In barba alle credenze popolari, gli anni di sfiga non erano solo sette e mentre mi domando quale specchio abbiamo rotto per meritarci un’ottava stagione di Smallville, ho il dispiacere di constatare che questa volta non c’è neanche quella spintarella che ci ha accompagnato per tanto tempo, quel che almeno fa ridere. No. Smallville non fa neanche più ridere: gli autori hanno rinunciato all’umorismo involontario per sperimentare l’ebrezza di premere fino in fondo il pedale del non andare a parare da nessuna parte e sempre di più questa serie mi ricorda il paradosso di Zenone, quello che non si può raggiungere l’estremità dello stadio perché prima bisogna raggiungerne la metà, e prima ancora la metà della metà e prima ancora la metà della metà della metà e così via: a un certo punto Clark Kent lascerà il Kansas, si emanciperà dai suoi genitori adottivi, imparerà a padroneggiare i propri poteri, si infilerà quella dannata calzamaglia e diventerà Superman, lo sappiamo tutti, ma quel momento non arriva mai. E di questo vive Smallville: posticipare quel momento all’infinito, continuare a far succedere qualcosaltro, inventarsi dei sempre meno plausibili “ma prima Clark deve ancora…” che giustifichino questono prequel senza fine.
Credetemi, io speravo di scrivere qualcosa di derisorio e scanzonato, e invece ho trovato questo episodio vuoto inutile e sconfortante, ma vabbè, ormai mi ci sono imbarcato.
Con cosa ci aveva lasciato la scorsa stagione?
Lex che ha scoperto il segreto di Clark, la fortezza della solitudine distrutta (con Lex e Clark scomparsi e quest’ultimo senza poteri, come scopriamo in questo episodio), Lana fuori dai piedi perché non vuole intralciare il destino di Clark, Chloe arrestata per qualcosa di ridicolo che ha a che fare o con delle multe non pagate o con l’aver hackerato la CIA, non mi ricordo mai quale delle due, proprio poco prima che Troy di Veronica Mars le chiedesse di sposarla e Lois che non è ancora riuscita a fissare un appuntamento col chirurgo per l’operazione che la farà diventare finalmente una donna a tutti gli effetti.
Siete elettrizzati? Aspettate di sapere cosa succede ora!
Tre imbecilli vestiti come si conviene a chi ha rispettivamente i potere di urlare molto forte, nuotare molto bene e tirare frecce molto lontano perlustrano il globo alla ricerca di un Clark che sembra essersi volatilizzato e tu già pensi “una season premiere senza il protagonista, sagace!” e invece al minuto 11 ce lo troviamo in Russia che lavora come uno schiavo sotto la pioggia (scena a dire il vero girata piuttosto benino. è l’unico momento in cui prendere uno screencap non mi ha imbarazzato tanto) al servizio di un qualche signore del crimine organizzato non meglio approfondito per pagarsi il biglietto di ritorno a casa, salvo prendersi un po’ di botte perché pensa di poter sbaragliare un esercito di malavitosi russi armati di mitra prima rubando un camion e poi agitando un bastone di legno (d’altra parte se gli uomini con il mitra si fanno rubare un camion sotto al naso da un 18enne e poi non lo ammazzano, beh, un po’ se lo sono meritati di venire anche picchiati col bastone); poi arriva Green Arrow (in borghese questa volta, grazie a Dio) che finge di non conoscere Clark, inscena una zuffa e fa una messinscena ridicola per portarselo via quando sarebbe bastato dire “sono gay e tengo le banconote in mazzette spesse tre dita, posso comprare il vostro giovinetto?”.
Ma, oh, il fanservice richiede una certa sottigliezza.
Nel frattempo Chloe, il cui cervello -reggetevi forte- è, per motivi che o mi sono perso io o non esistono proprio, “più potente del computer più potente del mondo”, crede di essere stata arrestata dal governo mentre invece a tenerla prigioniera e a farla lavorare senza assicurazione né sindacato è la Luthorcorp, orfana di Lex ma sempre piena di uomini in giacca e cravatta cattivi e senza scrupoli che guardano in macchina e fanno quella faccetta malvagia che ti fa pensare che se non fossero impegnati a fare quello che stanno facendo, sicuramente starebbero formando una cordata per salvare Alitalia.
Ora, il nuovo e non poi così sorprendente talento di Chloe che consiste nell’essere molto intelligente, viene sfruttato dalla Luthorcorp per decriptare dei codici e trovare i numeri di telefono di Aquaman, Green Arrow e lesbica-vestita-di-latex-con-una-maschera-disegnata-in-faccia in modo da far loro degli scherzi telefonici trovarli e renderli inoffensivi, ma quando Chloe se ne rende conto si rifiuta di continuare, ed ecco l’uso improbabile della kriptonite di questa settimana: un siero che te lo iniettano nel collo e ti tocca fare quello che ti dicono loro. Ma non avevano già fatto una cosa simile qualche anno fa? Non chiedete.
Sotto l’effetto del siero del dire-fare-baciare Chloe permette ai cattivi di trovare Green Arrow, i cattivi iniettano la schifezza fosforescente anche a lui e gli ordinano di trovare Lex (che dipendenti fedeli, io al posto loro starei già riarredando il suo ufficio), lui chiede a Clark dove sia Lex e visto che Clark non lo sa (o non vuole dirlo?) Green Arrow pensa bene di trapassarlo con una freccia e ucciderlo.
Con Clark in fin di vita gli autori devono essersi accorti che mancavano 10 minuti alla fine dell’episodio e volendosi ritagliare anche un po’ di tempo per fare quelle scene finali che piacciono a loro in cui la gente guarda dritto davanti a se e dice cose emblematiche (o enigamtiche, a scelta), o cammina verso l’orizzonte con in sottofondo la hit pop del momento, pensano bene di risolvere la situazione con un deus ex machina decisamente imbarazzante, che afferra Clark e lo porta in volo verso il Sole, la cui vicinanza lo guarisce e gli restituisce i poteri.
Essendo peraltro il deus un tizio di colore vestito elegante, cioè l’aspetto che hanno generalmente gli angeli custodi nei telefilm da due soldi, ho sperato che anche Smallville avesse i suoi (angeli messi a muzzo: potrebbe diventare la nuova moda della CW), e invece purtoppo era solo il Martian Manhunter della DC, già introdotto un paio di stagioni fa, che avrebbe il compito di proteggere Clark perché gliel’ha chiesto suo padre.
I cattivi hanno perso ma hanno sempre l’ultima parola, Chloe è libera (ma Jimmy Olsen non vuole più sposarla, almeno non finché non gli arrivano i risultati del test per la clamidia), Clark ha di nuovo i suoi poteri, i superamici sono salvi ma dovranno mantenere un basso profilo perché la Luthorcorp da loro la caccia mentre Clark, rendendosi conto che non c’è più nulla che lo trattenga a Smallville, diventa giornalista al Daily Planet perché sì, con tanto di scrivania davanti a Lois che sentendo puzza di sottotrama romantica inizia finalmente ad assomigliare a una donna.
Niente manca all’appello: personaggi piatti che non si spostano di un millimetro dai loro tritissimi tormentoni (sono Chloe, sono intuitiva / sono Clark, anche senza poteri sono altruista e coraggioso / sono Lois, so delle cose sui militari perché mio padre è generale), l’immancabile allegoria dei vestiti di Clark (in questo caso il momento in cui Clark ritrova sé stesso è simboleggiato dal fatto che si rimetta il suo comicione rosso. CHE FINEZZA!), i soliti unici tre espedienti narrativi che gli autori sembrano conoscere, l’uso creativo della kriptonite, almeno una scena in cui qualcosa va verso Clark (in questo caso la freccia con cui Gren Arrow lo uccide) al rallentatore e con l’effetto Matrix, almeno una allusione, sottile come un treno merci, sul futuro di Clark, detta come se fosse una battuta ma che nasconde una grande verità che solo noi spettatori possiamo cogliere (“pretty soon, you’ll be sporting a homemade costume and leading a double identity just like the rest of us”, CHE CLASSE!!), e scene finali assortite con gente che dice cose emblematiche E enigmatiche.
Ma più che a una storia con un inizio, uno svolgimento e una conclusione pare di assistere, più del solito, a un accumularsi di… cose che succedono.
Se già gli altri episodi di Smallville in genere non sono proprio l’arte telefilmica portata ai massimi livelli, quello di oggi è inqualificabile; una premiere dovrebbe almeno gettare delle premesse che ti facciano far finta di dire “quest’anno sarà fichissimo”, qui anche volendo ci si ritrova con un pugno di mosche.
Cosa ci riserva questa ottava stagione? Di che si parlarà? Chi saranno i cattivi? Cosa c’è che Clark deve ancora imparare prima di diventare un supereroe a tutti gli effetti? Molte frasi buttate in giro con estremo garbo ed eleganza fanno pensare che il tema portante della stagione sarà la doppia identità, come se fino all’anno scorso Clark se ne fosse andato in giro gridando ai quattro venti “ho dei poteri! sono un alieno!” (cioè, lui lo faceva, ma quelli che lo scoprivano o prendevano una botta in testa e perdevano la memoria o morivano in modo ridicolo).
Al di là della naturale antipatia, non credo francamente che la serie abbia ancora granché da offire (che non sia continuare a introdurre personaggi minori della DC per la gratificazione dei vecchi lettori o dei ragazzi che guardano il cartone animato della Justice League), soprattutto con metà del cast originale fuori dalle balle, e specialmente con l’abbandono di Michael Rosenbaum, i cui matrimoni e le entrate in scena a bordo di auto sportive erano per molti l’unico motivo per tollerare un nuovo episodio ogni venerdì.
Ok, se fossi un fan di Smallville potrei considerarlo un bene, dal momento che il personaggio di Lex è stato completamente usurato da sette anni a fare SEMPRE LA STESSA COSA (sapevate che detiene il record del telefilm di “prendere una botta in testa e perdere i sensi”? in sette stagioni gli è successo 49 volte) farlo sparire per un po’ poteva essere una buona idea, ma non essendo un fan di Smallville il mio unico cruccio è che ora non ci saranno più intense scene di tensione sessuale tra lui e Clark.
Chi sostituirà Lex? Green Arrow? E’ per questo che ce lo fanno vedere a petto nudo nella sigla? Non posso tollerarlo.











Articoli (RSS)
settembre 28th, 2008 alle 18:52
Non ho mai riso tanto leggendo una recensione, complimenti kaw
O almeno così ricordo da quando mi sono iscritto l’anno scorso.
Sinceramente guardo Smallville perchè mi sono affezionato alla serie già anni fa e perchè spero sempre che succeda qualcosa di inimmaginabile!!! E invece hai perfettamente ragione, sotto tutti gli aspetti. Calma piatta all’orizzonte… tranne le solite banalità e le “frasi enigmatiche ed emblematiche”.
Ormai dispero che la serie faccia “il passo più lungo della gamba” in senso positivo e salga di livello: otto stagioni ormai sarebbero dovute bastare, no?
Tuttavia continuerò a guardarlo, perchè la speranza è l’ultima a morire (e Clark pure).
il mio voto 3.
settembre 28th, 2008 alle 19:26
Kaw, non credevo che fossi così autolesionista da avere il coraggio di Smallville! :O
settembre 28th, 2008 alle 19:36
i vabbeh le vostre recensioni su questa serie (che ho smesso di guardare dopo la prima stagione)ormani contano poco è chiaro che siete contro a prescindere….
settembre 28th, 2008 alle 19:50
dopo la prima stagione la serie è diventata una cazzata
settembre 28th, 2008 alle 23:25
Dall’inizio ad ora questa serie è andata solo migliorando. Ora fa cagare, ma le prime stagioni erano da suicidio. Però c’erano i Luthor, le cui battute parevano scritte da sceneggiatori di professione, a differenza del resto dei personaggi.
Ora, c’avete tolto dalle balle Lana Lang, e di questo non possiamo che gioirne, ma senza Luthor non si va avanti, non ha più senso. Due puntate: Clark trova il pigiama-costume e Clark diventa Superman, e chiudiamola qui.
PS: Ottima la recensione di Kaw, ma si può chiedere che è successo a TheQueenMab che ha recensito qualche puntata di Smallville in passato?
settembre 29th, 2008 alle 10:25
lieto di aver contribuito al tuo buonumore, orphen. è uno degli obiettivi principali di Serialmente, sta esattamente prima di “rubarvi l’anima” e dopo “entrare nell’ordine dei giornalisti e poter finalmente entrare ai concerti gratis”
non siamo fan di smallville, è vero, ma non abbiamo neanche mai avuto la pretesa di offrire la vera verità. qui ci sono solo recensioni soggettive, e nel caso di serie come smallville fatte senza neanche prendersi troppo sul serio. cheer up XD
di salute, che io sappia, TheQueenMab sta bene, ma non ho sue notizie da un po’. poi Smallville non è esattamente una serie di punta per Serialmente, e nessuno fa a botte per recensirla (aka: non l’ho uccisa io per potermi appropriare dei suoi spazi)… lo fa chi ha voglia e chi è libero al momento, Paola non si è fatta vedere e io ho colto l’occasione per farmi due risate XD
settembre 29th, 2008 alle 11:39
io dopo la prima serie non ho potuto proprio vederla per quanto diventava assurda, la prima serie mi era piaciuta perché le “boiate” erano più calibrate e le relazioni meno assurde, dopo il finale della seconda (quello con gli uragani) è stato un via libera alle cazzate che, aiutate da sceneggiature non proprio eccelse, hanno macchiato irreversibilmente la serie di ridicolo
settembre 29th, 2008 alle 17:37
Ho le lacrime agli occhi dal ridere. Grazie Kaw. Non so cos’altro dire!
settembre 29th, 2008 alle 17:41
[...] viaggio tra quelle che sono venute male e quelle che sono venute malissimo e, beh, certo, vedere la trashissima premiere di Smallville. O forse l’ho tirata tanto per le lunghe perché parlare di questo episodio mi mette un [...]
settembre 29th, 2008 alle 17:55
Il problema di Smallville rimane sempre quello: al di là del fatto che è scritta male, è una serie che ha come base mostrare la nascita di Superman. Questa fase nel primo film fatto per il cinema è stata sintetizzata in 10 minuti e ho detto tutto. Io capisco poi la volontà di approfondire un po’, ma 8 anni?! E Smallville è ancora così tanto seguito? Bah… Cmq bella recensione.
ottobre 7th, 2008 alle 18:30
[...] noto ai lettori DC come Green Arrow, già recurring della serie (ci aveva fatto lollare anche nella premiere), noto per l’invidiatissima abilità di tirare le frecce molto [...]