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09 dic
mercoledì
Friday Night Lights
Friday Night Lights – 4×05 – The Son

fnl 4x05Ci sono cose che proprio non riesco a fare: mangiare il minestrone coi pezzettoni di verdura, parlare con una persona con cui sono arrabbiato, guidare. Ce ne sono tante altre che non riesco a sentire: “Ma il cielo è sempre più blu” cantata da Giusy Ferreri, mio fratello che russa, le motociclette. Ce ne sono ancora di più che non riesco a guardare: qualunque cosa ficcata in un occhio, le scritte d’amore sul marciapiede, Porta a Porta.
Ma quando arriviamo a Friday Night Lights c’è solo una cosa che proprio non riesco a fare: vedere Matt Saracen piangere. Sì. Non ci riesco. Vengo preso da una rabbia cieca, che vorrei sfogare con sadismo su chiunque abbia potuto anche solo sfiorarlo. Purtroppo stavolta non posso prendermela con nessuno, perciò rimango seduto ad ammirare questo magnifico episodio in silenzio e commozione, come credo abbiate fatto tutti voi.

The Son. Scritto da Rolin Jones. Diretto da Allison Liddi-Brown.

Il padre di Matt è morto. Pensavamo di non sentir più parlare di lui dopo che aveva abbandonato la famiglia per tornare a combattere una guerra lontana, più al sicuro nel ruolo di soldato che in quello di figlio e, soprattutto, di padre. Forse persino Matt pensava che non avrebbe più sentito parlare di lui. Poi, senza alcun preavviso, ecco la notizia della sua morte.
In pratica per il nostro Seven (o Mayday o Cobra, a seconda di quale soprannome inventato dai due Riggins vi piaccia di più) non cambia molto: padre assente prima, padre assente ora e per sempre, padre mai veramente conosciuto. Chissà se è questo che spinge Matt a credere, per un attimo, che possa non essere di Henry Saracen il corpo nella bara che nessuno vuole aprire, a temere che anche nella morte l’uomo sia riuscito a fuggire da lui. Perché sì, Matt odia suo padre. In quello sfogo davanti alla sconvolta Julie, agli addolorati Eric e Tami, il ragazzo confessa che era quell’odio, quel rancore concentrato esclusivamente sul suo genitore, a renderlo capace di essere un bravo nipote e un bravo fidanzato (“I don’t like hating people”, e chi di noi non avrebbe voluto abbracciarlo?). Ora non può più gridarglielo contro, non può più vomitargli addosso il suo disprezzo, e si sente quasi soffocare.
Poi, come se la scoperta del cadavere avesse reso reale quella figura di padre quasi mitizzata in senso negativo, Matt trasforma l’elogio funebre nella condivisione di uno dei pochi ricordi belli che ha di lui, forse per provare a seppellire il risentimento assieme ai resti dell’uomo (una scena che ne ricorda una simile in Six Feet Under, ma qui i toni sono molto più rabbiosi, solitari). Cosa farà ora Matt? Quando il football e la “presente assenza” del padre lo hanno lasciato solo, cosa saprà definirlo? Che persona diventerà Matt Saracen?

E’ bello vedere le persone stringersi attorno a Matt, stargli semplicemente accanto, senza dire una parola. Come Julie che non riesce a immaginare un futuro senza suo padre (e neanche noi), come Tami che si occupa del servizio funebre (“she’s pretty much built for crisis”, oh, se lo è!), come il coach che accompagna il ragazzo a casa in silenzio, come Landry e i fratelli Riggins che provano a sollevare il morale all’amico e ad essergli di sostegno.
E ho tanto amato vedere finalmente riconciliata la coppia nonna-mamma Saracen almeno quanto ho adorato la porta sbattuta in faccia ai due insopportabili “McDick”, come saggiamente soprannominati da Luke.
Mi è piaciuto molto anche il modo assolutamente anticlimatico (e per questo molto più naturale e convincente) in cui vediamo riapparire Autumn Lyla (scusate, ho appena visto quel capolavoro di (500) Days of Summer ed ho ancora gli occhi a cuoricino), tornata proprio per il funerale del padre di Matt, in segno di rispetto e compassione totalmente in character. Lo sguardo finale rivolto a Tim ci avvisa che non è certo finita qui.
Dulcis in fundo, sentire di nuovo il nome di Smash (“Brian “Smash” Williams is making the most of this blowout”) in una puntata così avara di buone notizie mi ha fatto scendere una lacrimuccia di felicità (e nostalgia).

Ritrovarsi senza padre non è affatto un evento straordinario a Dillon, Texas, e sia Vince che Becky non fanno eccezione.
Il primo ha imparato a vivere senza, tanto che è subito portato a ribellarsi alla nuova figura autoritaria rappresentata dal coach (non segue lo schema di gioco all’inizio dell’episodio) solo per poi accettarla quando percepisce la stima e la fiducia che gli vengono rivolte (e un applauso ai bambini che preferiscono la sua mezza frase al discorso presuntuoso di JD McDick). Ma ancora non basta, per sopravvivere deve (almeno è ciò che crede) andare contro la legge, e imparare a rubare un’auto è una delle tante maniere per riuscirci. Non si preannuncia niente di buono per il nostro quaterback.
Becky invece vuole occupare la sedia vuota del padre innamorandosi di un ragazzo più grande (anche se di poco, perché, ricordiamolo, Tim ha SOLTANTO 19 anni), purtroppo non contraccambiata (o almeno non ancora). Decide allora di rivolgere le sue attenzioni verso un più abbordabile Luke (che ci regala una scena a petto nudo totalmente random in pieno stile The Vampire Diaries). Un veloce cambio di rotta sentimentale in vista di un probabile ritorno di fiamma?
Con un padre sì, ma coglione, abbiamo infine JD, ragazzino che ha imparato a divertirsi con poco (sparare ai passanti) e a fare e dire soltanto cose detestabili (e ce ne vuole per riuscirci ininterrottamente 24 ore su 24). Spero che venga raccontato presto, o quantomeno spiegato, cosa abbia causato l’incredibile cambiamento di questo ragazzo.

Le storyline delle new entry iniziano finalmente a carburare, delineando i personaggi in maniera meno abbozzata rispetto alle scorse puntate. Ma stavolta a rubare la scena è Matt, un Zach Gilford da Emmy, sorretto da un cast ancora troppo poco lodato.
Friday Night Lights continua a dimostrarsi profondo, ottimamente scritto e fedele a se stesso. I suoi protagonisti ormai brillano di luce propria, mentre Dillon diventa un luogo sempre più vicino, tangibile, eppure simbolico allo stesso tempo. Ringrazio chi ci ha concesso di seguire per un altro po’ le vite di questa anonima cittadina americana, che ormai tutti noi portiamo nel cuore.




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16 commenti a “ Friday Night Lights – 4×05 – The Son ”

  1. Gaia89 - 09-12-2009, 17:35

    Episodio perfetto. Mi ha lasciata davvero devastata…Ho sempre amato Matt, e in questo episodio ho proprio sofferto a vederlo così…come sempre Zach Gilford è strepitoso…
    Forse l’unica cosa che ancora non riesce a convincermi è Becky…mentre JD è diventato uno s****o incredibile! Inizia a somigliare sempre più a suo padre!

  2. JaneLane - 09-12-2009, 17:42

    Episodio meraviglioso, perfetto,
    Interpretazione magistrale di Zach Gilford ma anche di tutti gli altri, struttura bellissima, con quell’inizio che sembra andare a parare altrove e poi la virata verso il dolore: di Matt, prima indicibile, poi dicibilissimo (la sfuriata all’ufficiale mandato lì per parlargli del padre, lo sfogo con i Taylor), della nonna, di Julie, che non si rassegna ad essere impotente di fronte allo sconforto di Matt, degli amici che a modo loro si stringono intorno a lui. L’impressione che mi ha dato il finale è che Matt è cresciuto ancora, è diventato forse definitivamente adulto (ma si diventa mai definitivamente adulti?) e che sarà quindi capace di prendere le decisioni giuste per il suo futuro.
    Anche a me ha ricordato Six Feet Under, più che altro per il bisogno di “mettere le mani” nella terra per sentire veramente e profondamente l’addio al defunto.
    Come sempre, aspetto con ansia il prossimo episodio, sperando che quello sguardo tra Lyla e Tim non cada nel vuoto.

  3. sara89 - 09-12-2009, 18:37

    bellissimo episodio.
    è incredibile come riescano a mostrare un il dolore in maniera cosi’ forte e vera.
    matt mi ha fatto una tenerezza incredibile, cosi’ come julie che arrancava in ogni modo per tentar di aiutarlo.
    secondo me a questo punto matt deciderà definitivamente cosa far della sua vita e lascerà dillon.
    anche a me becky non convince per nulla.. cioè questa cotta morbosa che ha per tim è al limite del reale… come puoi chiamarlo ad una veglia funebre!!
    mi ha fatto piacere riveder un po’ di scene dei fratelli riggins.. io ho sempre adorato il loro goffo affiatamento, il loro volersi bene…

  4. Leonardo - 09-12-2009, 21:27

    A mio parere questo episodio è uno di quelli che ti costringono ad amare le serie tv. Non [i]una[/i] serie tv, non Friday Night Lights, le serie tv in generale, l’archetipo “serie tv” astratto. Una tale intensità nell’analisi del dolore di un singolo personaggio non è concepibile se non nell’ambito dei tempi dilatati ed estesi che solo una forma narrativa serializzata può permettersi. Al cinema il ritmo di un simile episodio (così come quello di tanti altri che lo hanno preceduto e lo seguiranno) non potrebbe trovare spazio, a meno che l’intero film avesse come fulcro proprio l’analisi di una situazione luttuosa come quella messa in scena (”La stanza del figlio” docet). Non mi stupirei se Zach Gilford avesse strappato un biglietto per Hollywood con questa sua strepitosa prestazione recitativa. Di certo non ha (ancora?) il carisma della star ma il talento dimostrato in questa occasione lascia a bocca aperta, nonostante le buone impressioni suscitate nel corso di tutta la serie ci avessero già mostrato di cosa è capace.

    Su un tono più leggero, anche io non sopporto di vedere Matt piangere: già di per sé Zach ha quel modo di parlare bofonchiando… se recita piangendo diventa praticamente incomprensibile. Ho riguardato la scena a casa dei Taylor tre volte e nonostante tutto non sono riuscito a capire quasi niente, a parte che Matt non ama odiare le persone e che avrebbe voluto gridare tutti i suoi sentimenti in faccia a suo padre ma non ha potuto farlo perché suo padre non ha più una faccia. L’incapacità di sfogarsi è tipica del pacato e controllato Matt, persona abituata a lavorare duramente e ad accettare senza lamentarsi tutte le traversie che la vita gli riserva. Eppure la cieca rabbia che deriva dalla consapevolezza di non aver mai conosciuto veramente a fondo suo padre (e di non avere più tempo per rimediare) genera uno straziante senso di soffocamento anche nello spettatore ormai abituato al carattere del personaggio.

    Bellissima anche la parte di Julie che, probabilmente per la prima volta nella sua vita, scopre quanto sia difficile e dilaniante stare vicino alle persone che si amano nel momento del dolore e nella totale impotenza. Vorrebbe poter fare qualcosa per alleviare il dolore di Matt ma, per quanto intenso sia il desiderio di aiutarlo, non esiste consolazione né possibilità alcuna di alleviare una sofferenza in qualche modo “ancestrale”. Può “solo” rimanergli vicina a testimonianza dei sentimenti che prova. Da questo punto di vista la scena finale è costruita con sapiente contrasto: da una parte il dinamico gesto arrabbiato e inquieto di un Matt che seppellisce il padre in preda a confusione e dolore, dall’altra la statica figura di Julie, unica testimone del momento della separazione definitiva di Matt da suo padre, non tanto vicina a Matt da disturbarlo ma neppure tanto lontana da non far sentire la sua presenza. Un tenero esercizio di equilibrismo che esprime un sentimento probabilmente più profondo di quanto la stessa Julie fosse consapevole. La condivisione di un evento tanto drammatico rafforzerà il legame tra i due giovani… o lo distruggerà del tutto. Inutile dire che spero ardentemente che Matt e Julie escano insieme da questa vicenda, più maturi e consapevoli della forza del legame che li unisce.

    Dopo tre stagioni e un terzo FNL è ancora in grado di produrre episodi che rivaleggiano con i primi per impatto emotivo e qualità complessiva. Tanto di cappello virtuale. Per quanto mi riguarda archivierò questo episodio nella sezione “Come da manuale”.

  5. Gaia89 - 09-12-2009, 21:34

    Leonardo ha scritto:

    A mio parere questo episodio è uno di quelli che ti costringono ad amare le serie tv. Non [i]una[/i] serie tv, non Friday Night Lights, le serie tv in generale, l’archetipo “serie tv” astratto.

    Sono assolutamente daccordo. Quando ho finito di vedere l’episodio, mi sono detta che la prossima volta che qualcuno mi chiederà perchè amo così tanto le serie tv, gli mostrerò questo episodio.

  6. JTL - 10-12-2009, 13:11

    Come detto sul forum, non ho parole.

    Sono stato sorpreso dal ritorno di Lyla e comunque Riggins, come mostra chiaramente quest’episodio, è la figura paterna di Becky, non penso ci sarà altro (o più che altro lo spero). Anche perché sarebbe troppo un cliché.

    Kyle Chandler quando non è “protagonista” è ancora, se possibile, più bravo.

  7. Rei - 10-12-2009, 15:56

    Guarda, Leonardo, complimenti anche a te per il commento. Condivido ogni parola. Quando una serie riesce a metterti in contatto così tanto con i personaggi, quando li senti davvero vicini quasi come fossero vecchi amici, allora quella serie è eccellente. E Friday lo è. Eccome.

  8. Morgana - 10-12-2009, 18:52

    @ Leonardo: A orecchio (e comunque direi che hai capito già tutto)

    “I’m sorry, I’m being rude and I don’t like being rude, I don’t like being rude…I think I’m just having a moment here. I’m…I just…I’m just having a moment. I don’t think I’m okay.
    I hate him.
    And I don’t…I don’t like hating people.
    I’ve just put all my hate on him so I don’t have to hate anybody else. So that I can be a good person, you know? To my grandmother, to my friends, to your daughter.
    And all I want to say, I just want to tell him to his face that I hate him…But he doesn’t even have a face…”

  9. incic - 11-12-2009, 04:46

    Non mi capita spesso di piangere, piangere sul serio voglio dire. Ogni tanto qualche occhio arrossato, qualche volta una lacrimuccia, ma raramente un sonoro singhiozzare colmo di lacrimoni. Allo stesso tempo liberatorio e straziante. E dico in generale. Non riferendomi nello specifico ai telefilm o ad altri generi di finzione.
    Se però rileggo per l’ennesima volta “I ragazzi della via Pàl”, so con certezza che alla morte di Ernesto non potrò trattenermi dallo sfogare tutta la rabbia e la tristezza per quella fine dolorosa. Ugualmente, ogni volta che vedo “Nel nome del padre”, non posso far altro che scoppiare in lacrime alla vista di decine di fazzoletti infuocati, lanciati dalle finestre del carcere in memoria di Giuseppe.
    Bene, da questa sera anche “Friday Nignt Lights” entra con merito a far parte di questa strana categoria di eventi/situazioni/descrizioni – e chi più né ha più né metta – che mi portano inevitabilmente al pianto. Senza nessuna possibilità di evitarlo. Durante lo sfogo di Matt a casa dei Taylor ero già oltremodo sofferente, nella scena del funerale, con quella conclusione allo stesso tempo tormentata e dolce, potente ed essenziale, così estremamente vera, reale, ero semplicemente dilaniato.
    E a differenza dei due precedenti citati, qui si parla della morte di qualcuno che conosciamo appena, che forse anche noi, come Matt, odiamo per aver abbandonato l’unico figlio per andare in guerra. Un personaggio nel quale non possiamo né vogliamo immedesimarci. Che per certi versi ci spaventa, mostrandoci un mondo fatto di scelte che spesso non condividiamo o comprendiamo. Il dolore che sentiamo, stavolta, è provocato unicamente dal vedere come la morte incida profondamente sulle persone, sui rapporti, sulle aspettative, sulle scelte….
    Matt che crolla, finalmente e inevitabilmente, che vede l’inferno nel viso irriconoscibile del padre, che riesce, grazie all’amore di parenti e amici e alla sua sempre sorprendente forza d’animo, a fare un ulteriore, faticoso passo verso la vita adulta, prendendo in mano la pala e riempiendo la buca. Come se ne avesse bisogno, Matt, di maturare ancora. Come se non avesse già sopportato abbastanza, superando ostacoli e avversità, fin dalla prima puntata. Ma la vita, e questo ancora una volta è il messaggio che “Friday” vuole mostrarci, con forza e senza giri di parole, è una girandola infinita di sfide, di cadute, di angosce insopportabili e insuperabili, dalle quali però in un modo o in un altro bisogna risollevarsi.
    Ho scritto un papiro e avrei tanto altro da dire. Ma non vi tedio oltre. Molto, quasi tutto, l’avete già detto voi, in particolare Rei nella splendida recensione e Leonardo nel suo ottimo intervento. Proprio Leonardo ha sottolineato come il rapporto fra Julie e Matt, dopo questa vicenda non sarà più lo stesso: o ne uscirà rafforzato (come tutti speriamo) o irremidiabilmente incrinato.
    A tal proposito mi permetto di aggiungere, che nelle continue difficoltà comunicative palesate fra i due nell’arco di tutto l’episodio, credo abbia molto inciso la scena finale dell’episodio precedente: una Julie in lacrime che, sulla porta di casa, dice a un rilassato Matt di ritorno da una battuta di caccia, che suo padre è morto. Julie, dopo aver portato suo malgrado tanto dolore nella vita del suo amato, resta inerme senza parole di conforto, eppur così presente e vicina. Matt da parte sua, associa alla fidanzata la notizia del lutto (se avete notato, quasi mai la guarda in faccia, in particolare nelle poche volte in cui le rivolge parola), ma nonostante tutto lascia trasparire, con pochi gesti, il desiderio che lei sia lì al suo fianco, a sostenerlo e a condividere. Nel bene e nel male.
    Una volta di più “Clear eyes, full hearts, can’t loose”.

  10. Leonardo - 11-12-2009, 15:40

    Morgana: Grazie mille per la trascrizione e complimenti per la tua capacità di capire l’inglese! :-)

    Rei: Quello che dici a proposito del legame che si instaura tra i personaggi di FNL e lo spettatore è verissimo e ne ho avuto un esempio proprio in questo episodio, quando Buddy Garrity va a fare le condoglianze a Matt e cerca di consolarlo. Le parole che Buddy dice a Matt sono molto simili a quelle che sentiamo pronunciare ogniqualvolta un soldato di un paese occidentale cade in guerra. Quando mi capita di ascoltare tali parole in televisione di solito il mio senso di irritazione sale di fronte a discorsi che trasudano retorica e suonano vuoti ed ipocriti. Il fatto che spesso siano pronunciati da persone di dubbi principi che dimostrano quotidianamente di non avvalorare coi fatti le parole di cui si riempiono la bocca è il principale motivo che scatena la mia reazione.
    Eppure le parole di Buddy non hanno suscitato in me il fastidio che di solito avverto. In tre stagioni il personaggio di Buddy è stato ampiamente sviscerato ed in qualche modo ho imparato a conoscerlo (almeno credo…). Si tratta di un individuo semplice dai valori radicati nella cultura texana che ha già dimostrato di essere capace di nutrire profondi e sinceri sentimenti di amicizia. In bocca a lui quelle parole assumono per me un sapore diverso e, pur se mi lasciano perplesso da un punto di vista razionale, non ho alcun motivo di dubitare della sincerità di chi le pronuncia. Quel discorso retorico rappresenta il modo un po’ goffo ma assolutamente schietto e sincero con cui Buddy cerca di stare vicino a Matt nel momento del dolore. Questa sfumatura per me è fondamentale e fa sì che, a parità di parole e contenuto, il discorso di Buddy non mi provochi alcuna forma di irritazione. Tutto questo è possibile proprio perché Buddy non è più un estraneo, bensì un personaggio a tutto tondo che mi sembra ormai di aver imparato a capire.

  11. sistolina - 13-12-2009, 21:41

    Non posso che quotare e ringraziare per ka recensione magnifica che, a caldo dell’episodio, mi ha commossa una volta ancora, come quel Zach Gilford così vero e così disperato che mi sarei alzata ad applaudire…
    Io non so cosa commentare, cosa dire se non che mi sento a casa mia in quella Dillon, Texas che amo e odio proprio come casa mia…avrei voluto essere lì per Matt, poterlo abbracciare, ubriacarmi con lui e fare qualcosa…cosa si può dire di un telefilm i cui personaggi ti entrano dentro talmente che soffri con loro con la stessa naturalezza di un amico???
    Io gliene darei 10 di stelline, solo per il modo delicato e sottile con cui hanno saputo trattare il lutto e la perdita in quel modo meraviglioso che mi posso aspettare solo da FNL…e solo dai Taylor che chiunque baratterebbe con i propri genitori all’istante…non ho parole per questo episodio perchè il religioso silenzio commosso e ammirato è la sola cosa che mi riesce di fare…

  12. Rei - 13-12-2009, 21:54

    sistolina ha scritto:

    Non posso che quotare e ringraziare per ka

    Non so chi sia ka, ma la recensione l’ho scritta io. :-) Comunque grazie.

  13. sistolina - 13-12-2009, 22:58

    scusa, volevo scrivere per “LA recensione magnifica”, ma era così magnifica che ero emozionata e mi sono impapinata ;-)

  14. Bab - 17-12-2009, 10:28

    (Rei, recensione splendida, ora sparisci e non rubarmi il lavoro)

    Visto che arrivo colpevolmente tardi e che voi avete già detto tutto, volevo provare a rispondere alla domanda su cosa ha reso JD McCoy, un ragazzino una volta educatissimo e spaventato, un McDick: secondo me è stato il coach.
    Siamo abituati a pensare che Eric e Tami siano la perfezione scesa in terra, ma in questo caso, chiamando i servizi sociali durante la stagione scorsa, hanno fatto un madornale errore. non solo perché si sono fatti dei pericolosissimi nemici, ma perché hanno schierato la famiglia McCoy sulla difensiva, e si sa che nulla unisce un fronte come un attacco esterno. JD, terrorizzato da ciò che ha intravisto di una possibile ribellione a suo padre, si è trasformato in ciò che suo padre pretende da lui: ottimo giocatore, facciata presuntuosa, atteggiamento da padrone della cittadina. tutto il resto è sfogo ormonale di frustrazioni represse. in più ha visto che suo padre, e di conseguenza lui stesso, ha un potere quasi assoluto su Dillon e i suoi abitanti, e questo gli dà la facoltà di fare cose che prima non si sarebbe neanche sognato.
    intendiamoci, per me può pure morire schiacciato da un camion, non piangerò per lui, però credo davvero che la sua attuale “condizione” sia dovuta ad un’azione sbagliata da parte dei Taylor, che indubbiamente dovevano intervenire… ma non in quel modo.

  15. jenny - 17-12-2009, 16:22

    sì, sono d’accordo.
    e sì, anche sulla parte del morire schiacciato da un camion.
    bab, sai guidare un camion? al massimo dici che potremmo riuscirci in due? :D


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