giovedì
Flashback, Magnum P.I.[Flashback] Magnum P.I. – Stagione 1
Mancano ormai poche ore al momento in cui prenderò il volo per le isole Hawaii: in una sorta di strano rito propiziatorio per il buon esito di questa vacanza, già da qualche mese ho deciso di darmi all’archeologia televisiva e recuperare una delle serie più famose e popolari degli anni ‘80, vale a dire Magnum P.I., ambientata, manco a dirlo, proprio nelle suddette isole.
Da qui a decidere di fare una recensione della sua prima stagione per la rubrica Flashback il passo è stato breve. Anche perché, agli occhi di chi (come me) ha vissuto gli anni ’80 come quello strano periodo della propria vita che dall’infanzia porta all’adolescenza, il buon Magnum ha rappresentato, se non un personaggio mitico, certo uno di quelli a cui ripenso sempre con piacere.
E se oggi che un ragazzino non lo sono più ho scelto di guidare una decappottabile rossa (anche se certo non la Ferrari 308 GTS che guidava Magnum) e di andare in vacanza proprio alle Hawaii, è chiaro sintomo che certe cose ti lasciano il segno anche se tu nemmeno te ne accorgi…
Per chi non avesse mai intravisto nemmeno mezza puntata (e sarebbe strano perchè Mediaset nel corso degli anni l’ha strareplicata) di questa serie, essa narra delle investigazioni private dell’aitante Thomas S. Magnum, ex ufficiale della N.I.A. (Naval Investigative Agency, in pratica i servizi segreti della Marina USA) e veterano del Vietnam.
La fortuna di Thomas è stata quella di incontrare e di stringere amicizia nientemeno che con Robin Masters, scrittore multimilionario proprietario di una bellissima villa alle Hawaii, che gli ha proposto di diventarne il responsabile della sicurezza e di restare a vivere nella dependance. Di fatto, nel corso dell’intera serie, Magnum vivrà a scrocco nella lussuosa villa, usufruendo di tutte le comodità connesse (piscina, campo da tennis, spiaggia privata ecc.), nonchè dell’utilizzo della famosa Ferrari 308 GTS, praticamente un membro fisso del cast. Robin Masters non si farà mai vedere: sarà solo una voce al telefono (prestata nientemeno che da Orson Welles), e il mistero della sua vera identità non sarà mai risolto, nemmeno nella puntata finale.
Dato che ogni rosa ha le sue spine, la permanenza di Magnum viene “disturbata” dalla presenza di Jonathan Quayle Higgins III (per tutti semplicemente Higgins, interpretato da John Hillerman), l’altro guardiano della villa, coadiuvato dai fidi Zeus ed Apollo (una coppia di dobermann spesso decisamente ostili), un ex sergente maggiore dell’esercito inglese che non vede di buon occhio la presenza dell’investigatore e continuamente cerca di limitarne le intemperanze, anche se spesso la sua cultura veramente enciclopedica e la sua preparazione militare sono di notevole aiuto alle imprese del baffuto poliziotto privato. L’ostinazione di Higgins a cacciare via Magnum dalla villa di Robin Masters appare però fin da subito quasi come una sorta di burbera dimostrazione d’affetto, visto che più volte nel corso della prima stagione avrebbe la possibilità di cacciarlo dalla villa ma non ha mai il coraggio di andare fino in fondo.
Nel corso degli episodi Magnum è spesso affiancato dai fidati amici ed ex commilitoni Orville “Rick” Wright (Larry Manetti) e Theodore “T.C.” Calvin (Roger E. Mosley), con i quali ha più o meno lo stesso rapporto di burbera amicizia virile intrattenuto con Higgins: cronicamente in debito con uno dei due o spesso con entrambi, Magnum sa comunque sempre di poter contare sui muscoli e sull’elicottero di T.C. o sulla competenza in fatto di armi di Rick, e comunque sull’aiuto (quasi) incondizionato di entrambi.
E’ sempre mancato nel cast fisso un personaggio femminile (a parte la Ferrari…), abbondantemente compensato dalla marea di belle figliole in acconciature vaporose (erano gli anni ’80, ricordate?) che si avvicendarono nel corso degli otto anni di durata della serie: di fatto quasi in ogni puntata ce n’era una diversa, equamente suddivise tra “damigelle in pericolo”, astute avversarie e “semplici” clienti. Con le ragazze invariabilmente Magnum si comporta da gentiluomo, cosa che non stupisce più di tanto considerando che era uno show “per famiglie”, che andava in onda in prima serata e che comunque è roba di quasi trent’anni fa.
Per quanto riguarda gli episodi, scordiamoci le trame contorte di molte serie televisive moderne: Magnum P.I. aveva episodi autoconclusivi, con trame decisamente molto “leggere” inframmezzate da frequenti scene d’azione (spesso inseguimenti o scazzottate, molto più rare le sparatorie). In questa prima stagione si attraversano un po’ tutti i generi, dalle situazioni quasi spionistiche (erano pur sempre gli anni della Guerra Fredda, anche alle calde Hawaii…) alla ricerca di persone scomparse, attraversando altre tematiche sia “figlie dei tempi” sia decisamente evergreen. Ecco quindi Thomas alle prese con i separatisti dell’IRA, ma anche con una coppia di criminali nazisti o con stregoni locali che sembrano aver gettato una maledizione sul “King Kamehameha Club” (l’esclusivo club privato gestito da Rick), per non parlare di tutti gli episodi incentrati o che comunque prendevano spunto da avvenimenti della guerra del Vietnam, cosa questa che anticipava l’ossessione per la tematica dei reduci che, da Rambo in poi, avrebbe fatto la fortuna di innumerevoli produttori.
Uno degli aspetti per cui personalmente provo un sentimento che si potrebbe quasi definire di nostalgia (e che mi sembra abbastanza carente nelle serie televisive odierne) è la “wackiness”, il sottofondo di spensierata leggerezza che permeava un po’ tutta la serie. Non che in Magnum P.I. mancassero omicidi da risolvere, tragedie familiari varie o (come ho già detto) episodi che prendevano spunto da tematiche d’attualità, ma tutto era affrontato con una buona dose di ironia, la cui perfetta sintesi è rappresentata dal frequente abbattimento del “quarto muro” : Magnum, Higgins o (molto) meno spesso Rick e T.C. guardavano direttamente in camera, talvolta ammiccando, quasi a voler guardare negli occhi lo spettatore e fargli intendere che tutto quello che si vedeva sullo schermo non andava preso troppo sul serio, che comunque si trattava di evasione, di un modo per far sognare l’americano medio e per farlo illudere di trovarsi anche lui sotto il caldo sole delle Hawaii, al volante di una Ferrari e con una bella figliola al fianco. Per non parlare poi dei numerosi episodi volutamente comici o sopra le righe, con situazioni improbabili o comunque al limite del surreale (in uno degli episodi della prima stagione Magnum è assunto per fare da “angelo custode” al cagnetto di una ricca signora…), evidentemente congegnati non tanto per strappare risate quanto per far semplicemente sorridere e rilassare lo spettatore.
Non so che altro dire se non che oggi siamo abituati a serie di tutt’altro spessore e tutt’altra complessità e abbiamo capito che il mezzo televisivo ha potenzialità artistiche ed espressive che un tempo si pensava riservate solo alla letteratura o al massimo al cinema.
Al loro confronto, Magnum P.I. appare ancora più pienamente quello che è, ovvero un prodotto “leggero” e di mera evasione, ma per quanto mi riguarda posso dire che una puntata ogni tanto la rivedo sempre volentieri. E per me questo vale abbondantemente le quattro stelline qui sotto…

















non posso che essere d’accordo con te: magnum non sarà il capolavoro della tv moderna ma, insieme ai suoi coetanei con le cui repliche sono cresciuta (e penso soprattutto a mcgyver), resta un pezzo della storia della televisione che fa sempre piacere rivedere.
poi, da donzella, posso permettermi di sottolineare quanto maledettamente bene stesse tom selleck in shorts? no dico, non è mica così comune! che gambe, signori, che gambe.
Guarda che combinazione apro il sito proprio mentre mia mamma guarda “The Black Orchid” dalla prima stagione di Magnum PI.
Certo ci sono passato anch’io in quella stagione e, calcolando che ne ho 44 compiuti, avevo meno di 20 anni quando guardavo le avventure del baffuto investigatore e dei suoi amici.
Io trovo molto rilassante riguardare qualche volta quelle puntate che, malgrado l’età, mi ricordo ancora. Si hai ragione era pura TV di evasione che oggi non è quasi più concepibile, ma, che in alcuni casi, soprattutto per l’humour e la semplicità, rimpiango tutt’oggi.
Ben vengano Lost, Jericho, Alias, Heroes e quant’altro, ma, la nostalgia per 45 min. di puro divertimento e autoconclusione (a quei tempi non era importante la bussola per vivere le serie TV) e di una certa invidia per il personaggio, rimane ancora oggi.
Non fraintendere, io amo le serie che ho indicato e molte altre, adoro il modo di scirvere dei moderni autori e di mettere in scene dei registi USA, ma, anche negli anni ‘80 qualche bella soddisfazione ce la siamo tolta, vero?
Ricorderei Hazzard, Magnum PI, Supercar (ripescata anch’essa), Miami Vice e tante altre serie e sitcom divertenti.
Adesso basta, in bocca al lupo per il viaggio alle Hawaii (è veramente un’atmosfera spettacolare, io ci sono stato 3 anni fa), complimenti per la precisa recensione e buon viaggio sulla cabrio rossa.
ciao
—It’s better to burn out than to fade away—
Wild Honey lo sai che a quei tempi Tom Selleck si vergognava della magrezza delle sue gambe.
ri ciao
—Rock and roll can never die—
Eppure io ricordo che in una puntata piuttosto toccante, l’identità di Robin Masters veniva svelata.
forse la ricordo anche io, che poi non era nemmeno troppo difficile da capire se non sbaglio…
non dimentichiamo il cross over con “La signora in giallo”!!!
Io ero piccola… forse qualche ormone si affacciava già e ricordo che anche io pensavo avesse delle belle gambe!!! anche se poi il mio entusiasmo per Magnum si spense un pochino quando anni dopo scoprii che era fuori mercato e che l’uomo baffuto con i pantaloncini corti era il prototipo del gay anni 80… questo non toglie che avesse delle belle gambe, cmq!
La riflessione fatta da Skorpio riguardo all’abbattimento della quarta parete (ricordando scrittori del livello di Pirandello) è proprio interessante, seppur fatto solo di ammiccamenti. Devo dire che pensandoci viene ripresa anche da altre serie TV questa tecnica di interazione con il pubblico.
E mi rendo conto anche che spesso mi mancano serie TV così “leggere”. A volte se ho un po’ di tempo libero per guardare qualcosa e penso a mettere una puntata di una serie X, certo non mi vengono in mente serie come Battlestar, preferisco una cosa autoconclusiva e magari spensierata. Credo siano due tipologie di prodotti diversi. Fatte per scopi diversi. Il ruolo di queste serie “spensierate” è mantenuto dalle sole sit-com… forse perchè il tempo libero da passare con spensieratezza scarseggia? o perchè ci sono talmente tanti prodotti televisivi che il pubblico non si tiene più incollato allo schermo con le sole “canzonette”?
complimenti bell’articolo pieno di spunti di riflessione!
@gimba e spyro: ora dovreste proprio dirci, se lo ricordate, quali puntate sono!!!
Quello dello spinoff con la signora in giallo in Italia non e’ mai andato in onda perche’ i diritti delle due serie sono proprieta’ di due canali diversi.
LucasCorso, tu quoque?
Cmq si davvero un bell’articolo… Mi ricorda la mia infanzia, quando ero dueenne…
la prima parte dell’episodio con la signora in giallo lo hanno trasmesso qualche mese fa fx e la seconda parte su foxcrime. L’episodio è il numero 9 della stagione 7.
Che forza questa serie!
La rivedo sempre volentieri!