life-season-1.jpgNessuno di noi è solo. Perfino se espiriamo l’aria, questa è inspirata da altri. La luce che splende su di me, splende anche su chi mi sta accanto. In questo modo tutto è collegato a tutto il resto. In questo modo sono collegato al mio amico come lo sono al mio nemico. In questo modo non c’è differenza tra me e il mio amico. In questo modo non c’è differenza tra me e il mio nemico. Nessuno di noi è solo.

Quale modo migliore di iniziare a parlare di Life, serie targata NBC partita lo scorso settembre, che non un proverbio zen? Certo, potrebbe risultare curioso parlare di zen in un serial poliziesco come questo. Ma se avrete occasione di fare la conoscenza del detective Charlie Crews, questo non vi sembrerà poi così curioso.

Charlie Crews è di nuovo un detective della squadra omicidi di Los Angeles. Di nuovo perché ha passato dodici anni in carcere per l’omicidio di un suo collega e della sua famiglia, omicidio che però non ha commesso. Dopo essere stato scagionato per una prova sul DNA, come accordo con il distretto (oltre ad una cifra di soldi non indifferente), Charlie chiede di tornare a lavorare, come a voler pretendere indietro qualcosa della sua vecchia vita. Vita che ora non esiste più. Perché tutti lo hanno abbandonato, moglie, parenti, amici, colleghi. L’unica cosa che gli resta è trovare chi lo ha incastrato e fargliela pagare cara. Certo, questa descrizione lo renderebbe il solito detective burbero in cerca di vendetta. Peccato per il perenne sorriso stampato sulla faccia, la sua abitudine di spassarsela con ragazze di ogni tipo e le frasi zen, le osservazioni apparentemente inutili con cui se ne esce di tanto in tanto. Questo è il nuovo Charlie Crews. E non può non piacere.

La serie è creata da Rand Ravich ed è andata in onda l’autunno passato, sopravvivendo allo sfacelo del mercoledì sera NBC che aveva lanciato l’orendo (non si merita neanche due erre) Bionic Woman. Perché la serie merita. Davvero. Per varie ragioni.

La prima è sicuramente la cura riservata ai personaggi. OK, il numero è abbastanza limitato, ma l’attenzione con cui vengono delineati, a tutto tondo, è capace di alternare coerentemente pause di ironia a momenti in cui prende piede il lato oscuro della loro caratterizzazione. A partire dal protagonista, Charlie, lo svitato detective che s’interroga costantemente con questioni semanticamente irrilevanti o stravaganti (“Quindi io sono sempre in movimento. Non sono mai in un posto preciso. Non sono mai qui.”), sempre gioviale e sensibile, che in realtà è meglio evitare di far arrabbiare. Anche perché ha una stanza completamente tappezzata da foto e schemi che collegano e mappano le figure coinvolte o minimamente toccate dal complotto che lo ha sbattuto in carcere senza passare dal Via.
Accanto a lui, la detective Dani Reese, che mal sopporta le stranezze del partner, ma che tuttavia sviluppa con lui sin da subito una particolare alchimia. Anche lei infatti viene da esperienze traumatiche, un passato di alcol e droga prima della disintossicazione e della riammissione al dipartimento. A seguire la simpatica spalla, Ted Earley, ex-compagno di cella di Charlie e ora suo consulente finanziario, nonché sua unica famiglia.
Il tutto è sorretto da un cast particolarmente capace, a iniziare da Damian Lewis, già amato in Band of Brothers (chi non l’ha fatto corra a vederlo, altrimenti vi inseguo con torce e forconi), che qui regala un’interpretazione spontanea e coerente. Anche tutta la folta schiera di personaggi di contorno sono ritratti da attori validi come Adam Arkin e Brent Sexton. Ma è soprattutto il team femminile a farsi notare: Sarah Sashi in primis, seguita da Brooke Langton e soprattutto da Robin Weigert, già nota ai più per Deadwood e Lost, e Christina Hendriks, apprezzata in Firefly e Mad Men.

La cura particolare per la fotografia e per la colonna sonora rende il prodotto meno sporco rispetto a polizieschi più crudi a cui siamo abituati da un po’ di tempo, limpido senza scadere nella piattezza e nell’artificio come avviene per esempio per CSI Miami. Eccellente risulta quindi la miscela di questo aspetto formale ad elementi documentaristici (sembra infatti che la storia di Charlie venga raccontata o riassunta, parallelamente alla trama principale, attraverso un’inchiesta giornalistica), contrappunto estremo al bello stile della serie.
Convincente è il sapiente dosaggio tra drama e comedy (ormai elemento quasi obbligatorio per una serie che si rispetti), che risulta naturale e nient’affatto forzato, complice anche la complessità e l’imprevedibilità di un personaggio come quello del detective Crews.
I casi investigativi vengono trattati con particolare carica emotiva. Il metodo, infatti, adoperato dal personaggio principale è quello di proiettare su se stesso ed empatizzare con le vittime e i sospettati in un modo più diretto ed esplicito rispetto a quanto avviene di solito in una serie investigativa.
Ottimo infine il modo in cui è sviluppata la trama del complotto, simile ad altri casi televisivi (Veronica Mars per sparare un nome), ma comunque linearmente cadenzato e ritmato, poco prevedibile e particolarmente coerente.

Per concludere, questa serie non può dirsi sicuramente innovativa o originale, ma rimane godibile, fresca, ben scritta, semplice, senza particolari pretese o manifesti programmatici, e forse per questo nettamente superiore a molti prodotti che si dichiarano sempre più come venute messianiche, ma che si rivelano poi delusioni totali (parlo di Tudors per esempio, o della seconda stagione di Dexter).

Life è una serie che parla di ritorno dalla morte, del ciclo di rinascita e sofferenza che segue la spossante ricerca di serenità e pace (del Nirvana?). Di vita, insomma.

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18 Risposte a “Life - Stagione 1”
  1. ABCABC scrive:

    è una bella serie

  2. manukimanuki scrive:

    Ecco come mi si convince a guardarne un’altra!!!
    Peccato per come parli di Tudors perchè mi stavo procurando anche quella…

  3. Rei, the frakkin' Serialmente guyRei, the frakkin' Serialmente guy scrive:

    Non lo fare, manuki, è noiooooooosa. Vediti questa invece, ascolta un cretino. ;-)

  4. elemiglioelemiglio scrive:

    Io ho adorato Life ed il detective Crews dall’inizio… personaggi “tondi”, storia interessante, dialoghi accattivanti (almeno per me), fotografia “luminosa” (niente a che vedere con il luminoso -così tanto per fare- di CSI Miami ovviamente)… Adam Arkin che, non so perchè, mi fa star bene solo a guardarlo…

    (Ma davvero la seconda stagione di Dexter è una delusione?)

  5. Rei, the frakkin' Serialmente guyRei, the frakkin' Serialmente guy scrive:

    Sì, è vero. Non mi sono soffermato abbastanza sui dialoghi, molto veloci e freschi, accattivanti, hai ragione.

    (A mio parere sì, una stagione sottotono con una virata marcatissima sull’elemento soap che si potevano proprio risparmiare)

  6. Alberto scrive:

    Ehm… non vorrei traformare questa recensione in una discussione su Dexter però…

    (Secondo me la cosa che rende la seconda stagione di Dexter un po’ “sottotono” è l’assenza totale di un grande mistero.. La “virata soap” non è poi così marcata e c’era anche nella prima (”…sì…sono tuo fratello…sigh…ora stimo vicinivicini..”) e ho apprezzato molto l’analogia della sua condizione con quella di un tossico)

  7. xander81 scrive:

    ora mi procuro questa serie (ho appena finito la quarta di desperate….dio che shock)

    (effettivamente dexter capitolo secondo, è parecchio ma parecchio sotto al culo della prima perfetta stagione. concordo sull effetto soap, ma anche sulla mancanza di un grande mistery.troppo scontata….o forse eravamo abituati troppo bene prima?)

  8. Rei, the frakkin' Serialmente guyRei, the frakkin' Serialmente guy scrive:

    Alberto, però la questione tossico si risolve quasi subito e non ho sopportato poi la questione del “pazzo dell’anno”. Cioé, d’ora in poi Dexter dovrà affrontare un altro psicotico intimamente connesso a lui una volta l’anno? E la risoluzione “comoda” della morte di Lilah? Ma sono cose che ho già detto nell’articolo apposito. In caso spostiamoci lì. ;-)

    xander81, a me di Desperate mancano gli ultimi episodi che iniziano in italiano questa settimana. E non perderti Life! :-)

  9. diego scrive:

    MA DOVE LA TRASMETTONO?

  10. Rei, the frakkin' Serialmente guyRei, the frakkin' Serialmente guy scrive:

    Dal 5 settembre su Italia 1, mi pare. L’hanno già trasmesso su Joi.

  11. anacard scrive:

    Sono un po’ in ritardo… ma ho appena finito di vedere la prima serie di Life. Mi sono infognato come con Dexter ( la secoda serie non è poi così malvagia a mio parere!) a tal punto che ora mi domando:” ma la seconda serie di Life ci sarà, quando inizierà, sarà come la prima?”. Se qualcuno sapesse darmi notizie… alla prossima.

  12. Rei, the frakkin' Serialmente guyRei, the frakkin' Serialmente guy scrive:

    La seconda stagione inizia proprio lunedì prossimo sulla NBC, e prosegue poi ogni venerdì. E ovviamente speriamo tutti possa essere all’altezza della prima. A presto!

  13. Marty scrive:

    Scusate ma voi inizierete a recensire la seconda serie di Life? Mi farebbe piacere il commento dell’esperto dopo la mia visione della puntata. :)

  14. Pogo scrive:

    Questa è una grande serie TV.

  15. Rei, the frakkin' Serialmente guyRei, the frakkin' Serialmente guy scrive:

    Marty, a parte grazie dell’”esperto” (ma tanto so che mi prendevi in giro :-) ), ma di Life forse faremo una recensione totale della seconda (e forse ultima, visti gli ascolti) stagione, perché purtroppo non si può fare tutto.

    E sì, Pogo, questa è una grande serie.

  16. Marty scrive:

    Beh, veramente era un genuino complimento :D. Comunque, let’s be positive, spero vivamente che continueranno nelle varie stagioni, perché è davvero uno dei migliori crime show degli ultimi tempi. Io la sto vedendo la seconda serie e devo dire che, secondo il mio modesto parere, sta riprendendo il ritmo dell’anno scorso. Davvero gli ascolti sono così pochi? Ma non è giusto, perché sembra che le serie più originali( anche Pushing Daisies ha una carestia di ascolti) siano scartate dagli americani? E’ assolutamente ridicolo…

  17. Rei, the frakkin' Serialmente guyRei, the frakkin' Serialmente guy scrive:

    Guarda Marty, è un discorso complesso, che riguarda soprattutto le serie alla seconda stagione dopo il catastrofico sciopero degli sceneggiatori dell’anno scorso. Purtroppo il mercato televisivo americano è in flessione, pure quello…

  18. elemiglioelemiglio scrive:

    Bè allora ricommento anche io dicendo che pure la seconda stagione mi piace un sacco…
    Inutile domandarsi il perchè la gente guarda quello invece di questo, o più quello e meno di questo… perchè di solito “quello” è roba che non mi sognerei mai di vedere e “questo” invece è roba intelligente e a volte pure originale che non mi stancherei mai di vedere…
    Sono stata più contorta del solito… ma è lunedì scusatemi!!!

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