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02 nov
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Friday Night Lights
Friday Night Lights – 4×01 – East of Dillon

Friday Night Lights - 4x01 - East of Dillon “Folks, it has happened. This town has been divided.”

Sono queste le parole, pronunciate dalla familiare voce della radio sportiva di Dillon, che aprono questa quarta stagione di Friday Night Lights… e gente, non è una figura retorica. La linea che divide Dillon in due, rendendola una novella Berlino, sarà anche immaginaria, ma le conseguenze che si ripercuotono sui nostri personaggi preferiti sono dannatamente reali. E se lo splendido finale della scorsa stagione cercava di chiudere tutto su una nota di ottimismo e di speranza nonostante le previsioni non fossero proprio rosee, questa quarta, miracolosa stagione – e ringraziate ancora qualunque entità in cui crediate, perché è solo grazie ad un intervento divino che possiamo ancora essere qui a parlare di Friday Night Lights – sembra essere incentrata su quello che succede ai sogni quando si scontrano con la dura realtà. Questo non vuol dire che gli obiettivi personali che tutti si erano prefissati in Tomorrow Blues siano impossibili, significa soltanto che realizzarli non sarà per niente facile.

Veniamo così scaraventati di nuovo nel mondo di FNL, dove intanto è passata un’altra estate. Vediamo Landry leggere la lettera del suo trasferimento alla East Dillon High School, e vediamo Matt salire nella sua auto con l’insegna della pizzeria per cui ha iniziato a lavorare. Vediamo Buddy Garrity correre dietro al mini cart guidato da Joe McCoy, splendida metafora del vecchio che viene lasciato dietro dal nuovo che avanza, e vediamo il Coach Taylor mentre saluta Julie e Gracie che giocano nel giardinetto, ed è come se non avessimo mai lasciato Dillon. Non so se avete presente, è la stessa sensazione di familiarità, di appartenenza che provi quando ritorni al tuo paese dopo tanto tempo e ne attraversi le strade guardando in giro, osservando, cercando di capire cos’è cambiato e cosa è rimasto uguale.
Cos’è cambiato a Dillon, quindi? Niente. Tutto. Tami è ancora il preside della West Dillon High, ma deve fare buon viso a cattivo gioco e a lavorare a stretto contatto con gli stessi boosters che sono costati il lavoro a suo marito, costretta a nascondere il suo disagio per la situazione attuale dietro falsi sorrisi. E come se non bastasse, l’intera città la ritiene responsabile della divisione, ed è costretta a subire gli attacchi di tutti i genitori arrabbiati per il trasferimento dei propri figli alla East Dillon High School (e per quanto possa essere una struttura inferiore, non posso fare a meno di sentirci anche una punta di razzismo nelle parole della madre che non vuole la propria figlia a scuola “con quegli elementi”).

E mentre sua moglie è intrappolata nella tana dei leoni, Eric muove i suoi primi passi in quella degli East Dillon Lions. Attraversiamo con lui il campo della squadra (abbandonato, in rovina, sporco, così lontano dal senso di pulizia e ordine che ispirava il campo dei Panthers), e come lui ci rendiamo conto che la situazione è ancora più critica di quanto avesse immaginato. Joe McCoy e i suoi uomini hanno fatto in modo che ogni ragazzo con un minimo di talento nel football venisse piazzato nella zona ovest di Dillon lasciando ad Eric le briciole, ma il problema non è soltanto nel roster imbarazzante. Eric deve fare i conti con strutture in disuso, fondi inesistenti, un campo in rovina e senza neanche le strisce, e… procioni. Ha un gruppo di ragazzi che non sanno neanche cosa sia un huddle, un vice che lo abbandona alla prima scusa valida, e una squadra dove il giocatore più esperto è Landry e quello più promettente è un furfantello ad un passo dal carcere giovanile. Di difficoltà Eric ne ha avute anche quando allenava i Panthers, ma lì erano altri tipi di problemi. Anche quando perdeva un talento come Jason Street, Eric aveva sempre in squadra i Riggins e gli Smash, leader indiscussi di una squadra nata e cresciuta con la mentalità del successo. I Lions non hanno nulla di tutto questo, sono soltanto un gruppo di ragazzi poveri e abituati al fallimento.
La batosta che prendono alla loro prima partita ufficiale è di una tristezza disarmante. Non c’è il momento di rivalsa degli underdog che portano a casa la partita, il punto della bandiera, o anche solo un’azione portata a termine, un qualcosa che ti lascerebbe quantomeno guardare al futuro con cauto ottimismo. C’è solo uno svantaggio enorme già a metà partita, e uno spogliatoio che nell’intervallo si riempie di gente sporca, sanguinante, pesta. Eppure qualcosa è successo, perché mentre Eric passa da vittima a vittima giocatore a giocatore, controllando le loro condizioni e cercando di capire quanto gravi siano gli infortuni, non c’è un singolo giocatore che si tiri indietro e che dica di non voler ritornare in campo. Sono tutti pronti a continuare, e anche se poi il Coach deciderà di dare forfeit e risparmiare ai suoi ragazzi altri trenta minuti di agonia, in quel momento negli spogliatoi quel gruppo di ragazzi messi lì alla rinfusa è diventato una squadra. Forse non una buona squadra, ma per quello c’è ancora tanto da lavorare. Tanto, dopo una partita così disastrosa, le cose possono soltanto migliorare.

E se il vecchio coach dei Panthers non se la passa molto bene, non è che i suoi ex giocatori stiano poi molto meglio. Per Tim Riggins il college è sempre stato un sogno di facciata, una cosa che voleva soltanto perché era quello che Lyla desiderava per lui. Adesso però Lyla non c’è più, e Tim può permettersi di abbandonare il college e tornare a Dillon senza neanche pensarci un secondo, ignaro del fatto che le cose sono cambiate. Non ha più un fratello che possa permettersi di accudirlo, visto che Billy ha già fin troppi problemi con una moglie e un figlio in arrivo. Non ha più una costante nella sua vita, un qualcosa che gli dia stabilità come il football, e non ha altro da fare a Dillon che non sia rimorchiare milf nei bar. La sua è una decisione che fa male, diciamocelo. Non ci sorprende, perché in fondo la scelta di mollare il college è pienamente in character per un Tim Riggins che ha sempre fatto un passo avanti e tre indietro, ma la velocità con cui è arrivato a questa decisione è spiazzante. Dopo le splendide parole di Billy mi sarebbe piaciuto vedere Tim almeno *provare* a frequentare le lezioni, e vederlo mollare dopo tre secondi, senza neanche prendersi la briga di fare la punta alla matita che sgranocchiava distrattamente durante il corso… beh, brucia.
Ma questa è la vita, in fondo. A noi dà fastidio, perché amiamo questi personaggi e vorremmo vederli tutti vivere una vita ricca e senza problemi, ma la realtà è che non tutti sono destinati a fare grandi cose. C’è chi riesce ad andare via dal proprio paesino di provincia come Tyra, o Jason Street, o Smash Williams, ma c’è anche chi è destinato a restare lì dov’è nato, vuoi per paura di affrontare un futuro ignoto, vuoi perché troppo pigro per andare via, vuoi semplicemente perché, nel bene e nel male, Dillon è Casa (“You know what, Billy? All I wanted to do was come home”).

Chi invece a Dillon non ci resterà molto – o almeno, è quello che mi piace sperare – è Matt Saracen. Matt sta cercando di convivere con le conseguenze della sua decisione di non partire per Chicago, ma essere costretto a consegnare pizze per mantenersi e vedere i suoi disegni stroncati dall’insegnante d’arte alla DillonTech perché “impersonali e privi di un punto di vista” non lo aiuta molto. Forse anche a Chicago avrebbero stroncato i suoi disegni, ma mi sembra improbabile. Quei disegni riflettono inevitabilmente il suo stato d’animo, e al momento Matt non può riuscire a gettarsi anima e corpo nell’arte, troppo influenzato da una nonna che continua a peggiorare, una ragazza con cui non riesce più ad essere in sintonia (lei vuole che la accompagni ad una festa dei Panthers, ignara del fatto che per lui sia una cosa umiliante) e un lavoro che lo porta a subire le prese in giro di ex compagni di squadra come JD McCoy. Per ora il rimpianto per non essere partito viene sufficientemente contrastato dall’amore per la nonna e per Julie e dal senso di colpa che avrebbe provato se le avesse abbandonate, ma quanto ancora potrà durare? Tim potrà anche riuscire a convivere con la sua decisione di abbandonare il college, perché nella sua mente ha lasciato una vita che non lo soddisfaceva per fare ritorno ad una che almeno conosce, ma per Matt sarà difficile rassegnarsi a restare a Dillon.

Io comunque stavolta ero determinato, lo giuro. Mi ero promesso e ripromesso che questa volta non mi sarei commosso, e ce l’avevo quasi fatta, ma quel “clear eyes, full hearts” mi ha messo i brividi addosso proprio come se fosse la prima volta. East Of Dillon non è un episodio perfetto. Per quanto ci faccia piacere vederli ancora, Riggins e Saracen sono ancora troppo estranei alle storie principali. Il personaggio di Stan, col suo vizio di saltellare scodinzolante intorno al coach e ripetere ogni. singola. cosa. lui dica sembra troppo caricaturale per uno show “vero” come questo. La trasformazione di JD McCoy da ragazzino timido a stronzetto arrogante è un po’ troppo brusca per i miei gusti. Ma la verità è che, piccoli difetti come questi a parte, ora come ora i telefilm capaci di scaldarti il cuore come Friday Night Lights si contano sulle dita di una mano. Saranno cambiati i colori delle uniformi, saranno cambiati anche alcuni volti, ma questo è ancora il telefilm che abbiamo tanto amato, dobbiamo soltanto abituarci a tifare per i Lions e non più per i Panthers. Tanto, l’urlo di battaglia è sempre quello. Clear eyes. Full hearts.




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21 commenti a “ Friday Night Lights – 4×01 – East of Dillon ”

  1. sistolina - 02-11-2009, 20:13

    Non ho ancora visto l’episodio perchè sono senza sub…ma non ho resistito e ho letto la recensione…posso solo inchinarmi perchè mi ha fatta rabbrividire…

  2. Naima* - 02-11-2009, 20:55

    can’t lose!
    ho ancora i brividi addosso.
    e un sacco di tristezza.
    ma va bene così.

  3. Lillussia - 02-11-2009, 23:17

    tristezza, brividi, sangue, fango e sudore.

    mi sono commossa, e non era neanche un episodio così toccante.

    è così…così…Dillon, Texas.
    Ne voglio ancora.

  4. Teo - 03-11-2009, 10:07

    Vorrei non finisse mai. vorrei poterne guardare una puntata ogni giorno, vorrei poter vivere a Dillon e giocare e lottare con loro. Di botte e fango è fatto anche il mio sport, capisco questi ragazzi che nonostante siano malconci non vogliono smettere di lottare, e questo ti trasforma in una persona migliore, nel campo e fuori.

    Spero di vedere JD incatonato al più presto da Matt che preso da una furia omicida lo rulla di botte…bimbo, ricordati che è per colpa tua se la stagione scorsa avete perso la finale!!

  5. Gaia89 - 03-11-2009, 10:33

    Non ci sono davvero parole per commentare questa serie. è tutto assolutamente meraviglioso come sempre.
    Devo ammettere che all’inizio ero un po’ proccupata per questa quarta stagione che si preannunciava molto diversa dalle prime tre, ma dopo questo episodio, i dubbi sono spariti. Cambiano i colori delle maglie e i volti dei giocatori ma la grandezza di questa serie resta intatta. E non è cosa da tutti.
    E anche io spero che Matt vada via da Dillon e che finalmente realizzi i suoi sogni, è un personaggio a cui voglio davvero bene, e vederlo così è una sofferenza.
    E quella scena, con i ragazzi nello spogliatoio coperti di sangue e fango, è Friday Night Lights al suo meglio.

  6. max - 03-11-2009, 10:56

    Quanto mi è mancato, questo telefilm.

  7. Rei - 03-11-2009, 16:21

    Questa serie si conferma (semmai ne avesse avuto bisogno) un capolavoro nella sua interezza.
    Io non so come l’universo televisivo governato dai rating e dal successo (e nel definirlo tale non oso attribuirgli alcun merito o demerito di tipo morale, è esclusivamente una constatazione) abbia potuto piegarsi e abbassare il capo nei confronti di un’opera come questa, come abbia potuto preservarla per cinque intere stagioni. Mi limito a ringraziare il cielo per ogni episodio e per ogni minuto in più con questi personaggi, con questa città, con questa vita. Amen.

  8. daphne - 03-11-2009, 22:20

    Mi stipusco sempre di come questa serie riesca a parlare di orgoglio, lealtà, sacrificio e volontà senza mai scadere nella retorica.
    Quanto mi è mancato il Coach..
    E’ vero le scene in spogliatoio sono le più intense e sono quelle che, nonostante la scenografia scadente, ricreano esattamente quell’atmosfera che ho amato nelle stagioni precedenti.
    Il quadro generale è pieno di insidie, ma io sarei disposta a mangiare fango ad oltranza se a guidarmi ci fosse Eric Taylor, l’uomo che riesce nonostante tutto, ad infondere il senso di appartenenza e la voglia di riscatto.
    In generale sì, anch’io ho provato tristessa nel vedere quanto la realtà sia più dura delle aspettative, ma è proprio il peso della realtà che fa da sfondo a quella che sarà la vera sfida della season 4, la nascita e la crescita di una vera squadra, che potrà confrontarsi a testa alta con la squadra antagonista, che forse ancora non lo sa, ma nonostante il campo scintillante ha perso la cosa più importante, la passione di un sogno.
    Clear eyes….sigh sigh…

  9. wild_honey - 03-11-2009, 22:52

    non è normale amare una serie come noi amiamo questa, che sulla carta parla di un paesino di provincia che ha un serio problema con il concetto di sport per adolescenti. però è perfetta, anche quando tutto va male, questa serie è perfetta.
    non ringrazierò mai abbastanza directv per aver salvato questo gioiello e averlo riportato alla qualità eccelsa che così raramente si trova in televisione oggi, capace di entrarti nel cuore e di non uscirne più.

  10. Leonardo - 04-11-2009, 17:17

    Una delle cose che non cessa mai di soprendermi in Friday Night Lights è quello che io chiamerei il “colpo di scena della normalità”. La rinuncia a metà partita da parte dei Lions*, causa impossibilità fisica nel proseguire (che tra l’altro rivela anche come la squadra conti così pochi effettivi da non avere praticamente riserve), è un evento del tutto logico che qualunque persona potrebbe attendersi se inserisse la situazione in un contesto di vita reale. Eppure questa logica del verosimile non è la logica narrativa comunemente vigente nel campo della fiction. E così ogni volta quella che in realtà è la scelta più logica e tematicamente più significativa continua a sorprendermi con la forza di un colpo di scena ottimamente realizzato.

    Come già osservato la prima batosta per i Lions è comunque un’esperienza altamente educativa. Prima della partita lo sguardo negli occhi dei giocatori è quello dei novellini. Dopo è quello dei veterani, o almeno di coloro che hanno vissuto il battesimo del fuoco. Una specie di corso accelerato su cosa sia veramente quello sport che fino a poche ore prima conoscevano solo per via indiretta e in qualche modo “astratta”.

    E’ un piacere rivedere di nuovo FNL sul piccolo schermo e fremo al solo pensiero di gustarmi lo scontro diretto tra West Dillon High e East Dillon High!

    *Stupenda l’ironia per contrapposizione col motto originale dei Lions – Never Out of the Fight -

  11. Teo - 04-11-2009, 17:21

    Secondo voi quanto passerà prima che il buon Garrity passi dalla parte di Coach Taylor? un paio di puntate o meno?

  12. sistolina - 04-11-2009, 18:48

    E io mi ero ripromessa di non commentare l’episodio a caldo, con ancora le lacrime che ho versato che mi appannano la vista. Non mi vergogno di aver pianto, è una buona causa…e comunque non ci sarei riuscita a lasciar passare il tempo, perchè episodi come questo non si possono commentare con la testa, ma solo con la pancia, o col cuore, come ci ha insegnato il coach Taylor…
    Ho ancora un senso di vaga nausea, ovviamente non per l’episodio, ma per le sensazioni che mi ha trasmesso…sono stata tutto il tempo a pensare al fallimento…a Tim che ritorna a casa e Matt che non se n’è mai andato. Pensavo al fatto che entrambi stanno fallendo, anche se uno se ne rende conto e l’altro regredisce nuovamente allo stadio alcool-donne. Penso che sia normale star da cani. Lo è? Due dei nostri personaggi, due dei nostri beneamini sono rimasti arenati a Dillon, Texas, città che abbiamo imparato ad amare e odiare, e ora che non sembra nemmeno la stessa città…o forse sono io che non la sento più nel cuore allo stesso modo di prima ora che non c’è più nessuno dei nostri Panthers a vestire le divise blu. Non è più quella Dillon che ci fanno vedere adesso…è una Dillon tradandata e sciatta, una Dillon che ha dimenticato il cuore del football. Ma per quello c’è il coach Taylor, e ci sono il sudore, le lacrime e il sangue dei Lions, che non mollano mai, nemmeno quando il solo respirare diventa un’impresa ardua. Quei ragazzi non sapevano cosa fosse il football finchè non sono scesi su quel campo sgangherato a farsi massacrare. Hanno toccato con mano, e il loro sguardo è cambiato. E’ così col football, come con l’amore se mi passate la banalità…
    Ho ancora la nausea perchè ho realizzato solo adesso che non vedremo mai più i nostri Panthers calcare quel campo, e mi fa un po’ star male l’idea. Ma è giusto così, il cambiamento doveva arrivare. Perchè FNL è vero, e nella vita il cambiamento è necessario quanto inevitabile. Amo già questi Lions, così diversi eppure così simili ai Panthers della prima stagione.
    Passatemi la cavolata, ma io ho sentito un’icredibile senso di parallelismo con quella bella e dannata partita del Pilot…al contrario…allora abbiamo visto una vittoria amara, con le certezze che si sgretolavano di colpo, i personaggi costretti allo stravolgimento totale, ognuno posto di fronte ai suoi limiti e alla sua boria…i Panthers di Jason Street che diventavano i Panthers senza punto di riferimento, costretti a ridimensionarsi e trovare nuovamente il loro posto nel mondo, e ho provato un senso d’involuzione, di avvolgimento su se stessi. Oggi vediamo i Lions, una squadra creata dal nulla che vive per la prima volta l’esperienza di essere una squadra, ma che comunque si crea, dalla sconfitta. Ho visto nascere nei Lions lo sguardo del giocatore, del coraggio, di chi ha capito che non potrà più farne a meno…Ed ecco l’evoluzione, il punto di partenza, da zero, dal fango…I Panthers tornavano al fango e i Lions che nascono da esso…non so, nella mia mente aveva un non so che di poetico che probabilmente ho rovinato nella spiegazione.
    La verità è che mi mancano i Panthers, mi manca Jason con la sua inafferrabile voglia di ricominciare, mi manca Smash, e anche la sua boria…mi mancano Tyra e perfino Lyla…ma perloro ho quel senso di malinconia felice, perchè in fondo so che ce l’hanno fatta…ma più di tutto mi mancano il Tim e il Matt che hanno lasciato una parte di loro nei Panthers, che vivono nei loro corpi ma non sono più loro…emblematica e sottile la scena in cui la ragazza chiede a Tim com’era essere Tim Riggins…quello che mi chiedo io è, come farà a essere Tim Riggins adesso…
    Scusate l’immane commento…ma ne avevo bisogno…

  13. Bab - 04-11-2009, 20:52

    l’episodio è decisamente meno che perfetto, ma l’ho amato tantissimo. FNL ha sempre il coraggio di portare tutto a un livello successivo, non ha paura dei momenti morti o delle storie troppo complicate da gestire. Questa premiere non è solo un episodio clamorosamente riuscito, ma apre anche la strada a una stagione complessa, problematica su molti livelli: i Panthers non avevano vita facile, anzi! molti erano così sfigati e bersagliati da una sottocultura opprimente e da problemi più grossi di loro che era difficile capirli fino in fondo. Ora hanno portato tutto questo al livello successivo. Io credo che gli autori e tutto il cast siano più che pronti… Ma noi spettatori? Lo siamo?

    (bellissima recensione, davvero. meravigliosa)

  14. sistolina - 04-11-2009, 21:29

    Ora che mi sono sfogata…ma Matt, sbaglio,o si è tinto i capelli e adesso è castano???

  15. JaneLane - 08-11-2009, 16:41

    Davvero bello. Anche se per me è abbastanza scioccante l’idea di non vedere più (o comunque di vedere molto meno) Tyra. Vediamo cosa ci riservano questi nuovi personaggi…
    Massima fiducia, ovviamente.

  16. enrico - 09-11-2009, 15:38

    Non c’è molto da dire se non che le emozioni che mi dà FNL non me le dà nessun altro telefilm al momento. Avevo anch’io molti dubbi dopo una terza stagione che aveva esaurito un percorso, ma adesso se ne è aperto un altro e dopo aver visto la prima puntata non ho più dubbi sul fatto che sarà bellissimo anche questo.

  17. Nusta - 10-11-2009, 18:44

    Povero Matt, mi fa tanta tenerezza. Anche io spero che possa andarsene presto. Mi dispiace dire addio ai personaggi che amo, ma preferisco saperli felici piuttosto che vederli soffrire. Secondo me è bello che in FNL abbiano cambiato così tanto il cast, certo è un rischio, ma sono contenta che l’abbiano corso: se poteva esserci un modo per rendere ancora più reali le storie di Dillon, era proprio questo.

  18. sara89 - 13-11-2009, 02:33

    una tristezza infinita…
    belissima recenzione.
    una cosa.. ma lyla che fine ha fatto? si sono mollati lei e riggs?

  19. Anyanka - 15-11-2009, 20:56

    sarà che mi sto scocciando di un po’ di serie tv. Sarà che FNL ha detto e ripetuto (e più volte) qual è la sua filosofia. sarà che se l’ho trovata interessante per tre stagioni, completamente-completamente “questa filosofia” forse non mi ha mai davvero convinto. Saranno tante cose, che preferisco seie più amene, che magari addirittura preferisco i procedurali, che preferisco visioni più vicine alla mia realtà (qui si dice che “Dillon è reale”, ma non so quanti tra noi vivano nelle condizioni socioeconomiche dei protagonisti, non abbiano uno straccio di futuro, abbiano problemi con la giustizia on a weekly basis o sognino una borsa di studio grazie al football americano). Dillon per me è reale quanto lo è Battlestar Galactica. Sarà che preferisco shows dove ci sia un po’ di scavo psicologico e non il taglio con l’accetta che qui è la norma. Sarà che Dillon è sporca e razzista e io voglio guardare dall’altra parte. Sarà che non mi hanno mai davvero convinto che la donna sia un essere pari all’uomo, nella mentalità dei main character di questo show. Sarà che (Santa Mamma di Smash a parte) nemmeno le donne mi sono davvero mai del tutto piaciute in questo universo. Sarà che, con tutto che capisco che la realtà del profondo entroterra del texas non può certo cambiare overnight. Ma non ho visto un’evoluzione, in questo show. I personaggi sono sempre gli stessi, qualunque cosa gli sia capitata e continui a capitargli. E inizio a sentirmi un po’ più scema e coi processi mentali rallentati dopo la visione di questo show. E non ho il tempo di costringermi a farmi intrigare (ammesso che) da qualche storyline. E Tim riggins si è imbruttito. Insomma mi sa che chiudo con FNL. Ma con fastidio!

  20. Bab - 15-11-2009, 21:11

    Anyanka ha scritto:

    Sarà che preferisco shows dove ci sia un po’ di scavo psicologico e non il taglio con l’accetta che qui è la norma.

    guarda. il resto sono opinioni e in quanto tali tue e in quanto tali assolutamente da rispettare, ma io proprio questo taglio con l’accetta, questa non-crescita dei personaggi non la vedo. anche solo il coach: è passato dalla determinazione di andare ad allenare una squadra universitaria ad accettare senza esitazione di prendere le redini del team più sfigato del mondo. Per il resto Friday Night Lights è la storia di gente che resta incastrata in una realtà, in un ruolo, in un preconcetto: non è ciò che vorremmo vedere, ma è ciò che ci capita davanti alla faccia. E per quanto riguarda il ruolo della donna: sono d’accordo con te, per tante piccole cose non dichiarate, la donna non è alla pari dell’uomo. Credo sia uno degli elementi tratteggiati con più realismo, perché nessuno lo dice a voce alta, nessuno prova a sottolineare la cosa, perché tutti i personaggi sono immersi in quella realtà e non la riconoscono come tale. È la cosa che ci succede tutti i giorni, eh: veniamo considerate costantemente come se camminassimo due centimetri più in basso, ma proprio perché sono solo due centimetri nessuno ha la voglia di mettersi a fare questioni di principio.
    comunque il tuo commento offre davvero tantissimi spunti di discussione, sono contenta che tu sia tornata a commentare! :D

  21. Anyanka - 15-11-2009, 21:49

    :) Grazie per il complimento :* Però sull’evoluzione resto più della mia idea. Forse a voler guardare meglio hai anche ragione tu, non lo so. Non voglio dire che sia per forza come la percepisco io, sarebbe impossibile proprio perchè si parla di opinioni personali. diciamo che si deve, in ogni episodio, passare per l’inferno prima di uscire a riveder le stelle. Solo che l’episodio dopo ci si ritrova precipitati in un girone a scelta, come se la strada percorsa sia passata invano. E poi non ne posso più del fatto dello spettacolo della violenza. Ho fatto una fatica immane a sopportare la violenza gratuita di questi 43 minuti. In questo episodio ci sono scazzottate gratis in numero di tre (più altro sangue che nemmeno in un film sul vietnam) giusto per far fuori un po’ di testosterone: il tizio con la catenazza d’oro che aggredisce Landry. Matt che salta alla gola di JD (non che non avesse magari anche ragione). Riggins brutto e cretino che aggredisce Riggins bello ma cretino(cazzarola, parlare no? Non è che perchè è FNL, ci si deve menare gratis: quando ci sono gli spunti per parlare, si parla, non è necessario fare i cavernicoli). Grugniscono e si menano, ma che bellezza. A me viene l’ansia. Mi viene sempre da pensare che aggiungendo un paio d’armi e distribuendole random a qualunque personaggio, si farebbero saltare le cervella a ogni puntata. E non si passa mai al livello superiore. Passo sopra a tanti difetti stilistici e mi commuovo pure a certe trovate. Ma il prezzo è nervosismo e in sintesi quasi ormai nullo divertimento. Mi sarebbe piaciuto che, dopo tanti anni a vederli che si massacravano fisicamente, avessero trovato un nuovo modo di interagire. Non l’hanno fatto (Coach in testa), e mi suscitano troppa agitazione. Io ad essere la figlia del Coach Taylor avrei paura. Anche ad esserne la moglie. Moglie che ho sempre anche detto che trovo abbastanza stronza. Non potrei MAI stare con un semialcolista sulla via del fallimento come Tim Riggins. Matt mi deprime con la sua attitudine da capro. Non c’è un personaggio positivo cui mi viene da guardare. Sarò superficiale ma ne ho bisogno e qui non lo trovo. Il momento migliore dell’episodio per me è stata l’aggressione (!) verbale a Mrs Coach, e questo so che non è bello. Comunque, nessuno mi obbliga a guardare :D


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