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11 feb
lunedì
Lost, Miscellanea
Lost: Persi nella rete

find815.jpgNo, non vi illudete: non è magicamente apparso un episodio extra della quarta stagione di Lost, niente che stranamente avete dimenticato di guardare. Quindi mollate il telefono e non componete il numero del neurologo che avete segnato nell’agenda (avete il numero di un neurologo segnato nell’agenda? Così mi fate preoccupare…), e, se vi va, leggetevi questo articolo, un tentativo di dimostrare come il fascino di questa serie riesca a trascendere la semplice visione degli episodi, invadendo i più disparati canali e mezzi di comunicazione, e così facendo anche la nostra immaginazione.

Da quando il lontano 22 settembre del 2004 fu trasmesso il primo episodio, Lost è cresciuto rapidamente fino a imporsi come fenomeno di culto acclamato a livello mondiale. Come può non affascinare questa rappresentazione di un’isola-mondo capace di racchiudere in sé un numero illimitato di storie, di elementi filosofici e letterari, di generi cinematografici e riferimenti metalinguistici. E’ un contaminarsi e mischiarsi che innalza la dimensione tempo a fattore cardine, dilatandolo e frammentandolo tra presente, passato e (ora) futuro, le cui linee di demarcazione ormai si confondono e si amalgamano, così come il confine tra bene e male, tra fede e ragione, si perde in ciò che diviene presto uno scavare le profondità dell’animo umano per risalire al perché del Tutto.

Quindi non risulta affatto paradossale che un’opera tanto aperta possa muoversi a invadere piattaforme e canali differenti da quello televisivo cui essa appartiene, anche se spinta, sia ben chiaro, dal marketing e dal merchandising più spudorato. Tuttavia c’è qualcosa di singolare che distingue lo sfruttamento di un brand di successo come questo rispetto ad altri fenomeni simili (pensiamo alla gadgettistica che di solito accompagna i successi del cinema fantascientifico, Star Wars per citarne uno), quasi una dimostrazione di fedeltà verso lo spirito di ricerca e la caratteristica multidimensionalità che connotano in toto l’esperienza dell’isola, i suoi personaggi, i suoi misteri.

Il primo tentativo verso un diverso approccio al prodotto pubblicitario standard è il romanzo Bad Twins scritto da Gary Troup, pubblicato durante la messa in onda della seconda stagione: a detta degli autori sarebbe un manoscritto appartenuto ad uno dei passeggeri dell’aereo, ritrovato tra le macerie dopo il disastro. I produttori, così, non sembrano cogliere subito la componente fondamentale che lega la maggior parte del pubblico alla visione della serie, che altri non è che il desiderio e l’ansia di risposte. E’ questa la ragione per cui si assiste al fiorire nel web di una popolata fandom, suddivisa in forum e gruppi di varia natura, che si diletta a formulare le teorie più fantasiose e a sviscerare ogni minimo particolare che si cela dietro ogni semplice inquadratura, ogni breve battuta.

Finalmente, nella pausa estiva tra la seconda e la terza stagione, viene lanciata la Lost Experience, una specie di caccia al tesoro in cui i fan possono seguire gli indizi seminati  nella rete (con la creazione di siti fantoccio appositi) e non solo (persino durante riunioni e convention) da Rachel Blake, fantomatica blogger intenzionata a smantellare il castello di carta eretto attorno alla “Hanso Foundation”, organizzazione occulta che gioca un ruolo fondamentale nella mitologia della serie. Come ricompensa alle sue fatiche, il fan riceve la rivelazione sull’origine dei famosi Numeri (4, 8, 15, 16, 23, 42), che in realtà compongono l’Equazione di Valenzetti, predizione matematica della fine del mondo.

Smentita fino all’ultimo minuto, alla fine del dicembre scorso ha fatto puntualmente la sua apparizione Find 815, secondo gioco online che vuole servire da introduzione agli eventi della quarta stagione, ormai già partita in USA. Stavolta seguiamo le vicende di Sam Thomas, giovane impiegato della “Oceanic Airlines”  partito alla ricerca della sua compagna Sonya, assistente di volo del famoso Oceanic 815. In questo caso si è optato per un gameplay più semplificato, una specie di videogioco “punta e clicca” intervallato da sequenze filmate nelle quali si sviluppa la trama e nelle quali vengono forniti indizi interessanti riguardanti la serie tv.
Ma, per fare ancora più felici i fan, i produttori decidono di rilanciare: alla campagna promozionale si aggiungono dei veri e propri miniepisodi trasmessi sui cellulari e poi visibili su Internet, sulla falsariga di quanto avvenuto per Battlestar Galactica e The Office (i cui compensi tra l’altro compongono uno degli argomenti di disputa alla base dello sciopero degli sceneggiatori che dal novembre scorso ha bloccato le produzioni statunitensi fino a poche ore fa). Schierando l’intero cast, ogni mobisode (ibrido tra le parole mobile ed episode) mostra sequenze, più o meno della durata di due minuti, che vanno a tappare buchi e vari passaggi omessi nella trama principale durante le tre precedenti stagioni, fornendo anticipazioni e allo stesso tempo fomentando la febbre d’attesa per il nuovo ciclo di episodi.

Possiamo quindi concludere che quest’opera si pone all’avanguardia all’interno della serialità non solo a livello contenutistico e formale, ma anche nel suo sperimentare una pluralità di metodi di fruizione del prodotto. In questo modo si legittima la posizione centrale ricoperta dall’interattività e dal coinvolgimento a più livelli, e di conseguenza il valore e la funzione svolta dallo spettatore, non più oggetto passivo del discorso, ma soggetto attorno a cui ruota l’esperienza totalizzante e infinita che è Lost.
 




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3 commenti a “ Lost: Persi nella rete ”

  1. GiG - 11-02-2008, 12:04

    ottima recensione!
    è indubbio il ruolo rivoluzionario che lost ha avuto nel mondo televisivo ma anche nel mondo della comunicazione proponendo una interattività tra serie e lo spettatore che partecipa, segue, indiga con gli eroi della serie tv…Lost quindi è riuscita asfruttare nel modo migliori i nuovi media offerti dalla tecnologia!

    Complimenti ad una delle migliori serie mai realizzate (con BUFFY e CSI, ovviamente)!

  2. andrea - 11-02-2008, 12:18

    a me continua a nn attirare, anke se riconosco che qualche innovazione l’ha portata all’interno dei telefilm,tant’è che sono nate poi sulla sua falsa riga altre serie tv simili…

  3. Ania - 13-02-2008, 16:18

    Eheh, ho seguito più o meno tutto questo sino all’anno scorso, poi dalla fine della 3 in poi basta, è troppo per me :D
    carino però Find 185, se l’avessi saputo mi sarei sicuramente divertita :D


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