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07 set
domenica
Mad Men
Mad Men – 2×06 – Maidenform

Mad Men - 2×06 - MaidenformSarò sincero, per uno come me non è semplice mettersi a parlare di Mad Men. A me piace fare un pò lo scemo e infilare qualche battuta nelle mie recensioni, ma è difficile mettersi a fare gli spiritosi quando ti ritrovi davanti ad una serie di così rara bellezza. Al contrario, ci si sente in soggezione, si ha tanta paura di essere inadeguati e di non riuscire a rendere giustizia allo show, soprattutto quando ti capita un episodio a cinque stelle come Maidenform. Perchè parlare di telefilm brutti è facile, ma davanti alla perfezione si rimane senza parole, e io con Mad Men ci rimango spesso senza parole.
Quasi ti verrebbe da prendertela con Matthew Weiner. Tanti showrunner prima di lui si sono proposti di realizzare una seconda stagione ancora migliore della (già eccellente, nel suo caso) prima, ma Weiner è uno di quei pochi che forse forse ci riesce davvero.

L’inizio dell’episodio con le tre protagoniste principali che si preparano per una nuova giornata richiama direttamente il montaggio d’apertura del primo episodio di questa stagione, dal quale sono ormai passati tre mesi. E’ il Memorial Day, e al pranzo/fashion show presenziato dalla famiglia Draper vengono ricordati coloro che hanno lottato per il proprio paese, “molti dei quali non potranno gustarsi queste costolette”.
A tutti i veterani di guerra viene chiesto di alzarsi in piedi per ricevere il giusto applauso, e ovviamente Don è tra questi per il servizio prestato in Corea. La cosa lo porta però in luoghi molto oscuri, perchè quel saluto non fa altro che ricordargli che in realtà lui NON E’ Don Draper ma un impostore, costringendolo a mormorare una scusa qualunque alla moglie per andare a rifugiarsi da Bobbie, l’unica persona che riesce a fargli dimenticare di essere un bugiardo schifoso.

Apparentemente, Don sembra aver trovato che la cura a molti dei suoi problemi psicologici – il suo disprezzo per sè stesso, i suoi impulsi contraddittori verso le donne – sia fare tanto sesso violento con Bobbie. Peccato che, nonostante i suoi continui inviti a tacere, lei non ne voglia sapere di star zitta, parlando ininterrottamente dei suoi figli adolescenti e della reputazione di womanizer che Don ha in giro, rovinandogli l’umore. E dopo un lunghissimo momento dove sembrava che potesse succedere qualcosa di veramente spiacevole Don se ne va, lasciandola sola, seminuda e legata alla testiera del letto. Chi tra voi ha letto Il gioco di Gerald sicuramente capirà il brivido che mi è passato lungo la schiena.
Il culmine però arriva in una scena finale da pelle d’oca. Don si rade osservato dalla figlia, che promette di non fiatare. Quelle parole (le stesse che voleva sentire dalla bocca di Bobbie. O meglio, le uniche parole che voleva sentire dalla bocca di Bobbie) lo colpiscono più forte di un pugno allo stomaco, e il peso degli occhi adoranti di sua figlia gli rapprime il volto in un’espressione di disgusto. A differenza delle donne all’inizio dell’episodio, Don Draper non riesce più a guardarsi nello specchio. La telecamera si allontana, e un altro specchio cattura il riflesso di Don mentre questo si accascia sulla tazza. Magistrale.

Specchi che, reali o immaginari che siano, in questo episodio sembrano essere dappertutto. Alla Sterling&Cooper si lavora sulla pubblicità della Playtex, una ditta produttrice di reggiseni che, nonostante abbia introiti più che soddisfacenti, è gelosa degli spot della rivale Maidenform, che hanno una linea pubblicitaria molto più provocante. I dirigenti della Playtex chiedono alla S&C di ideare una nuova campagna, e gli uomini (nello specifico Paul, Salvatore, Ken e Freddie) ne propongono una basata su un concetto nato durante una notte di baldoria al bar. Secondo Paul infatti esistono due tipi di donne al mondo: quelle che vogliono essere Jackie Kennedy (eleganti, pudiche, regali) e quelle che invece vogliono essere Marilyn Monroe (morbide, suadenti, “divertenti”). E siccome gli uomini vogliono che le loro donne siano una Jackie E una Marilyn – o Playtex e Maidenform -, Paul basa la nuova campagna pubblicitaria su un’immagine speculare nella quale la stessa modella indossa due tipi diversi di reggiseno. Da una parte un modello “comodo” per il giorno, e dal lato opposto un modello sexy e provocante per la notte. Due donne in una, la fantasia di ogni uomo, e quindi (secondo Paul) quello che ogni donna segretamente aspira ad essere.

In un certo senso, è un pò il proseguimento naturale di quel discorso sulla femminilità della scorsa settimana. Lo è di sicuro per Peggy, che non gradisce essere tagliata fuori dagli incontri notturni dei ragazzi – e non poter quindi contribuire alla nascita di idee come quella di “Jackie vs Marilyn” – solo perchè donna (per la cronaca, i ragazzi pensano che Peggy sia una Gertrude Stein, o al massimo una Irene Dunne, che nel 1962 aveva 63 anni. Sarebbe come dire ad una vostra amica ventenne che lei vi ricorda Glenn Close). Joan le suggerisce di “smettere di vestirsi come una ragazzina”, consiglio che riflette (ancora quella parola) quello datole da Bobbie la settimana scorsa sull’usare meglio la sua femminilità. E così fa Peggy, presentandosi in abito da sera ad uno strip bar frequentato dai ragazzi, che sono tutti contenti di vederla… tutti tranne Pete, che sembra chiaramente deluso. Suppongo sperasse che Peggy si rivelasse una Jackie, o forse è soltanto geloso di vedere che la ragazza si sta comportando da Marilyn seduta sulla gamba di qualcun’altro.

Ma d’altronde, Pete è l’ultima persona al mondo che può permettersi di obiettare sul comportamento di Peggy. Soprattutto dopo che lui stesso ha avuto un piccolo, patetico flirt con una delle modelle provinanti per la pubblicità della Playtex nell’appartamento che la ragazza condivide con la madre, presente nell’altra stanza mentre i due ci danno dentro sul divano. Eppure quando rientra a casa e si vede riflesso nello specchio, a differenza di Don, Pete è soddisfatto di quello che vede. Non che nessuno si aspettasse diversamente da una persona vuota come lui, uno che neanche se ne frega del fatto che mentre lui fa sesso con la prima che capita, sulla tv (accesa esclusivamente per coprire i rumori) va in onda la pubblicità della stessa compagnia aerea che gli ha ucciso il padre. Uno che crede che prendere un cane per l’ufficio sia un’idea meravigliosa, e deve essere dissuaso nientemeno che da Duck.

Duck, già. Vederlo ricoprire un ruolo di rilievo in quest’episodio non fa altro che rafforzare la stima nei confronti dei writer di Mad Men, ancora una volta capaci di prendere un personaggio odioso (o con caratteristiche tali) e farci provare comunque dei sentimenti per lui. Fino a qualche settimana fa Duck sembrava potersi candidare come Grande Nemico di Don, ma dopo il tonfo dell’American Airlines ha perso punti e rispetto all’interno della compagnia, e adesso ha bisogno che Don gli mostri il suo supporto.
Scopriamo tanto di Duck in questo episodio. Sostanzialmente, lui rappresenta il fantasma del Natale futuro per Don, Pete, Roger e chissà quanti altri alla Sterling & Cooper: divorziato, odiato dalla ex moglie, mal tollerato dai figli, alcolista. Quando non riesce a farsi un goccetto perchè il suo cane lo fissa, la soluzione di Duck è definitiva. Abbandona il cane per le strade di New York, per poter così tornare con uno sguardo risoluto verso la bottiglia e riprendere ad autodistruggersi in solitudine.

Almeno Don è diverso. Quando l’adorazione della figlia lo porta a riflettere sul suo fallimento come essere umano lui la manda via soltanto per pochi minuti, di certo non la abbandona in mezzo ad una strada. Ma quanto ancora può durare? Quanto ancora può andare avanti Don a comportarsi da Don di mattina, e da Duck di sera?

Un paio di considerazioni sparse:

  • La teoria di “Jackie vs Marilyn” è una teoria imperfetta, perchè non prende neanche lontanamente in considerazione tutte le donne che non rientrano in quelle due categorie perchè di razza diversa. Ed è interessante che a proporre la teoria sia stato proprio Paul, che con una donna di colore è fidanzato. Che avesse ragione Joan quando gli ha detto che sta solo giocando a fare l’avant-garde?
  • Da questo episodio è entrata a far parte dello show anche quel bel donnino di Marti Noxon. Benvenuta!
  • Per il secondo episodio di fila, Freddie riesce a mettere in imbarazzo un collega facendo qualcosa di inappropriato. Almeno stavolta la sua richiesta di una scatola di reggiseni era una richiesta professionale, a differenza della sonata (incredibilmente divertente) di Mozart con la zip dei suoi pantaloni nello scorso episodio.

Cinque stelle. Di nuovo.




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7 commenti a “ Mad Men – 2×06 – Maidenform ”

  1. Francesco - 08-09-2008, 00:24

    L’inizio dell’episodio con le tre protagoniste principali che si preparano per una nuova giornata richiama direttamente il montaggio d’apertura del primo episodio di questa stagione

    E a proposito di questo bellissimo montaggio, qualcuno sa qual è la canzone?
    So di averla già sentita, mi sembrano i New Pornographers, ma non sono sicuro.

    Secondo me Pete è geloso di Peggy. E in realtà non soddisfatto di sè e della propria vita. Boh, a me piace parecchio come personaggio proprio per il suo essere vuoto e incapace di comportarsi.
    Il dialogo della 2×02 con Don è una delle mie scene preferite.

    Comunque, giusto per ribadire l’ovvio, concordo assolutamente con la bella recensione. 5 stelle. stagione perfetta.

  2. Lillussia - 08-09-2008, 09:25

    episodio perfetto, per la sesta volta di fila. è incredibile. complimenti per la recensione, anche solo l’intravedere lo screencap mi ha fatto stringere il cuore.
    altre 5 stelline, nulla da aggiungere. io sono convinta che i fantasmi di Don torneranno più vividi che mai. Il tutto mi fa pensare che la tragedia finale potrebbe *veramente* esistere, ma sono molto curiosa di cosa ci riserveranno i prossimi episodi.
    spettacolo.

    Francesco, la canzone è The Infanta, dei Decemberists!

  3. Francesco - 08-09-2008, 09:38

    Ah, i Decemberists! giusto! non mi piacciono quanto i New Pornographers, ma son bravi.

  4. Rei, the frakkin' Serialmente guy - 08-09-2008, 12:14

    Grazie gothic per la riflessione sull’uso degli specchi presente in questo episodio e recensione completissima (di che ti preoccupavi???). E ovviamente complimenti ai mostri di Mad Men per un altro episodio perfetto.

    Don Draper è un personaggio veramente potente e profondo nonostante lui di sé non parli mai, mai si confessi. Il fatto che nel non detto noi riusciamo ugualmente (se non in modo migliore) ad entrare nella testa di Don è una tra le tante prove della qualità della serie.

    Per la questione Pete-Peggy è ovvio che Pete è sia geloso che intimorito dalla figura di Peggy, donna molto più intelligente di lui, più forte di lui, più testarda e molto più vicina alla figura di Don. Se adesso Peggy sarà capace di sfruttare anche la sua femminilità, cosa ne sarà di Pete?

    E riconfermo quanto detto già nella recensione dell’episodio 2: Joan ha assolutamente ragione su Paul. D’altronde su cosa la nostra Joan non ha ragione?

  5. Bab - 08-09-2008, 15:13

    bellissima recensione caro <3 e bellissima screencap! come fa la faccia adorante quella bambina, non la fa nessuno.
    nella questione Pete-Peggy, mi spiace, ma sono d’accordo con lo sguardo disapprovante di Pete. Peggy non si sta facendo rispettare, perché non è neanche lontanamente riuscita a mettersi sullo stesso piano dei suoi colleghi. anzi, se possibile è scesa di un gradino. nessun copywriter si metterebbe a sedere sulle ginocchia di un cliente!

    Bellissimo episodio. nelle scene di Betty mi viene sempre da piangere :(

  6. daphne - 09-09-2008, 20:45

    Avrei voluto scrivere molte cose su questo episodio, ma tutto è gia stato detto egregiamente nella recensione qui sopra.
    Menzione speciale per Jon Hamm, a mio parere meraviglioso in questa puntata.
    Che dire, mi unisco al coro di tutti gli innamorati di questa serie che vola altissimo e tiene alla grande!

    Avanti così ragazzi….avanti così…
    Spettacolo

  7. Ughetta86 - 18-04-2009, 19:06

    due impressioni:
    1- quando Bobby dice a Don “you’ve got a reputation” più che del DonGiovanni sembra gli stia dando della “puttana”, la differenza è che il primo conquista, la seconda si fa conquistare. Chi fa la corte, in questo caso, è lei (voleva provare il “trattamento completo”). E lui si offende, quando si rende conto che lei pensa di lui quello che lui pensa di lei.

    2- gothic ha scritto nella recensione:

    La teoria di “Jackie vs Marilyn” è una teoria imperfetta, perchè non prende neanche lontanamente in considerazione tutte le donne che non rientrano in quelle due categorie perchè di razza diversa. Ed è interessante che a proporre la teoria sia stato proprio Paul, che con una donna di colore è fidanzato. Che avesse ragione Joan quando gli ha detto che sta solo giocando a fare l’avant-garde?

    la teoria è debole non per questioni razziali, ma perché esclude quelle donne, come Peggy, che esulano dal logoro modello moglie/amante. Però non è così fuori luogo nel contesto in cui si inserisce la storia, prova ne sono i continui richiami rivolti a Peggy a sfruttare meglio la propria femminilità. La femminilità (algida ed elegante oppure calda e sensuale) è tutto ciò che gli uomini riescono ad apprezzare in una donna, senza quella non è presa in considerazione (vedi quel che accade in ufficio), quando la palesa il resto non è più importanza (nel night Peggy è una DONNA non una copywrighter). Cmq secondo me Pete non è deluso è semplicemente geloso.


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