venerdì
Hung, Pilot 2009/2010Hung – 1×01 – Pilot
Salve, sono Thomas Jane. Forse vi ricorderete di me per quella tamarrata di The Punisher, quella gran palla di sterco di Dreamcatcher e per The Mist, che in realtà era un filmone solido nonostante la mia incapacità di mostrare una qualsiasi emozione in quasi due ore di film. Il telefilm che state per vedere, però, è la mia lucky break. Non so se dipenda dal fatto che le lezioni di recitazione stanno finalmente iniziando a mostrare qualche effetto, o se magari ho appreso qualcosa per osmosi dopo aver lavorato con gente che sa recitare davvero, fatto sta (e credetemi, ne sono sorpreso quanto voi) che in Hung non sembro più avere l’espressività di un macaco imbalsamato! Seguitemi dopo il cut, e vi racconterò tutto!
Tornando seri un attimo, immagino abbiate capito che io con Thomas Jane ho un rapporto particolare. Non è che sia particolarmente prevenuto nei suoi confronti (beh, forse un pochino. Ok, forse più di un pochino. Ok, forse molto), è solo che ogni volta che mi capitato di vederlo recitare ho sempre avuto la sensazione di avere davanti agli occhi… uhm, come dire… un cane senza speranza. Mettermi a seguire un telefilm con lui protagonista non era proprio tra le mie aspirazioni, anche se la premessa alla base del telefilm (“insegnante di ginnastica in bancarotta si dà alla prostituzione”) sulla carta era interessante quel tanto che basta da convincermi a provarlo nonostante Thomas Jane. La sorpresa è che, stavolta, quello che ho visto mi è piaciuto.
Dev’essere stato bello essere Ray Drecker, da giovane. Atletico, popolare, con una scolarship per meriti sportivi in tasca, una capo cheerleader bellissima al suo fianco e un probabile futuro da stella dello sport, probabilmente anch’io mi sarei sentito un Dio. L’impatto con la vita reale post college è stato però brutale, per Ray. I legamenti lo salutano, costringendolo ad abbandonare i sogni di gloria nello sport e ad accontentarsi di un ben più misero lavoro da insegnante. La cheerleader in questione, che intanto ha sposato, lo lascia in favore di un dermatologo nano e brutto come la fame, ma schifosamente ricco e sottolineo ricco (“I’m shallow, but only because I choose to be!”) . La squadra di basket che allena viene da una losing streak impressionante e non vince una partita neanche per sbaglio. Il vicino di casa è uno stronzissimo (che il correttore automatico di word continua a correggermi con “sbronzissimo”. ‘Fanculo anche a te, correttore automatico, voglio dire le parolacce!) avvocato di successo che cerca continuamente di convincerlo a vendergli casa per raderla al suolo e costruire al suo posto una piscina olimpionica per il suo villone. I figli, Darby e Damon (che è, tipo, la prova vivente di come potrebbe essere Jack Osbourne se avesse rubato il caschetto a Nino D’Angelo), lo lasciano per tornare a vivere dalla madre dopo che la casa in cui vivevano con lui viene distrutta da un incendio causato da circa una cinquantina di fire hazards.
Depresso da questa serie incredibile di sfighe e messo davanti all’evidenza che nella sua vita non ha mai realizzato nulla di importante, Ray è disperato quel tanto che basta per iscriversi ad uno di quei seminari che promettono di farti diventare ricco in cinque minuti, e proprio durante una di queste sessioni (in un tripudio di doppi sensi neanche tanto velati, sullo stile di “You have to find your one winning tool” e “do your best with the gift God gave you”), Ray decide di voler provare a guadagnare qualcosa usando il suo unico talento, quella cosa che gli ha sempre dato soddisfazioni: il suo grosso pene.
Non basta però cercare suggerimenti su google e mettere annunci a sfondo erotico sul giornale per iniziare a lavorare, bisogna anche sapersi vendere. Ed è qui che entra in scena Tanya, una sua vecchia one night stand romantica, con la passione per la poesia e l’orgasmo facile che Ray ritrova proprio al seminario (e a tal proposito, l’idea del lyric bread è talmente spettacolare che meriterebbe un post a parte). Il pilot introduce appena la relazione tra i due, ma rivela quel tanto che basta da farci capire che l’asse Ray-Tanya sarà un po’ la colonna portante del telefilm. Entrambi sono predisposti per odiarsi a vicenda, ma sono anche abbastanza svegli da capire che hanno bisogno l’uno dell’altro: lei ha il talento e l’abilità con le parole, arma fondamentale per promuovere come si deve l’attrezzo di Ray, e Ray… beh, lui ha un attrezzo da promuovere.
Il pretesto alla base del telefilm (genitore in crisi economica si trova una seconda attività più redditizia ma meno legale/dignitosa) non è certo una novità, ma Hung riesce a distaccarsi dai suoi predecessori quel tanto che basta (non ha la comicità over the top di Weeds, e neanche la cupa drammaticità di Breaking Bad) da risultare godibile senza richiamare troppo lo stile di entrambi. E paradossalmente, nonostante le premesse (stiamo pur sempre parlando di un telefilm HBO basato su un tizio col pene grosso), è anche molto meno volgare di quanto mi aspettassi. Molto meno di un Californication qualunque, per dire.
Ma la cosa migliore di Hung, neanche a farlo apposta, è proprio Thomas Jane. Ora, io non so se abbia venduto l’anima al diavolo, bevuto una pozione magica o rubato il talento a qualcuno come facevano i cattivi di Space Jam, e adesso da qualche parte c’è un attore vero in crisi di identità perché non riesce più a recitare. Fatto sta che Jane sembra davvero trovarsi a suo agio nei panni di Ray Drecker, riuscendo a cogliere alla perfezione l’essenza di un uomo talmente deluso dalla vita e dai suoi insuccessi personali da decidere di diventare un gigolò pur di togliersi qualche soddisfazione, e facendolo in un modo assolutamente credibile. Il Ray Drecker di Jane è simpa(teti)co, divertente, addirittura – oddiolostoscrivendodavvero – carismatico. Sono piacevolmente sorpreso.
Ovviamente lo show ha i suoi difetti. Se Ray e Tanya sono già ben tratteggiati, altrettanto non si può dire dei figli di Ray e della moglie Jessica (interpretata da Anne Heche) in particolare, che per ora sembra il personaggio più debole (molto più divertente invece la suocera, che riesce a strappare grosse risate durante la scena madre della Heche pur rimanendo costantemente sullo sfondo). L’episodio soffre della classica sindrome da pilot, prendendosi un sacco di tempo per introdurre i personaggi e il mondo in cui vivono, e la durata estesa dell’episodio non sembra essere il format ideale per un telefilm come Hung – anche se, in effetti, già dal prossimo episodio la durata si assesterà sui più canonici venti minuti e rotti.
Il giudizio finale però è decisamente positivo. Hung è un telefilm che parla dello sgretolamento dell’american dream e del costante impoverimento della middle class americana. Parla della fine che fanno i cosiddetti golden boys, quelli che al college spaccano il mondo e poi, una volta a contatto con la vita vera, scoprono che devono lavorare duramente come tutti gli altri. Parla dell’inversione dei ruoli nella società moderna, e degli effetti che tale inversione può avere su una coppia. Parla di quello che la gente è disposta a fare pur di andare avanti quando le abilità “tradizionali” non sono sufficienti per pagare le bollette. Ma soprattutto, Hung parla di un tizio che decide di fare soldi sfruttando il suo pene. Non potrei chiedere altro.









Ma se non è volgare che gusto c’è?!
Scherzi a parte, sono ancora indeciso se vederlo a meno… uno dei motivi è Anne Heche, non la sopporto! Non la tolleravo in Ally McBeal e il suo arco di episodi nella quarta stagione di Nip/Tuck è uno dei motivi della non riuscita di quella stagione!!
Però alla fine ho visto il pilot di serie molto meno meritevoli e interessanti… Lo sapevo che con la recensione mi avreste convinto!!
+ 1000 punti per aver citato Space Jam, che non è facile
(bellissima recensione, lo vedrò di sicuro questo we *_* ricordami di chiederla al cugino questo pomeriggio!)
E’ un’idea interessante, realizzata in maniera carina e simpatica, niente di eccessivamente interessante, ma godibile, guarderò la seconda puntata perché potrebbe uscirne fuori qualcosa di molto originale, nel frattempo confermo il voto di gothic (gotico? XD) e consiglio a Luigi di dargli un occhiata…
ah, per quanto riguarda i personaggi, sono d’accordo con gothic in tutto (anche se ancora è presto per inquadrare i figli, o quantomeno la figlia) ma non sulla moglie, che ho trovato spassosa nel momento della separazione (il suo sproloquio era molto interessante e divertente)
Diciamo tre stelle, il pilot un po’ incuriosisce ma non capisco bene dove andranno a parare…
Invece a me Anne Heche in Men in Trees piaceva un sacco
Concordo con Enrico: la Heche si vede poco, ma la trovo brava, e Jane è credibile.
Il pilota è curioso e piacevole, ma gli manca davvero un tocco, uno spessore, o più semplicemente un indirizzo: speriamo che il secondo episodio ci aiuti a trovarlo.
Ero indeciso se guardare o meno il pilot: a questo punto mi sono incuriosito tantissimo, vada per la visione. XD
Confermo anch’io il voto di Gothic: carino, buffo e malinconico insieme.
Povero Ray, quante sfortune! Sono curiosa di vedere come porteranno avanti la storia e cosa succederà quando verrà scoperto da qualche conoscente (perché verrà scoperto di sicuro!) e spero che i personaggi secondari vengano approfonditi un po’…
Però la HBO deve smettere di confezionare così bene i suoi prodotti…. Maledetti!!
Per fortuna Anne Heche, che continuo a non sopportare, appare poco! Cert i figli sono improponibili ma vabbè!!
Vedrò il secondo episodio!!
Il senzatetto finale che va in giro con la bandiera america è fantastico.
Come tradizione ,per me, di una serie HBO il pilot si guarda a prescindere di solito
Avendo letto la trama temevo anche io una piega Weeds (che in realtà ancora nn seguo) o Breaking Bad ma sembra al momento molto più “disteso” per fortuna. Certo era un Pilot, e per di più un Pilot HBO..nella mia esperienza non ti devi aspettare i fuochi d’artificio ma è più che altro un tappetino con su scritto “Welcome”. l prossimi episodi diranno e se è vera sta storia dei venti minuti scommetto che voleranno fra tante risate; è il formato perfetto.
Tanya tra l’altro è interpretata da un’attrice – non ricordo il nome- che è molto brava ma -”stranamente” – bistrattata dal grande schermo.
)
Ringrazio Gothic:
1) per aver espresso le sue comprensibili perplessità su Thomas Jane
2) per aver tuttavia riconosciuto allo stesso un’ottima immedesimazione nel personaggio dalla carriera affossata i sogni di gloria infranti e divorziato (ma secondo me più che capacità attoriale è pura realtà..Tommaso Giovanna non mi pare brilli per una carriera mozzafiato e credo fosse sposato con la carissima Patricia Arquette che di recente gli ha detto “ti ho preparato i bagagli sono nell’ingresso”)
3) infine grazie mille per aver evitato di linkare fra le tante immagini quella del “winning tool” (che in realtà non s’è vista ma si poteva facilmente superare come omissione
Seguito il pilot, e con piacere devo dire! Non mi ha appassionato particolarmente ma come pilot puo’ starci piu’ che abbondentemente… aspettero’ i prossimi episodi per decidere definitivamente se vale la pena di seguirlo con costanza o meno (sperando che lo show abbia un buon numero di spettatori).
3 stelline e mezzo per me! (sono d’accordissimo con la recesione in poche parole XD)
Copio incollo dal forum:
Ho visto finalmente il pilot e… non so bene cosa farmene di questa serie. Il primo episodio è secondo me insolitamente deboluccio per gli standard delle serie USA attuali.
Guarderò i prossimi episodi per la mia cieca fiducia in qualsiasi prodotto targato HBO, spero di vedere qualcosa di più “corposo”(*) presto.
(*) Ogni post di commento a questa serie dovrà tassativamente includere un doppio senso.
Visto or ora il pilot. Che dire? La mano di Alexander Payne alla regia si nota eccome: la puntata è visivamente splendida, e vanta una fotografia di assoluto prim’ordine, specialmente nelle scene iniziali dove lo sfascio e la devastazione della città americano sembrano quasi uno scenario post-atomico. Più che una riflessione sulla fine del sogno americano (o sulla sua inesistenza), però, alla Weeds, per dire, “Hung” sembra più che altro collegarsi alla contemporaneità della crisi economica e alle difficoltà della middle-class america, soprattutto nel settore immobiliare (e la scena della casa che va a fuoco ha una splendida metafora fallica nella statuetta del giocatore di baseball).
Molte cose, però, non vanno. A partire da quella sembra un’attitudine tipica della HBO degli ultimi anni, ovvero l’impostazione teatralizzata dei suoi drammi, dove più che lo sviluppo narrativo conta la composizione delle scene (un neo che secondo me piagava anche la prima metà della prima stagione di True Blood). Questo tipo di impostazione produce episodi sicuramente ben fatti, ma anche noiosetti se non ci sono sceneggiatori più che eccezionali alle spalle dello show. Il casting, poi: ho sempre trovato Anne Heche un’attrice mediocre e confermo il mio giudizio. Le scene con lei sono deboli, e quando dovrebbe concederci momenti di pura isteria diventa ridicola: Joely Richardson sarebbe stata perfetta. Il difetto più grande, tuttavia, è proprio la mancanza di direzione narrativa: il pilota gira e rigira sugli stessi concetti, diffondendosi in metafore (sempre abbastanza scontate) e parallelismi, ma senza approfondire nulla.
The Headmaster ha scritto:
Quindi non sono l’unico a no avere molta stima della Heche! La Richardson sarebbe stata nettamente superiore!
L’assenza di una direzione narrativa trovo che sia una piaga di molti recenti telefilm, in particolari questi “one man show” (Californication, Nurse Jakie, etc); hanno questa volontà di riprodurre il reale con la cansapevolezza di sfruttare i soliti temi! Solo che se non sei uno Sceneggiatore potente lo show va in vacca dopo due puntate. Vedremo.
Comunque altra cosa che mi è piaciuta è la sigla! Simpatica.
@ LuiGi:
Concordo in pieno. Californication è un esempio perfetto e, a mio avviso, molto meglio riuscito di Nurse Jackie, Hawthorne, Royal Pains etc., perché gli script sono solitamente molto ironici, e brillanti. Questo Hung, invece, mi sembra fin troppo ridondante nel trattare temi tutto sommato triti e ritriti.
sono venuta… qui anche io a postare il mio commento. diciamo che non mi ha eccitato… come molti altri pilot hanno fatto prima. ma credo che possa soddisfarmi meglio con le prossime puntate. in fondo come ha detto michele si tratta di un bel prodotto, un HBO, voglio dargliela, la mia… fiducia. il fatto che abbiano voluto mettere dentro… un “dramma teatralizzato” non mi dispiace, anzi mi piace molto. lo seguirò senza dubbio.
solo una cosa: ma perchè sono così bruttissimi i suoi figli?
(michele vanno beni i doppi sensi?? ti giruo che posso fare anche di meglio)
zoe ti amo XD dalla prossima puntata anch’io commenterò con i doppi sensi…
Sììììììììì,viva i doppi sensi!Così Smallville sarà il telefilm caratterizzato dal fatto che ci porti a pensare se sia più trash il telefilm in sé o le sue recensioni, e Hung quello dei doppi sensi!
Zoe ha scritto:
zoe…I think I’m in love with you XD
a parte questo posso solo essere totalmente d’accordo con la recensione e con i vostri commenti…maledetti arrivate sempre prima -.-’
Ecco, questo pilot mi è piaciuto più di quello di United States of Tara e Weeds (quando lo vidi anni fa). Non che sia geniale o chissà cosa, ma il protagonista è simpatico e l’atmosfera scanzonata e malinconica allo stesso tempo mi ha convinto. Insomma, una buona serie estiva con cui passare il tempo.
Attendo con ansia la recensione del secondo episodio!!!
bel pilot. hbo sempre grande. ma come mai non avete continuato a recensirlo? avete perso tutti interesse? o alla fine della fiera non ne vale la pena?
questa aria tragicomica mi piace molto. e visto l’argomento trattato , del superdotato che si vende, avrebbero davvero potuto giocare su tutt altro.
chissa come procederà. sn molto curioso