martedì
The No.1 Ladies Detective AgencyThe No.1 Ladies Detective Agency – Stagione 1
Chi segue senza paraocchi la serialità televisiva, guardando anche al di là dei confini americani, sapranno che se la televisione americana comincia a subire la crisi, economica e creativa, l’età dell’oro televisiva si è spostata al di là dell’oceano, precisamente in Gran Bretagna, dove con Hustle, Wallander, Being Human e Dead Set, oltre agli acclamati Dr.Who e Torchwood, il livello narrativo e produttivo è sensibilmente più alto rispetto alla media europea.
Ulteriore prova di questo stato di grazia arriva da questa serie gialla, prodotta dalla BBC e subito catturata dalla HBO che se ne è fatta co-produttrice, in cui la figura classicissima del detective privato viene spostata in un’ambientazione inconsueta, come quella del Botswana. Il risultato, anticipato l’anno scorso da un simpatico tv-movie diretto niente meno che dal compianto Anthony Minghella, è una serie piacevole e simpatica che non farà gridare al miracolo, ma di sicuro lascia di buonumore.
Al centro della serie la paciosa e solare Precious Ramotswe, una donna che subito qualche batosta dalla vita (marito fuggito e figlio morto) che ha il dono dell’osservazione e della deduzione, così decide di aprire la prima agenzia di detective in Botswana: con la fidata segretaria Grace Makutsi, il successo arriverà lungo un percorso accidentato.
Serie d’impostazione abbastanza classica e british nonostante l’ambientazione, in cui la crime story si fa atipica nei temi e nei casi trattati, si macchia di commedia (fin troppo) sentimentale e soprattutto si apre a una terra che, se si esclude qualche momento paternalistico o da sfondo di pericoli terroristici (24, per esempio), è da sempre fuori dall’immaginario televisivo e non solo del pubblico occidentale.
Il vero colpo di genio di questa serie tratta dai romanzi di Alexander McCall Smith sta tutta, come dicevamo, nell’ambientazione: Gaborone, capitale del Botswana, uno dei paesi più poveri dell’Africa, che non solo possono stimolare la curiosità dello spettatore di fronte a realtà inesplorate (non a caso la fotografia ricorda a tratti quella del National Geographic), ma soprattutto a rileggere i gialli e i mistery in una chiave più umile e terrena rispetto al genere classico: omicidi e complotti sempre più complicati sono sostituiti da furti di bestiami, regali di nozze falsi, fidanzati che non vanno bene per le proprie figlie e piccoli drammi e inganni di tutti i giorni che diventano ancora più realistici grazie alla povertà che fa da contesto.
Come in tutte le produzioni BBC, il livello di cura della messinscena è molto alto, quasi maniacale nella perfezione della ricostruzione, della fattura tecnica, del respiro narrativo del singolo episodio (che dura praticamente un’ora), della divertente galleria di personaggi: la serie – in 6 episodi come tradizione BBC – cede soltanto quando, giunta verso la conclusione, deve dare una storyline concreta al personaggio di Mma Ramotswe e la fa precipitare in un tira e molla con un amico che poi diventa marito, ma non ci crede fino in fondo e un ex marito che torna a complicarle la vita.
Unico tocco di banalità e di ristagno narrativo in un lavoro di sceneggiature che hanno sempre puntato sul fattore umano e caloroso piuttosto che sulla fredda razionalità dell’investigazione, non fossilizzandosi sui casi ma raccontando cosa essi significano per quella cultura, attraverso la simpatia e la vivacità (a dire il vero un po’ stereotipata) dei caratteri, che si ripercuote sulla regia, pratica, semplice e curata.
A differenza poi di molti shows del genere, questo non cade nella trappola del one man show e diventa, semmai, in un two girl con l’affiatamento delizioso tra la corpulenta Jill Scott e la magra e nervosissima Anika Noni Rose e l’affiancamento discreto di un caratterista di solito in disparte come Lucian Msamati. In attesa di sapere se BBC/HBO rinnoveranno questo show, caliamo il sipario su un prodotto medio ma di fattura eccellente che sa mediare tra la richiesta di originalità e complessità del pubblico telefilo e invece la rilassata pacatezza velata di mistero amata dal pubblico generalista.
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Sembra carino, lo vedrò.
P.S. Non per fare il precisino, ma non è “The No. 1 Ladies’ Detective Agency“?
Un annetto fa ho avuto modo di leggere il primo dei romanzi che hanno ispirato questa serie e devo dire che ero rimasto piuttosto indifferente, a causa, soprattutto, di una scrittura abbastanza tiepida e non particolarmente evocativa. Non appena ho avuto l’occasione, però, ho guardato questa breve serie, giusto per capire come avrebbero reso certi dettagli dell’ambientazioni o certe complicazioni giallistiche, e sono rimasto sorpreso: la serie è davvero piacevo, è divertente, è ben scritta e soprattutto è ben recitata, perché la protagonista è niente meno che eccezionale. Per un’estate dove molte altre serie sono in vacanza, The No. 1 Ladies’ Detective Agency è praticamente perfetta.
@ Simone: Hai fatto bene a correggermi…di solito il precisino lo faccio io!!!
Manulele, che bella recensione!
mi hai davvero incuriosita…
Thanx Bab….
Dumela! Io ho seguito Mma Ramotswe in contemporanea con la messa in onda e mi è rimasta nel cuore… Grazie della recensione… utile anche per chi l’ha persa ed ha un’estate a disposizione per riuscire a colmare la lacuna
… perchè nonostante non sia un capolavoro, secondo me questa serie è un piccolo gioiellino. E come dice The Headmaster:
Buona visione
Visto il pilot. E adesso qualsiasi serie mi sembrerà smorta e cupa….
sono a metà pilot (dura quasi due ore…) e devo dire che mi sembra molto buono… divertente e originale…