X-Files: I want to believe Nel magico mondo della televisione il tempo è un concetto relativo, pochi anni possono sembrare un’eternità. Soltanto nel 2002 andava in onda l’ultima stagione di uno show che parlava di due agenti speciali dell’FBI che indagavano su casi inspiegabili a sfondo paranormale, e da allora sembra essere passata una vita. Quest’anno però Mulder e Scully sono tornati - approdando per l’occasione al cinema, dieci anni dopo quel primo film che tanto scalpore fece all’epoca - e anche se in questi ultimi anni i fan del genere fantascientifico hanno rivolto la loro attenzione verso altri, importanti quesiti (come ad esempio “chi diavolo è l’ultimo cylon?”), state pur certi che non hanno dimenticato X-Files.
Vi avviso sin da adesso che non ho intenzione di mettermi a raccontare la trama del film nel dettaglio, ma dopo il cut troverete sicuramente qualche spoiler. E’ inevitabile. Perciò, se avete intenzione di vedere il film a breve, fatevi un favore e tornate qui solo dopo averlo visto al cinema. Voialtri invece allacciate le cinture e preparatevi, non sarà un viaggio molto piacevole.

Ricordate il soprannaturale,  le mutazioni genetiche, gli alieni, i supersoldati, le teorie complottistiche e l’atmosfera ansiogena che da sempre hanno caratterizzato il telefilm? Bene, dimenticatevelo, perchè qua non c’è niente di tutto questo. L’intenzione di Carter infatti era di realizzare l’equivalente di un episodio “stand-alone” adattato per il cinema, un qualcosa di cui avrebbero potuto fruire tranquillamente anche i non-fan della serie. La trama è essenzialmente questa: C’è questo veterinario gay russo che, aiutato da Leoben, rapisce giovani donzelle per giocare al Dr. Frankenstein con i loro corpi. Quando a scomparire è anche una loro agente, l’FBI si ritrova costretto ad indagare e assegna al caso i suoi due migliori detective: Dakota “Amanda Peet” Whitney, che nonostante il nome da pornostar sembra comunque un’agente valida, e Mosley “Xzibit” Drummy, che invece è un completo incompetente ma diamine, se ci sa fare con le macchine. I due ovviamente brancolano nel buio, avendo come sola ed unica traccia un ex prete scomunicato per pedofilia che, in preda a visioni mistiche, li porta a ritrovare arti mozzati nella neve. Davanti alla svolta paranormale presa dal caso (ZOMG!!! AL VECCHIO SANGUINANO GLI OCCHI!!!!!!11ONEONE!!!1ELEVEN!!1) il bureau si trova costretto a fare buon viso a cattivo gioco e a richiamare quei due agenti che tanto avevano rotto le palle col paranormale qualche anno fa: John Doggett e Monica Reyes Fox Mulder e Dana Scully.

Ma che hanno fatto i due in questi ultimi 6 anni? Beh, Mulder - sul cui capo, ricordiamo, pendeva una condanna a morte per alto tradimento - si è fatto crescere la barba (ormai un must, da 300 in poi) ed è diventato un recluso in casa sua, dove coltiva il tipico hobby dei paranoici: ritagliare articoli di giornale e appiccicarli al muro. Scully invece, nonostante non sia mai stata una neurochirurga, esercita proprio la professione di brain surgeon in un ospedale cattolico, dove lotta contro l’amministrazione ottusa e retrograda che le vuole impedire la sperimentazione di procedure mediche promettenti ma rischiose e blablabla - suona incredibilmente noioso, lo so. E fidatevi, lo è.
Contattata per prima dall’FBI, Scully si reca da Mulder per convincerlo ad incontrare i due agenti e discutere del caso. Tenete bene questa cosa a mente, perchè da questo momento in poi, dopo aver convinto finalmente Mulder, Dana “solo gli stupidi non cambiano mai idea” Scully passerà il resto del film a cercare di convincerlo ad abbandonare il caso, “prima che l’oscurità lo avvolga di nuovo”. Così, mentre Mulder partecipa ad un’esclusiva caccia all’ennesimo arto mozzato al tesoro per le campagne del West Virginia in compagnia di Padre Joe, Scully si chiama fuori dal caso e torna in ospedale per curare un bambino con una malattia incurabile al cervello, in quella che di fatto è la sottotrama più pallosa della storia del cinema.

L’inizio del film in realtà è molto buono, e ci dà l’impressione di essere sulle tracce di un thriller coi fiocchi, uno di quelli buoni. Il prete è davvero uno psichico, o è coinvolto nei rapimenti? Le sue visioni provengono da Dio? Dal Diavolo? Se le sta semplicemente inventando? Può davvero aiutare i federali a ritrovare l’agente scomparsa, possibilmente non un pezzo alla volta?
Le buone speranze però crollano dopo pochi minuti, e per un solo, importante motivo: il caso fa cagare. Carter aveva già annunciato da tempo che la mitologia della serie non sarebbe stata minimamente affrontata, ma avrebbe anche dovuto dirci che questo film sarebbe stato una troiata immane. La sceneggiatura supersegreta, che con tanto riserbo era stata protetta da Chris Carter con confidentiality agreement clauses per gli attori e misure di sicurezza che neanche Fort Knox, è di una banalità sconcertante. In rete giravano dei fake transcript molto più interessanti di quello scritto da Carter e Spotnitz. Non sembra neanche più X-Files, ma l’equivalente di un puntatone doppio di un CSI qualunque, e per giunta uno di quelli brutti. Il caso non è interessante, non ha elementi soprannaturali, è praticamente privo di una qualsivoglia componente investigativa, non è nemmeno mai veramente affrontato - se non negli ultimi dieci/quindici minuti - e quel minimo di investigazione che precede il finale è di una tristezza infinita. Perchè Mulder viene richiamato per un caso del genere, e perchè il Bureau crede di aver talmente bisogno della sua consulenza al punto da perdonargli tutto (e non stiamo parlando di ritardi sul lavoro o di furto di cancelleria dall’ufficio), quando il caso non è che abbia tutti questi eventi inspiegabili da gestire? Si, vabbè, gli occhi del prete sanguinano, ma lo fanno anche le mie orecchie dopo l’ennesima, interminabile menata di Scully sulla fede. E non è che la sua decennale esperienza negli X-Files gli dia questo gran vantaggio sui colleghi più giovani, visto che l’apporto di Mulder al caso è limitato alla “traduzione” agli altri delle visioni del prete - che tra l’altro si esprime con vocaboli semplici, tipo “laggiù” o “ferma!”. Non è che parli in navajo antico, per dire.

Si potrebbe pensare che Carter e Spotnitz - che hanno scritto la sceneggiatura a quattro mani - abbiano preferito concentrarsi maggiormente sulla relazione tra Scully e Mulder, ma il film fallisce anche sotto quell’aspetto, perchè i due non sono praticamente mai insieme “on screen”. Per gran parte del tempo siamo invece costretti a vedere Scully, in preda all’incertezza, parlareparlareparlareeancoraparlare senza soluzione di continuità del suo dilemma, obbligata a prendere una decisione “etica” tra scienza e fede, tematica che tra l’altro è stata già affrontata - e con molta, molta più classe - in un episodio della prima stagione. Persino la Anderson, a tratti, sembra quasi incredula di dover ripetere per la millesima volta sempre le stesse cose. E come se non bastasse, dopo tanti minuti di tortura, il caso medico di Scully… non viene neanche risolto.
Cosa ancora più grave, è proprio l’alchimia tra i due che sembra mancare. Apparentemente Mulder e Scully fanno ormai coppia fissa, ma noi lo scopriamo soltanto quando, dopo circa un’ora di pellicola, Scully si risveglia da un incubo e si gira nel letto, accoccolandosi a Mulder. Non c’è anticipazione, non c’è uno sviluppo concreto dei personaggi - tornati agli stessi, identici discorsi triti e ritriti di dieci anni fa - e, peggio ancora, non c’è neanche l’ombra di quella palpabile tensione sessuale che caratterizzava le loro scene. Mulder e Scully sembrano una coppia vecchia e spompata, e il loro bacio on screen, dopo tutti questi anni di attesa, non significa niente. Un tempo avrei mi sarei venduto persino il testicolo destro al mercato degli organi, pur di avere una scena del genere.

Chiariamoci, qualche aspetto positivo nel film lo si trova. Intanto c’è la comparsata di Skinner, che non sta nè in cielo nè in terra perchè salta fuori all’improvviso e senza il minimo motivo, ma a quel testone io ci voglio un gran bene e perciò va bene così. Bene anche le musiche, curate dal solito Mark Snow che in questi casi è sinonimo di garanzia. D.Duchovny e G.Anderson sembrano cavarsela ancora benone, e se il primo all’inizio appare un pò titubante a rivestire i panni di Mulder (soprattutto nei primi minuti, quando Duchovny era chiaramente ancora in “Hank Moody mode” visto il numero di shit e fuck pronunciati in mezz’ora), la seconda regala un’interpretazione intensa e decisamente convincente. Ma d’altronde nella coppia è sempre stata la Anderson l’attore superiore.
Benino anche il padre Joe di Billy Connolly, che pur senza eccellere riesce a dare profondità e una certa ambiguità al suo personaggio, che fino alla fine non riesci mai veramente a capire se faccia parte dei buoni o dei cattivi. Male invece i personaggi di contorno, poco caratterizzati e privi di quel certo spessore che i personaggi di un film dovrebbero avere. I due agenti dell’FBI sono sostanzialmente inutili: lei ci prova spudoratamente con Mulder per poi morire nell’indifferenza generale, mentre il personaggio di Xzibit sembra essere messo lì esclusivamente per rompere le palle con le sue infinite lamentele. Mosley Drummy si lamenta di qualunque cosa: di Mulder, del destino bastardo, del freddo infame del West Virginia in inverno, del prezzo della benzina, della cicca che ha calpestato, and so on. Neanche me la sento di dare addosso a Xzibit, Mosley Drummy sarebbe stato un personaggio osceno a prescindere dall’attore che lo avrebbe interpretato.

E potrei anche sorvolare sugli enormi buchi della sceneggiatura o sulle toppe assurde applicate per rimediare, come Scully che con una semplice ricerchina su internet risolve il caso di Mulder, trova la cura ai mali del mondo e vince centomila dollari cliccando su un ad che le dice di essere il milionesimo visitatore. Tutto con una ricerca sola, eh. La stessa Scully che fino a qualche anno fa, senza neanche sforzarsi troppo, era capace di sciorinare vita, morte e miracoli di uno sconosciuto batterio avvistato mezza volta in un angolino sperduto del Nicaragua, adesso cura un bambino con le staminali semplicemente digitando “cellule staminali” su google e stampando il primo risultato della ricerca.
Ma anche facendo finta di non vedere tutte queste cose, il film rimane semplicemente brutto. Sorge spontaneo chiedersi perchè, tra le innumerevoli possibilità a disposizione, Carter abbia deciso di andare avanti proprio con questa sceneggiatura. Perchè? In nove anni di telefilm c’erano così tanti spunti da poter sfruttare per tirar fuori un film non dico stellare, ma quantomeno decente. La storia del serial killer psicomane invece, oltre ad essere una storia raccontata fin troppo spesso nel cinema, non ha niente a che vedere con la struttura solita degli episodi di X-Files.

Insomma, credo che ormai si sia capito, sono molto deluso. Il cinico che è in me un pò se lo aspettava, però volevo davvero credere che I want to believe sarebbe stato un buon film. Invece mi sono trovato davanti a questo prodotto insulso e anche un pò patetico, che vorrebbe mostrare Mulder e Scully non più come personaggi ma come persone, ma che non ne ha nè il tempo, nè la capacità necessaria. Forse è l’hype che me lo ha rovinato. Forse lo aspettavo così ardentemente che sarei rimasto deluso a prescindere. Forse, se fosse stato un episodio qualunque della serie, non sarei rimasto così deluso, perchè preso in sè I want to believe non è poi così terribile, è solo deludente. Il problema è proprio quello, alla fine. Non si tratta di un episodio qualunque, ma di un film su X-Files che arriva a sei anni dalla chiusura della serie, dopo sei anni di buio totale sul mondo di Mulder e Scully. E proprio per questo, I want to believe poteva e doveva essere meglio di così.

Nei piani di Carter, questo - incassi permettendo - dovrebbe essere soltanto il primo capitolo di una nuova trilogia cinematografica. Dico dovrebbe, perchè visto il mezzo flop al botteghino negli Usa, a questo punto non so quanto il progetto sia effettivamente possibile. E forse non è necessariamente un male, perchè se X-Files deve tornare ridotto in questo stato, allora no grazie. Preferisco tenermi i ricordi.

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11 Risposte a “The X-Files: I want to believe”
  1. LuiGiLuiGi scrive:

    Sì anche io sono rimasto molto deluso da “I want to belive”! Ma credo che molto sia per colpa dell’hype in quanto è stato super pubblicizzato come un super horror thriller quando invece non lo è neanche lontanamente! E concordo con te! se non fosse stato un film sei anni dopo sarebbe stato meglio! Certo riunire il cast solo per un film tv forse non sarebbe stato possibile ma credo sia qll la sua collocazione! Anche perchè lo sviluppo di Mulder e Scully non è affato male! Anzi mi hanno convinto! Ora sono due persone mature e forse più saggie alle prese con problemi diversi! Ma era proprio necessario dargli questo caso così noiso!?!

    Soprattutto perchè dagli incassi di questo dipende la realizzazione di un terzo film che sarebbe uscito a natale 2011/12 e avrebbe ripreso la mitologia della serie dall’ultimo episodio! E quello si ke vorrei vederlo! Anche di william non si approfondisce molto!

    Quindi speriamo che nonostante il flop si rializzi il terzo film e speriamo sia bello!! Speriamo…

  2. NickMarsNickMars scrive:

    Daccordissimo con voi, il film è orribile, e lo dico da fan sfegatato di x-files, una delusione pazzesca…dopo aver visto “I want to belive” mi sono riguardato il primo film…cioè un’altro mondo! Se davvero l’idea era di fare una trilogia beh cavolo perchè devo subirmi sta cagata immonda solo in attesa del 3 film! no, mi dispiace, per me x-files è finito quando la serie ha chiuso i battenti, mi rifiuto di accettare questo film come un sequel, è solo un contentino dato ai fan che x anni hanno atteso che scoccasse la scintilla tra i due…but it’s too late!

  3. skorpioskorpio scrive:

    Non avevo alcuna intenzione di andarlo a vedere, e questa recensione ha rafforzato il mio convincimento…

    Del resto sono molti anni che i cinematografari sono in perenne crisi di idee: sfruttati tutti i personaggi dei fumetti, sono passati a sfruttare tutte le serie televisive possibili ed immaginabili (vedi i film di starsky ed hutch e quello su hazzard)… In questo senso il modo in cui è stato trattato X-Files non mi stupisce per niente…

  4. xander81 scrive:

    due stelle sono troppe. nella maniera piu assoluta. il film è talmente inguardabile che ferisce mortalmente il serial. e lo danneggia parecchio.una storia brutta scontata, che si divide in due filoni narrativi di cui quello del bambino terribilmente fuori contesto., la cosa agghiacciante e che mi fa gelare il sangueè che carter dice di aver sentito il bisogno di condividere questa storia.e gothic concordo sulla recensione ma anche se prendessi questo film come episodio a se lo troverei ugualmente brutto. meglio ghost in the machine e t ho detto tutto.
    poi loro sono sottotono.
    hanno ridicolizzato il finale di the truth con una trovata di 10 minuti. un film insulso infame, e falso. che non ha cura dei fans di x-files ma che si presenta solo come una trappola macina soldi . mi spiace solo per la anderson. è una brava attrice e se questo film l’avesse rilanciata sarei rimasto molto contento. peccato per lei. felice del disastroso flop (venti milioni di incasso sono un vero disastro) per carter

  5. gothicgothic scrive:

    skorpio: non so. I film che citi tu erano palesi tentativi di sfruttare il marchio, nessuno della vecchia serie era veramente coinvolto nel progetto (a parte il cameo dei “veri” Starsky e Hutch nel film di Ben Stiller). Qua è ancora più grave perchè dietro a questa boiata ci sono Frank Spotnitz e soprattutto Chris Carter, non dei pincopallino qualunque.

    xander81: cerca di capirmi, io con x-files ci sono cresciuto e una bocciatura del genere è già abbastanza dolorosa, non me la sono sentita di stroncarlo ulteriormente T_T

  6. R. SleeveR. Sleeve scrive:

    L’ho appena visto e non mi è dispiaciuto, sarà che mi aspettavo di peggio… Dateci il terzo film e chiudiamo tutto…

  7. xander81 scrive:

    SLEEVE COSA DICIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!
    Si fermino qui. non ne voglio piu sapere di mulder e dana. e neanche di quel bambino…..

  8. clostraw scrive:

    concordo con ogni singola parola del tuo post. ho aspettato 6 anni per vedere uno scempio: Scully lagnosa come mai prima d’ora e Mulder più inespressivo di un sasso… siiiiigh… E l’ultima scena, sulla barca a remi è stata la ciliegina su questa orrida torta :(

  9. gothicgothic scrive:

    verissimo, quella scena è di un ridicolo che neanche riesco a quantificare, sto cercando di dimenticarla e far finta che non l’abbia mai vista. Quell’isola sullo sfondo cosa dovrebbe significare, che Mulder e Scully sono diretti verso l’isola di Lost? No no, per carità, che se Mulder fa amicizia con Locke poi quei due chi li ferma più.

  10. Supersimo scrive:

    Concordo su tutto…. un film inguardabile… e con dei buchi clamorosi… lo scherzetto che fanno al sensitivo e poi gli fanno: AH ma che bravo, non c’è cascato… dopo che ci sono DUE METRI di nastro della polizia? Ridicolo.
    Meno male che non c ho buttato dei soldi, avrei rosicato ancora di più.
    E dopo questo direi che il film mitologico va a fare la fine di Hank Moody.
    Un vero peccato. Signori, avete ucciso X-files.

  11. immis scrive:

    Il film fa cacare.

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