mad-men-2×03.jpgAnche noi si va in ferie. Cioè soprattutto noi, visto che la gloria non paga e che nessuno, nonostante il nostro duro lavoro a scrivere banalità, ci dà quello che pretendiamo. Ovvero paperdollari. Una montagna di paperdollari. Tutto questo per dire che c’è una buona ragione per cui vi beccherete questo articolo doppio di Mad Men, una ragione che si chiama caldo ed un’altra che si chiama fiacca. Poche ciance quindi. Partiamo subito e togliamoci il dente, e poi ozio FTW.

MAD MEN – 2×02 – FLIGHT 1 (scritto da Lisa Albert & Matthew Weiner; diretto da Andrew Bernstein)

Gli aerei cadono. Rarissimamente ma lo fanno. Nel 2008 come nel 1962. La differenza è che oggi, a meno che non si schiantino contro un grattacielo, nessuno ci perde più il sonno, o almeno, nessuno interrompe più il proprio lavoro, smette di rispondere al telefono e rimane con l’orecchio incollato alla radio rapito dalla notizia di un aereo schiantato. Questo è quanto avviene nel ’62, giusto il tempo che occorre però per fare della tragedia l’oggetto di cinico umorismo, in quell’esigenza di distanza e freddezza che nasce come risposta a un disastro simile, alla morte in generale. Peccato che poi si scopra che tra i nomi delle vittime compaia anche quello del padre di Pete Campbell. Eppure tutto ciò non frena i vertici della Sterling-Cooper, sotto la spinta del nuovo arrivo “Duck” Phillips, ad approfittare della situazione e scaricare un vecchio e fedele cliente a favore della American Airlines, compagnia aerea a cui apparteneva il volo in questione, ora in situazione precaria e di rinnovamento. Politica questa che il buon vecchio Don non sembra affatto voler accettare.
E’ un Don che mai come prima dimostra un attaccamento alle regole, alla fiducia e al rispetto, alquanto insolito in un personaggio come il suo, una diversa disposizione la sua che sembra essere lo stadio finale dell’evoluzione compiuta al termine della stagione scorsa. Un nuovo Don che con difficoltà rifiuta le avance della cameriera cinese, che con naturalezza dimostra affetto verso i figli.
Comportamento il suo che invece non sembra essere condiviso da chi lo circonda, a partire da Betty, sempre più presa da se stessa e dalla ritrovata sicurezza, che arriva addirittura a lamentarsi (gratuitamente) dei suoi innocui pargoletti con gli amici. Ma dà prova di maggiore cinismo la nostra Joan, che accusa (rivela?) Paul Kinsey di essersi fidanzato con una donna nera solo per manifesto politico. Certo lui non risponde con classe: si vendica su Joan (dimostrazione questa di una sempre più incapacità di gestire l’incalzante nuova posizione femminile) rivelando a tradimento la sua vera età, i suoi sconvolgenti (giusto nel ’62) 31 anni.
Ancora il cinismo permea subdolamente l’eccessivo formalismo della famiglia Campbell, in cui è assente qualunque traccia di vero lutto, attitudine incarnata perfettamente proprio da Pete, dalla sua incapacità di comportarsi, di gestire un dolore che forse (sicuramente) neanche prova, ma che non può ammettere a se stesso perché non è quanto la gente, la società si aspetta da lui. Lo stesso Pete che invece dimostra, dopo l’ennesima delusione “paterna” inflittagli da Don, di essere finalmente pronto per la rivalsa, in una nuova consapevolezza, forse più libera e perfino più sollevata grazie alla morte del padre, di se stesso e delle sue possibilità.
Concludiamo quindi con Peggy, così radicalmente pronta a negare quel ruolo femminile convenzionale di moglie e madre, che giunge persino a negare il suo passato e le sue origini, la sua stessa famiglia (che sia stata contagiata da Don?), a trattare come creatura estranea (se non addirittura inanimata) il figlio che scopriamo essere stato accettato e allevato dalla sorella (senza troppi rancori o pregiudizi a dir la verità), un bimbo che non è capace di tenere in braccio neanche un minuto senza che questi scoppi in lacrime.

MAD MEN – 2×03 – THE BENEFACTOR (scritto da Matthew Weiner & Rick Cleveland; diretto da Lesli Linka Glatter)

Ecco che invece col secondo episodio si ha la sensazione di essere tornati un po’ indietro nel tempo (all’interno della serie ovviamente). Ma andiamo con ordine. Prima di tutto c’è da segnalare lo spazio maggiore concesso ad uno dei comprimari, Harry Crane. Harry riesce a vincere la convinzione tipicamente maschile che evitare di confessare alle mogli qualunque cosa che riguardi il lavoro sia la mossa migliore mai praticabile, rimediandoci così facendo un aumento e addirittura un incarico nuovo di zecca: responsabile del reparto televisivo. Avvenimento che ci regala un assaggio delle dinamiche con cui si evolveranno i rapporti tra la pubblicità e la serialità televisiva, del principio che seguono secondo cui un prodotto interessante ha futuro solo in quanto “markettizzabile”.
Don e Betty. I due avevano dato prova in questi primi episodi di essere molto cambiati rispetto alla stagione precedente. Stavolta invece rivelano un’indole molto simile a quella con cui li avevamo conosciuti: Don cede alla figura femminile forte e ci finisce a letto, o meglio, in macchina; Betty, così profondamente triste, sembra sul punto di confessare come questo ritrovato orgoglio e fiducia in se stessa siano più precari di quanto aveva finora dimostrato. Infatti la cara mogliettina prima ha un momento di cedimento dopo il discorso del farfallone cotto perso per lei (come tutti noi del resto), poi arriva a convincersi, dopo l’imbarazzante cena, di poter reclamare parte del merito per la risoluzione al problema Jimmy Barrett.
E qui giungiamo, ahimè, alle note dolenti. Sinceramente la questione dell’offesa alla signora Utz da parte del comico alcolizzato non è che mi avesse proprio fatto impazzire (forse mi è piaciuta solo la citazione della tragedia del dirigibile Hindenburg), ma il modo in cui viene risolto è stato veramente fastidioso. Sì, fastidioso è la parola esatta per definire quella prova di mascolinità violenta compiuta da Don, atta a “rimettere in riga” un modello di donna forte (simpatica o antipatica certo, ma comunque forte), castigare, punire la figura femminile per l’affronto commesso. Anche considerandolo gesto di rivalsa rispetto al comportamento da lui adottato ultimamente, all’aver sempre tenuto il capo basso e aver accettato in silenzio molte cose (un assaggio di questa sua irrequietezza ce lo fornisce licenziando su due piedi la segretaria), resta comunque disturbante, fastidioso.

Per riassumere, la serie dà prova di essere un prodotto di qualità, anzi è uno di quei prodotti che DEVE essere assolutamente visto, goduto e apprezzato. Questa seconda stagione poi riconferma appieno i livelli a cui la prima ci aveva abituati, in questa grande saga che si impegna a ritrarre una società in cambiamento e chi questa società rappresenta, il conflitto eterno tra apparenze e verità, la lotta tra ciò che siamo e ciò che un soggetto astratto e impalmabile come la società pretende che fossimo.

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2 Risposte a “Mad Men - 2×02/03 - Flight 1/The Benefactor”
  1. LillussiaLillussia scrive:

    Episodi splendidi, forse ho preferito il 2×03 al precedente. Sono felice che tu abbia scelto questo screencap, perché sottolinea l’azzeccatissima fotografia della seria; quante volte, in questi due episodi, abbiamo visto Don inquadrato da dietro, un braccio sullo schienale del divano, della poltrona dello studio, di quella del cinema, a ricalrcare perfettamente il Mad Man della sigla? Piccoli tocchi di classe, in sceneggiature direi poco meno che perfette.
    splendido =)

  2. MicheleMichele scrive:

    Ah, che begli episodi! Che gran telefilm!
    Nel primo il parallelismo tra Peggy che non sa come comportarsi di fronte a una nascita, Peter che non sa come comportarsi di fronte alla morte, evidentemente due cose troppo più grandi di loro.
    Nel secondo ancora una volta Don prende uno scivolone per una donna forte e autoritaria, ma stavolta c’è qualcosa di diverso: sono davvero curioso di capire in che modo il rapporto tra lui e Betty sia cambiato nei mesi di “salto”.
    Meraviglioso, comunque.

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