domenica
House M.D.House M.D. – 5×08 – Emancipation
Episodio sulla fiducia e sull’autonomia. Quanto è difficile conquistarle, quanto è importante difenderle, quanto è semplice perdere la prima e deformare la seconda in isolamento.
Due casi, due storie più simili di quanto non sembri. Una mostra quanto ancora sia affiatato il vecchio team, l’altra offre l’occasione al nuovo di proseguire il rodaggio.
Siamo in una fabbrica. Due operai discutono. Arriva quella che sembra la responsabile del reparto per risolvere la situazione, ma non riesce a finire il suo discorso e cade lungo il nastro trasportatore. Evita di poco la decapitazione e la ritroviamo in un letto al Plainsboro.
Minorenne orfana, Sophia ha deciso di “emanciparsi” per non essere affidata ad una famiglia adottiva. Tutte le apparenze sembrano andare contro l’assunto che “Every teenager is stupid. Teenagers on their own are stupider”: Sophia non si droga, fa sesso sicuro e si costruisce i mobili da sola.
Kutner simpatizza subito con lei e non perde la prima occasione buona per raccontarle che anche lui ha perso i genitori da piccolo. Lei sorride partecipe e gli confida altri particolari del suo passato triste. E, scopriremo poco dopo, falso.
Sfruttando la FMRI come una grossa macchina della verità, Kutner si accorge con grande disappunto che Sophia sta mentendo e lei confessa che ha inventato tutto per evitare di raccontare della violenza sessuale inflittale dal padre, mentre la madre, pur sapendo, taceva. Un passato ancora più triste. Ma altrettanto falso.
Quando la diagnosi è definitiva e Sophia viene messa di fronte alla necessità di contattare i suoi genitori, la prontezza con cui elabora le ragioni del rifiuto insospettisce House: “The fact that it makes sense doesn’t make sense?” Solo House poteva essere insospettito da una cosa del genere. Dopo averla provocata un po’, House ottiene finalmente la verità, o almeno la versione di Sophia di quello che è successo tra lei ed i suoi genitori. Incaricata di occuparsi del fratellino mentre faceva il bagno, lei si distrae e lui muore.
È un passato comunque drammatico, però lascia spazio ad un futuro in cui si può recuperare qualcosa.
Questa parte dell’episodio è particolare. Interessante ad una prima visione, ma un po’ deludente alle successive. Quando ormai sappiamo che sta mentendo, Sophia sembra fin troppo preparata a fornire una versione alternativa del suo passato e le sue espressioni sembrano quasi “stonate” rispetto a quello che immaginiamo le passi per la testa. Anche se, bisogna ammetterlo, è difficile immaginare cosa passi per la testa di una sedicenne con una storia come la sua.
Il dialogo finale con House è molto toccante, soprattutto considerando che le parole che lui le rivolge una volta scoperta la verità hanno un sottotesto decisamente personale: pensa ad Amber e confortare Sophia è anche un tentativo per confortare se stesso. Con tutta la disillusione che gli è solita. “You want someone to tell you it was just an accident. That it’s not that bad, but it is that bad. And you know it. There’s nothing you can do to change that. But there is one thing you can do to not make it worse”. Hugh Laurie riesce perfettamente a mostrare lo shock di House e il cambiamento del suo atteggiamento. E anche Emily Rios in questa occasione è molto convincente.
Mi è piaciuta molto anche la scena in cui Taub racconta di avere l’Huntington’s Chorea mentre Thirteen lo fulmina con lo sguardo. Fulminante anche la risposta di Sophia “Don’t try to walk in my shoes, and I won’t try to walk in yours”. Ma la parte migliore è forse la successiva, quando Taub e Thirteen litigano perché lui le ha rubato l’identità e House li interrompe con “Trying to sleep here!”. La discussione con Taub e il sarcasmo di House danno a Thirteen l’energia sufficiente per screw up her courage e andare a fino in fondo con la sua decisione di cercare i genitori di Sophia. (Ottimo pretesto, tra l’altro, per fornirci il suo nome completo!)
Perfetto l’equilibrio tra i registri comici e drammatici. È una caratteristica costante della serie, ma in questa sequenza in particolare riescono a sovrapporsi senza scadere nel ridicolo o nel patetico.
Al contrario di Thirteen, così riservata sui propri problemi, Kutner non si fa scrupoli nel raccontare della sua infanzia. Ho avuto una sensazione di dejà-vu abbastanza fastidiosa e spero che in futuro la sua caratterizzazione venga approfondita in modo un po’ più vario. Lo scambio tra Taub e Thirteen
a casa di Sophia, sul fatto che lo considerano fiducioso al limite dell’ingenuità, pareva un buon punto di partenza. Nel corso dell’episodio non sono andati molto oltre, ma se resterà nella serie, come a questo punto sembra probabile per tutti, vorrei che il suo personaggio svelasse anche altri aspetti della sua personalità. Dove è finita, per esempio, quella sfumatura masochistica accennata l’anno scorso?
Mentre il nuovo team si occupava di Sophia, Foreman si dedicava ad un altro caso con l’aiuto di Cameron e Chase.
Il paziente è il piccolo Jonah, che peggiora di giorno in giorno senza alcun motivo apparente. Una battuta del fratellino farà scattare l’intuizione giusta e tutto si aggiusterà senza troppe complicazioni. Prima di risolvere il caso, però, Foreman è addirittura disposto a mettere da parte l’orgoglio e ad andare a chiedere aiuto ad House. Che rifiuta. Per ripicca o per fiducia nei confronti di Foreman? Si direbbe la seconda, ma non ne sarei poi sicurissima… Diciamo che gli do il beneficio del dubbio solo perché lui stesso ammette con Wilson di aver rischiato grosso.
C’è una certa logica dietro alla scelta di occuparsi di un solo paziente alla volta ed ha ragione Cameron quando mette in guardia Foreman dicendo “Either you can handle both these cases or you can’t. If you can’t, it’s dangerous and stupid”. Quanto alle ragioni che spingono Foreman in questa impresa, Chase con il solito cinismo puntualizza che “Whatever you’re trying to prove, it won’t be enough”.
In effetti non si trattava di dimostrare qualcosa ad House, che probabilmente non risparmierà le battute a tema in futuro, ma che conosce limiti e potenzialità di Foreman forse meglio di Foreman stesso.
Si tratta piuttosto di imparare a rivendicare anziché chiedere. Una sorta di emancipazione indispensabile per chi ha a che fare con House e con il suo modo di gestire il lavoro e le relazioni.
Si potrebbe usare la tanto attesa formula “episodio corale”, se non fosse per la sostanziale assenza di Cuddy e per la presenza solo marginale di Wilson. Forse era necessario un basso dosaggio dopo la sovraesposizione precedente, però un po’ dispiace ugualmente.
Lei fa la sua comparsa solo come musa ispiratrice, prima per Foreman, al quale consegna la cartella di Jonah come degna prova dimostrativa per House, e poi in chiusura per Wilson ed House, che si scambiano le ultime battute prima di lasciare il Plainsboro.
Le note di Trough the dark di Alexi Murdoch riprendono in sottofondo.
“You wanna talk about her?”
“Nope.”
“All right. You’re gonna be okay, House.”
“Good to know.”
Sì chiuderà davvero così, questo capitolo?
Spero sinceramente di no. E per quanto l’ultima strategia di Wilson possa sembrare efficace, credo che ci voglia una maieutica più energica nei confronti di uno come House.
Nel complesso è stato un ottimo episodio. Direi quattro stelline tonde tonde, in attesa del prossimo che – maledetta me, la devo smettere di spoilerarmi con le foto - ospita nientemeno che il Magister di True Blood, Zeljko Ivanek. Immagino che non sia lì per le riserve ematiche come ai bei tempi facevano Angel e Spike, ma le altre immagini non suggeriscono comunque nulla di normale…


















uffa…rivoglio vedere sempre il vecchio team al lavoro…ma torneranno mai a lavorare tutti assieme con house?!?!?
Un episodio bellissimo. Toccante il colloquio tra House e la ragazza al momento della rivelazione del segreto. L’infinita tristezza negli occhi di House è più espressiva di mille parole.
Laurie è davvero bravo e nel dialogo con la paziente da il meglio di sè… l’espressione, gli occhi… davvero davvero bravo.
La tattita di Wilson darà i suoi frutti… diamogli tempo… secondo me forse può funzionare.
Peccato per la Cuddy che si è solo intravista ma sempre davvero felice di vedere il vecchio team (le battute ciniche di Chase sono favolose)… e uffa non ho saputo resistere e ho guardato le foto del prossimo ep… ora sono troppo troppo curiosa.
Il primo piano di Laurie era in concorrenza per lo screencap, in effetti. Però poi ha vinto la scena della mensa, con l’espressione perplessa di Chase mentre ritira il suo piatto di pizza. Le battute sulla stabilità della coppia Chameron, il fatto che Foreman li faccia partecipi del suo segreto e la loro reazione… Mi è piaciuta molto.
House e Wilson s’incrociano in ascensore….House non vuole parlare di Cuddy…e cosa singolare, nemmeno Wilson: House ci rimane di sale….
Così (a parte il solito stramazzamento al suolo del paziente di turno) inizia Emancipation, episodio classic style, all’insegna del migliore House delle origini. Sobrio e misurato, ricorda molto le atmosfere della prima stagione, senza eccessi, ma con parecchi spunti di riflessione. E’ uno di quegli episodi che non rientreranno fra gli Indimenticabili, ma che mi rimarrà nel cuore per i rimandi, i temi ricorrenti cari agli autori e i nodi interpretativi abbozzati.
E’ un episodio che parla a chi ha voglia di ascoltare, a prima vista di sola transizione, in realtà ricco di contenuti discreti, ma interessanti.
E’ un episodio che parla a vari livelli di emancipazione, di libertà, di amore e di dolore…è un episodio in cui emergono bugie e segreti, in cui House cerca di trovare una risposta riguardo a ciò che prova, in cui Foreman cerca (e pare trovi) l’occasione del riscatto da House, in cui Wilson stranamente non si atteggia a Grillo Parlante….dopo tante emozioni forti ed avvenimenti sconvolgenti c’è bisogno di decantare i sentimenti, c’è bisogno di routine, di un rassicurante ritorno alla normalità…
House ha bisogno di self-differential e cerca aiuto in Wilson, che però non si sbilancia, non giudica, non commenta, non consiglia…House deve riflettere e capire da solo cosa è meglio per lui..
Foreman, in cerca di autostima e di autoaffermazione esce dal nido per tentare il volo, ma impaurito torna indietro e chiede aiuto prima a Chase e Cameron, poi ad House che però non sembra intenerirsi: Foreman deve farcela da solo…e ce la farà: House ha capito che è finalmente pronto e a modo suo gliel’ha dimostrato….
House si rivela in questo episodio bastardo, ma a fin di bene (ass, but a noble one: Wilson ILY)sia con Foreman che con la ragazzina che gli confessa il terribile segreto….House è entrato in empatia con lei (come con la paziente di Control) al punto di leggerle il cuore, al punto che le parole di Sophia potrebbero essere parole di House:
H: Something happened, but it wasn’t rape.
S: Believe whatever you want.
H:You’re scared, and stubborn, and you don’t like people feeling sorry for you. Why not?
S: I don’t want pity. I just wanna be normal.
H: You need people to see how independent you are,how well you’re coping. So they won’t see the lost, hurt little girl. Because that’s not what you see.You see someone who did something terrible…who deserves to suffer…..there’s nothing you can do to change that.
Empatia…come quella provata da Kutner per la ragazzina bugiarda che inventa la morte dei genitori e poi la violenza del padre per annegare il suo terribile senso di colpa e il suo dolore…
ophia che ha provocato involontariamente la morte del fratello… come il bambino che stava involontariamente uccidendo il fratellino per il troppo amore e senso di protezione….l’amore a volte può uccidere…ma il bello dei fratelli (e aggiungerei dei genitori) è che:
… that’s the great thing about brothers. You can make mistakes,and they’ll still love you.
Solidarietà… come fra i vecchi ducklings che è bello rivedere lavorare insieme: e questo dimostra come la convivenza con il nuovo team sia possibile con un buon plot. D’altra parte i nuovi paperi stanno acquistando maturità e consapevolezza: devo dire che mi sono piaciuti tutti.
In chiusura rivediamo House e Wilson di nuovo in ascensore…ed il cerchio si chiude…Wilson chiede ad House se vuole parlare di Cuddy, ma House stavolta passa la mano: forse ha capito cosa è meglio fare, anche se il condizionale è d’obbligo: House non è Foreman e Wilson non è House…tuttavia Wilson è ottimista e House in qualche modo rassicurato dal suo ottimismo…s’incamminano verso l’uscita….non poteva esserci finale migliore….
nusta non era proprio questo lo sviluppo che volevamo con Kutner eh?
comunque quattro stelline. adorabile Foreman. e i fratellini sono splendidi.
Concordo con Nusta, la scena dello screencap è stata splendida! Divertente e nostlagico rivederli tutti e tre insieme…
Dany, vero, ci sono echi delle prime stagioni. Forse perchè c’è meno soap e più indagine medica.
Ormai sembra difficile trovare un equilibrio e se una volta l’approfondimento dei personaggi era centellinato, adesso è faticoso aspettare per saperne di più su di loro. Forse solo perchè manca una controparte “procedural” all’altezza.
Questo Emancipation fa eccezione e finalmente i minuti scorrono senza che l’attenzione sia rivolta solo agli “intrighi” d’amore o d’amicizia.
Chiarisco: non è che non li apprezzi, anzi, è che li vorrei vedere come sfondo rispetto alla storia dell’episodio, e non in primo piano.
Mi starebbe bene se ci fosse una storia trasversale “esterna”, come con Tritter o con Stacy. Ma mi preoccupa il rischio di “bruciare” qualcuno dei personaggi principali sovraesponendolo…
Bello e intenso, come praticamente tutta la serie…