteggiare delicatamente un ruolo a forte rischio banalità.

In sostanza, un buon pilot, dunque. Forse l’abbuffata di situazioni rocambolesche, una dopo l’altra, può risultare un po’ spiazzante e, sicuramente, non siamo davanti ad un prodotto innovativo nella struttura narrativa o nei temi. Però, insomma, il suo sporco lavoro lo fa molto bene, con equilibrio e linearità… e poi, che volete, su di me le grandi famiglie americane, con storie un po’ buffe e un po’ commoventi, con in sottofondo canzoni di Bob Dylan, bè, fanno sempre molta presa.

Alice Cucchetti

Mi piacciono le canzoni con i finali tristi, gli androidi paranoici e i paradossi temporali. Scrivo sul settimanale Film Tv, curo le pagine della televisione per il mensile Nocturno e recensisco film e altro su Mediacritica. Non aggiorno mai il mio blog perché passo tutto il mio tempo su Tumblr.

23 Comments

  1. Bel pilot e bella recensione.
    Sono d’accordo più o meno in tutto. L’unica cosa che mi ha un po’ perplesso è il modo con cui si passa dal comico al drammatico (esempio: Sarah-Lauren a cena col barista).

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  2. io alla fine di questo pilot ho pensato: “speriamo che anche i prossimi episodi siano da 50 minuti”. E non mi era quasi mai successo. Credo di aver gran bisogno di serie nuove, ma non per forza originali: mi trovo a mollare telefilm seguiti con costanza per anni, e ho bisogno di qualcosa che colmi quel vuoto. Dopo questo pilot lascio ben volentieri che Parenthood rimpiazzi Brothers&Sisters, per quanto mi riguarda: alcune somiglianze sono eccessive, ma dal nuovo nato di casa NBC sembra venire comunque una ventata di freschezza e autoironia che da troppo tempo non funziona più tra i Walker.

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  3. Mi è piaciuto molto. Da notare poi, dal punto di vista del cast, come ci siano due figli di Paul Weston su tre!

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  4. - That’s right, I Googled your sperm.

    Devo dire che questo pilot mi è piaciuto, ma ci ho messo un po’ per entrarci. DI certo la seconda metà mi è sembrata superiore alla prima, anche perché più della prima è capace di discostarsi dall’enorme elefante in mezzo al salotto che è Brothers & Sisters. Perché qui la tematica “essere genitori” è molto più centrale, perché i personaggi sono di più (e tutti subito ben caratterizzati devo dire) e le interazioni moltiplicate in maniera esponenziale.
    E quanto mi mancava Lauren Graham, una delle attrici più sottovalutate della televisione degli ultimi anni, che dimostra ancora una volta di essere un’interprete con i cosiddetti. Spero che stavolta possa correre per un Emmy dopo essere stata snobbata sette anni di fila.
    Il fatto che la serie sia in mano a colui che ha scritto e prodotto tutte le stagioni di un capolavoro come Friday Night Lights, Jason Katims, mi fa ben sperare per gli sviluppi successivi.

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  5. Bab ha scritto:

    ma dal nuovo nato di casa NBC sembra venire comunque una ventata di freschezza e autoironia che da troppo tempo non funziona più tra i Walker.

    Guardo sono d’accordissimo… oramai in B&S si è abbandonata la visione familiare per aggiungere sempre l’effetto sorpresa che invece da una pesantezza e ti fa avere sempre la stessa reazione, puntata dopo puntata: “Ma ci prendono per scemi?”.
    Per quanto riguarda il pilot devo dire che mi aspettavo avere meno al primo episodio, anche se come dice naima non sembra guastare questo mix di eventi! 4 stelle meno.

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  6. Anche a me il pilot è piaciuto, anche se i dejavù di Brothers and Sisters mi hanno un po’ infastidità, soprattutto l’inizio in cui i personaggi ci vengono presentati per telefono, che sembra proprio preso pari pari dal pilot di B&S…un’altra cosa che non mi è piaciuta è il personaggio di Crosby, che un mi sta antipatico a pelle e mi sembra un po’ stereotipato fino ad ora.
    Mentre tra le cose che mi sono piaciute c’è di sicuro il cast, ottimo. E anche le varie storyline sono state introdotte tutte con eleganza e in modo abbastanza interessante, tanto da farmi venire voglia di continuare a seguirle, che poi è quello che deve are un buon pilot. Speriamo bene, sono abbastanza fiduciosa, e devo dire che visto la caduta libera di Brothers and Sisters questo nuovo family drama capita proprio nel momento giusto….

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  7. Sono d accordissimo con la recensione e con il voto, pilot interessante,personaggi particolari cast favoloso una su tutti Lauren GRAHAM mitica attrice e Peter Krause. Non sono d accordo sul paragone b&s parenthood. B&s è alla 4 stagione e comunque è riuscito in 4 anni a regalarci una marea di emozioni e tante storie, e si la 3 stagione è stata sottotono ma questa 4 apparte qualche episodio è una spanna sopra di tutto mix di momenti drammatici e comedy e sopratutto negli ultimi 3 (che non avente neanche recensito ;(;( ) quindi benvenuto parenthood che aspettavo da tempo e lunga vita a b&s. E’ impossibile ma un crossover tra ii 2 show sarebbe spettacolare XD XD, speriamo continui con questo andazzo

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  8. Visto, mi ha annoiato parecchio.. non è il mio genere purtroppo :\

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  9. Visto anche io. E visto che si, ho mollato Life Unexpected o come cazzo si scrive, dovevo trovare qualcosa di nuovo. E sostanzialmente concordo con la recensione. Sono di meno dei walker ma mi sono sembrati di più, molti di più. B&S è un telefilm che nella prima stagione strabordava classe da ogni fotogramma mentre questo è così caotico, così confusionario, così i googled your sperm che ti fa venir voglia di amarli fin dal primo momento. Forse la scena al telefono andava evitata. FORSE.
    Insomma, alla fine mi è piaciuto, e tanto. Non so più che dire perchè tutto quello che penso è scritto nella recensione. Solo un appunto, nella scena iniziale con Lorelai (mi dispiace, ma la chiamerò sempre così), ha parlato talmente veloce che per un minuto mi sarei aspettato di vedere rispondere Luke al telefono e vedere Rory uscire da qualche parte. E ho gridato “yay! the gilmore are back!” ma sono rimasto amaramente deluso.

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  10. premetto che mi è piaciuto tanto questo pilot e sicuramente continuerò a seguirlo,ma la scena dove il patriarca fa il toast per la figlia Lorelai(sì anch’io sono una di quelli che la chiameranno così per sempre)
    e le dice bentornata a casa per me è un deja vu degno dei viaggi temporali di Desmond!è il compleanno di Kitty?ah no ho sbagliato telefilm…comunque rìbadisco davvero bel pilot!!

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  11. Parenti, amici e tanti guai è uno dei più bei film di Ron Howard di sempre, quando ancora faceva film davvero davvero belli.
    Piccole curiosità:
    -c’è un giovine Keanu Reeves, totalmente scemo e a Keanu in quegli anni lo straffatto/idiota lo faceva da Dio (vedi Ti amerò fino ad ammazzarti con anche il compianto River Phoenix, grande film e divertentissimo, cercatelo)
    – c’è un poco più che bambino Leaf Phoenix che altro non è che Joaquin Phoenix che all’epoca voleva usare il nome Leaf (foglia), dato che il fratello si chiamava River (fiume) e la sorella Rain (pioggia) [se qln si chiedesse perchè River facesse uso di droghe tale da uccidersi, chiedetevi con genitori che danno ‘sti nome se era possibile ai tempi non calarsi l’impossibile e finire la propria vita sul marciapiede del Viper Room di Johnny Depp]
    – c’è un bravissimo Rick Moranis nella parte del padre fissato con la didattica, tanto da togliere innocenza alla figlia, che non capisce uno scherzo dello zio, che fa ridere tutti i bimbi e scappare urlando lei.
    – infine c’è un immenso Steve Martin, all’apice della carriera. Qui in uno di quei ruoli che sembrano scritti per lui, una parte tragicomica, insuperabile come interpretazione, a mio avviso, anche dall’ottimo Peter Krause.

    Dialoghi frizzanti e situazioni comiche, ma con uno sguardo vero sulle relazioni familiari, BEN PRIMA di B&S…
    Un grande film con un grande cast : Steve Martin, Dianne Wiest, Mary Steenburgen, Jason Robards, Rick Moranis, Tom Hulce, Martha Plimpton, Keanu Reeves, Harley Kozak, Eileen Ryan, Joaquin Phoenix and Dennis Dugan

    In realtà oltre al film del 1989 c’è stato anche un serial (lo hanno dato su Sky un paio di anni fa…)
    ecco gli attori
    David Arquette … Tod Hawks ( Keanu Reeves nel film)
    Jayne Atkinson … Karen Buckman ( Mary Steenburgen nel film)
    Ed Begley Jr. … Gil Buckman ( Steve Martin nel film)
    Thora Birch … Taylor Buckman ( Alisan Porter nel film)
    Maryedith Burrell … Helen Buckman ( Dianne Wiest nel film)
    Leonardo DiCaprio … Garry Buckman (Joaquin Phoenix nel film)
    Mary Jackson … Great Grandma Greenwell (Helen Shaw nel film)
    Zachary La Voy … Justin Buckman (riprende il ruolo che aveva nel film)
    Sheila MacRae … Marilyn Buckman (Eileen Ryan nel film)
    Bess Meyer … Julie Buckman Hawks (Martha Plimpton nel film)
    Susan Norman … Susan Buckman Merrick (Harley Jane Kozak nel film)
    Ken Ober … Nathan Merrick (Rick Moranis nel film)
    Ivyann Schwan … Patty Merrick (riprende il ruolo che aveva nel film)
    Max Elliott Slade* … Kevin Buckman (Jasen Fisher nel film)
    William Windom … Frank Buckman (Jason Robards nel film)

    Già dal pilota vedo caratterizzazioni diverse rispetto al film, alcuni personaggi sono più giovani e il fratello minore è quasi una comparsa nel film, mentre sembrano intenzionati a dargli più rilievo nel nuovo serial.
    Ripeto il mio vivo consiglio di guardare il film.

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  12. ADORO peter krause e il super-papà entra di diritto tra i miei sogni erotici, mentre la graham secondo me è spocchiosissima e antipatica nella vita vera E coi suoi vari personaggi vaginali.
    e cmq del B&S dei poveri non se ne sentiva proprio il bisogno.
    sono un gran criticone, ma per un po’ continuerò comunque a seguirlo per vedere dove vanno a parare… :D

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  13. Gradevole direi… certo il fantasma B&S (di cui tra l’altro si aspettano le recensioni :P :P) aleggia anche perchè voglio dire gli autori cercano di giocare nel pilot sui clichè di B&S: la cena di famiglia, il ritorno della figliol prodiga e soprattutto il rapporto confidenziale/morboso/caotica dei fratelli. Si discosta invece per il fatto che non ci siano i cosiddetti big secrets da svelare, non c’è una donna forte come Norah e sembrano esserci le dinamiche teen che in B&S sono del tutto assenti.
    Per ora lo promuovo confidando che nel futuro si cerchi di tracciare una strada precisa non “attingendo” da B&S :P

    P.S. ma solo a me Krause sembra un po’ sfigatello??

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  14. Bhè molto B&S fino ad un certo punto… in realtà ricalca al 90% le dinamiche già presenti del film…che essendo del 1989 è ben in anticipo rispetto a B&S, al massimo è quest’ultima che si è ispirata al film (o al serial sempre anni ’80 Sister…sempre con dinamiche familiari corali etc)
    Si..Krause fa la parte di Steve Martin nel film…è un personaggio sfigato, il buono della situazione per dire e si sa i buoni lo prendono sempre nel batuffolo…

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  15. @ Dap:
    sì, ok… però è ovvio che se la serie (tra l’altro il 3° tentativo di portare in vita la *stessa* cosa!) – ispirata a un film di 20 anni fa e tutto quello che vuoi – me la trasmetti in un frangente in cui c’è, in un modo o nell’altro, da fare i conti con la concorrenza… è ovvio che tu nbc debba aspettarti delle critiche anche in base a un paragone con un titolo molto forte come b&s. che poi siano due cose anche abbastanza diverse nella loro identicità non lo metto in dubbio.
    ma è come dire – mi scuso per l’esempio stupido – faccio “the vampire diaries” mica perché devo cavalcare l’onda dei vampiri che la febbre per “twilight” ha generato?! nooo… se i libri di TVD sono usciti prima! però, insomma… anche no…

    (scusate per la sintassi, spero di essermi spiegato)

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  16. Meno male che ogni tanto non sono d’accordo con le vostre recensioni! Sennò si perde il gusto… Faccio la voce fuori dal coro: non mi è piaciuto per nulla. Ho trovato i 50 minuti di una noia mortale, di un enorme nulla di fatti e storie, scusate se il bimbo che gioca a baseball e poi non gli piace e poi si non mi ha commosso anche se forse è malato. E la sensazione di già visto, che secondo me va ben oltre brothers & Sisters non ha certo aiutato. vero che c’è posto per una nuova, grande saga familiare, visto il calo di B&S che ormai seguo solo per vedere come finiscono alcune storyline, nella speranza che chiudano presto. Ma dal pilot PArenthood non sembra colmarmelo, mi aspettavo più mordente, vista appunto la concorrenza. Non cedo comunque, e almeno fino al terso episodio ci arrivo….

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  17. mi avete incuriosito!! lo vedro sicuramente..

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  18. Pepito:
    Sono d’accordissimo con te…volevo solo sottolineare che le dinamiche sono uguali al film e non “copiate” da B&S

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  19. NON male, veramente NON MALE x essere un Pilot; merita un (ulteriore) investimento del mio (scarso) tempo.

    In primis non posso perdermi Lorelai ebbenesiancheiolachiameròsemprecosì.

    Da spettatore semistufo di B&S devo dire che il genere è quello ma che la famiglia Braverman sembra essere + vera&umana della patinatissima famiglia Walker (finta democratica ma in effetti un inno ai Republicani caritatevoli da questo punto di vista è + ‘onesto’ un serial come ArmyWives).

    Naturalmemente occorre aspettare il completarsi della prima stagione per dare un giudizio corretto ma le premesse sono buone

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  20. Carino. Davvero.
    Però Peter Krause lo preferivo in quel capolavoro che nessuno ha compreso di “Dirty Sexy Money”.

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  21. IO l’ho compreso.
    A me Dirty Sexy Money piaceva moltissimo.
    Naturalmente l’hanno cancellato.

    Quanto al pilot di Parenthood l’ho trovato carino ma per ora non troppo coinvolgente, almeno per me.
    Nessun personaggio mi ha preso, anche se Peter Krause è uno dei miei feticci dai tempi di Six Feet Under (ovviamente col pre-Dexter Michael C. Hall).
    Vedremo in seguito.

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  22. “Dirty Sexy Money” è un gioiello di proporzioni inaudite. Un capolavoro come pochi nella storia della televisione (non è un caso che siano 3 menti brillanti come Craig Wright, Greg Berlanti e Bryan Singer ad aver dato vita alla serie).
    Riprende il melodramma sirkiano e la soap opera pura e semplice; centrifuga il tutto in uno scoppiettante mix di colori e montaggi rapidi di New York, racconta della saga familiare. Mescola Beautiful e il nero sarcasmo della commedia britannica e mentre continua a centrifugare tutto ciò che è attorno a noi “normali” (Krause) ripropone e capovolge costantemente il concetto di “i soldi non fanno la felicità”. Aiutano, eccome se aiutano. Però se li dai ad un orfanotrofio che rischia di chiudere, fanno la felicità! I problemi e le perversioni sono amplificate. E la consolazione di noi normali (“avessi uno solo dei 5 figli come te, sarei fortunato” Tripp a Nick) non basta a convincerci che i Darlings creano da soli i loro problemi.
    E intanto gli autori si divertono a demolire in punta di piedi le sicurezze degli statunitensi, con sarcasmo profuso a piene mani, con il politico integerrimo che tradisce la moglie con la trans, il prete violento che ha un figlio illegittimo, la rampolla ninfomane che è ancora innamorata di Nick ma sta per sposare il 4° marito, i due gemelli viziati e le macchinazioni di Laetitia…
    Se ad una scrittura fenomenale, si aggiunge un’ottima regia e la presenza di un cast stellare (Shuterland, Krause, Baldwin) non si può che avere un capolavoro. E, in più, la chicca dell’italiano come uso della lingua alta.
    Ovviamente non è stato capito, perché la tv tende al basso, non all’alto.

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  23. The Headmaster 29 marzo 2010 at 12:30

    Finalmente visto il primo episodio. Molto carino, proprio il mio genere.

    Certo, gli manca, a mio avviso, la raffinatezza di Casa Walker, l’intellittualità di un dibattito politco che vada oltre la mera sfera personale, una riflessione sociale che non sia solo quadretto grazioso, ma c’è tempo. Per ora, promosso.

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