sabato
KingsKings – 1×07 – Brotherhood
- I have no fear because tonight my faith is not in God, but in you.
Dove eravamo rimasti? Ah, già. La NBC ha cancellato Kings. E si è degnata di trasmettere la seconda metà della prima stagione nel corso dell’estate. Non era certo una sorpresa, visto l’atteggiamento e le politiche che il network ha riservato alla serie sin dalla sua prima messa in onda. Consoliamoci almeno con la dichiarazione di Michael Green, il suo creatore, secondo cui l’attuale stagione è stata realizzata in modo che le maggiori storyline venissero risolte nell’arco dei tredici episodi, fornendo una conclusione che sarebbe potuta servire, nella peggiore delle ipotesi, da finale vero e proprio. Tanto di cappello agli autori. Quasi mai ci viene concesso tale lusso.
Passiamo quindi a commentare il ritorno, a quasi due mesi di distanza da Judgement Day, di questo piccolo gioiello in patria inspiegabilmente (almeno per quanto riguarda la qualità) passato inosservato.
Brotherhood. Scritto da Kamran Pasha. Diretto da Tucker Gates.
Presagi. Segni. Sogni. Sogni di re. Sono simboli da interpretare, decifrare, in quanto compongono la lingua adoperata da Dio per comunicare la Sua parola. E Silas, così come David, si interroga sul significato di quanto (pre)vede. Per essere preparato ad accettare la volontà divina, per essere capace di compierla. Con il pugnale come con l’acanto. Con la peste come con la guerra. Qual è il piano di Dio? E dall’alto di quale trono un re mortale può afferrarne i misteri?
Kings ritorna con la puntata forse più spudoratamente “religiosa” vista finora. Silas affronta il rischio di perdere la sua famiglia, addirittura il suo popolo, per decifrare il messaggio inviatogli da Dio, un avvertimento che si manifesta attraverso le persone a lui più care, affinché il traditore al suo fianco possa essere stanato prima che sia troppo tardi. Traditore che incrocia anche il cammino di Jack e David: i due compagni-fratelli, infatti, sono stati incaricati di eliminare un pericoloso terrorista che minaccia Gath, tale Belial, segretamente in combutta con esponenti di alto rango del governo alleato, di entrambi i governi in verità. Michelle invece si imbatte in una madre e nel suo bambino, vittime inconsapevoli della peste Arana di Sidon, la quale rischia di condannare l’intera Shiloh, di spazzare via i suoi abitanti. Eppure il vento non si abbatterà sul popolo di Gilboa, ma su una candela, una candela in una stanza chiusa. E’ il segno decisivo che indicherà a Silas dove volgere il suo sguardo severo, e così il suo pugnale.
Protagonista principale dell’episodio è senza dubbio la famiglia reale: Silas appare sempre più tormentato dalla possibilità che lo stesso Dio che ha posto la corona sul suo capo possa averlo ora abbandonato, e teme per l’incolumità dei suoi cari (“A king has no friends. He has, if he’s lucky, his family”). Jack tenta in tutti i modi di essere all’altezza del trono e del suo re, implorando la stima paterna fino a perdere la lucidità, fino a dubitare maggiormente dei suoi alleati piuttosto che dei suoi nemici (“Enemies, I understand. You… I don’t know what you are”). Michelle sacrifica se stessa pur di stare accanto ad un bambino nelle sue ultime ore di vita. “She can’t be mother to them all!” grida disperata la regina, per la prima volta rabbiosa e furente, senza accorgersi che la figlia si è fatta madre proprio in quel gesto estremo. Ed è proprio il coraggio “estremo” di questo personaggio, il suo altruismo e la sua onestà, a renderne la figura tanto affascinante e contraddittoria. Qual è il segreto della principessa? Cosa l’ha condotta ad agire così?
Devo tuttavia ammettere che i primi minuti dopo la sigla (l’intera prima metà dell’episodio per essere più precisi) non mi hanno convinto ad una prima visione. Li ho trovati frammentati, a tratti pretestuosi. Missione supersegreta più peste? Troppo. Troppo. Ma poi nel corso della puntata mi sono accorto che quel troppo a poco a poco si stava trasformando in potenza, grandiosità, elementi che rendono la serie tanto unica ai nostri occhi. Già nella scena dell’“interrogatorio” a Belial ero (di nuovo e sempre di più) rapito da una narrazione epica, risonante e potente. Lo ripeto e non mi stancherò mai di farlo, potente. Poche volte ho incontrato questo particolare tipo di potenza in una serie televisiva.
Ne sono una componente essenziale la regia e la fotografia, che ci regalano come sempre sequenze visivamente mozzafiato, la scrittura maestosa e shakesperiana, ed un cast rubato alla HBO (ora ad aggiungersi a Eamonn Walker e Ian McShane appare anche Lee Tergesen), così come sembra esserlo l’intera serie. Forse sarebbe stato meglio se fosse stato davvero così. Magari Kings avrebbe avuto più fortuna e sostegno.
Seconda metà molto migliore della prima, abbiamo detto. Ma se episodi del genere compongono i cali fisiologici di una stagione, beh, direi che ci è andata di lusso!
Voglio concludere con alcune interessanti (almeno per il sottoscritto) annotazioni:
- la scena del sogno (sia per il sommo McShane che per il pugnale) mi ha ricordato la famosa scena prima del secondo atto del Macbeth (“E’ una spada quella che vedo dinanzi a me, con l’impugnatura volta verso la mia mano? Suvvia, lascia ch’io ti prenda: non ti stringo, eppure ti vedo sempre”).
- Belial nella Bibbia è un demone, più volte citato come compagno di Lucifero. Il termine viene anche usato per definire una persona spregevole e meschina.
- Sidon è una delle città più grandi del Libano. Nella Bibbia gli abitanti di Sidon oppressero a lungo gli israeliti. Ai tempi di Davide la città iniziò il suo declino.
- la candela accesa ad ogni finestra, secondo l’invito del reverendo Samuels, è un riferimento al segno posto sulla porta di ogni casa del popolo di Israele a protezione dei primogeniti nell’ultima piaga d’Egitto, alla vigilia della fuga verso la Terra Promessa, ovvero alla vigilia della Pasqua ebraica.
- Caino e Abele sono i figli di Adamo. Dopo l’uccisione del fratello, Caino prese a vagare a Est dell’Eden, e Dio impresse su di lui un marchio affinché chi si imbattesse in lui non lo uccidesse.


















esatto, sono gli elementi che caratterizzano la serie, per me una vera goduria e assolutamente non eccessivi… puntata al cento per cento “kings”
Interpretare i segni… la candela che si spegne per ben due volte al tentativo di accensione da parte del generale è un messaggio più intellegibile di un sms.
Dalle premesse di questa puntata sembrava dovesse accadere fin troppo, ma tutto si sgonfia rapidamente senza dramma, nè drammi.
Una pestilenza potenzialmente devastante, la vita appesa a un filo di una figlia, una serpe in seno, un figlio a rischio in missione, i segni che presagiscono un arto da strappare dolorosamente pena la cancrena di tutto il corpo, e tutto questo si riduce all’eliminazione del generale. Non una grande perdita, davvero.
NB l’acacia è anche il legno con cui è stata realizzata l’arca dell’alleanza.
Ma come ho detto, anche secondo me i presupposti da cui si sviluppa l’episodio sono eccessivi, calcati. Però la forza della puntata (e della serie) è che da un certo punto in poi si imprime una carica alla narrazione che dà senso al tutto, anche ai difetti. La scena del discorso di Samuels è sì magistrale, ma anche appropriata alla piega presa dall’episodio. E sono queste sensazioni che rendono così unica la visione di Kings, che già posso dire essere diventata una delle mie serie preferite di sempre.
PS
Grazie della nota.
E’ vergognoso che una serie così debba concludersi dopo una sola stagione. Che la peste si abbatta sugli uffici dei produttori della NBC.
altra splendida puntata! fotografia maestosa e dialoghi epici, un vero peccato che la serie termini dopo solo tredici puntate, mi consola sapere che almeno avrà una conclusione.
Una piccola correzione, come ha detto Close to me il rametto è di acacia non acanto. Ebbene sì sono un precisino schifoso!
Puntata interessante ma rispetto alle precedenti (e al fantastico pilot) la qualità cala a mio parere. Sembra una classica puntata riempitiva e a tratti è un po’ grottesca (soprattutto la parte della missione segreta) e ho trovato un po’ troppo semplicistica la soluzione alla piaga…
Sulla missione supersegreta ho avuto delle perplessità anche io, ma la risoluzione alla piaga invece è assolutamente potente. Davvero wow.
Questo episodio secondo me esemplifica perfettamente i pregi e i potenziali difetti di una serie così anomala.Come hai giustamente notato Rei è la carica particolare della narrazione che ha il sopravvento e la rende speciale:sarà la ieraticità di certi momenti, le musiche, la simbologia e l’interpretazione “alta” degli attori, Mc Shane in testa, a mantenere quello speciale equilibrio che rende gli episodi così affascinanti. Allo stesso tempo questi stessi elementi sono un rischio, e il rischio, Dio ce ne scampi, è quello della caduta nel ridicolo. La pestilenza, ad esempio, qui diventa un potente momento drammatico, ma poteva rivelarsi una incongruenza enorme, se pensiamo come sia stridente il contrasto tra una malattia per così dire “antica”, una infezione per di più ,messa in un contesto metropolitano moderno. Ed è grazie alla forza della narrazione che accettiamo il comportamento di un re che crede a presagi e premonizioni e che ci piacciono simbolismi fin troppo esibiti.
Anche per me la missione ha avuto un che di improvviso e incongruo, ma nell’insieme tutto sembra funzionare a dovere.Quattro stelline meritate in pieno.
io ogni volta che c’è un’interazione tra walker e mcshane parto col 14 stelline e poi (eventualemnte) ne tolgo qualcuna…
…a questo episodio ne ho date 12!
ci avrei visto bene qualche farfalletta, però…
Rei ha scritto:
In effetti anch’io se fossi dio pretenderei la testa dell’attore più brutto del cast, per placarmi!
Mi è molto dispiaciuto non rivedere Andrew, che finora è l’unico personaggio che ho trovato davvero intrigante.
Ritorno al meglio per kings, godiamoci questi ultimi episodi sperando in una fine degna!
La cosa che mi affascina sempre in questa serie è la capacità degli autori di calare una storia così densa di riferimenti religiosi, simbolismi ecc. in un contesto completamente moderno senza farlo sembrare grottesco.
In effetti la missione di Jack e David sembra piazzata un po’ a bella posta, ma pone un po’ di più l’accento sui conflitti interiori del principe, personaggio che mi convince molto di più del troppo perfettino David!
Ian McShane come sempre perfetto!
Che bello vedere di nuovo Ian McShane maneggiare un coltello !!
Per il resto l’episodio è un’ autentica porcheria..pestilenze scomparse in 12 ore perchè il Re ha tagliato i rami secchi, la principessa che agisce a caso, missioni ridicole, gente che uccide perchè si spenge una candela…
A questo punto posso dirlo tranquillamente: cancellazione sacrosanta!